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Visualizzazione dei post da ottobre, 2017

Attimo fuggente 10

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Capitolo 10 – Lui! (Edward) Non potevo crederci, ma Bella stava lasciandosi scivolare fuori dalla finestra. La domanda me l’aveva fatta tanto per distrarmi. Cristo, era sul punto di buttarsi di sotto … ed era svelta. Ma io fui più svelto di lei. Come iniziò a cadere, le afferrai le braccia e la tenni alta sulla mia testa mentre precipitavamo insieme. Lasciai due profonde impronte toccando terra, ma le evitai l’impatto. Ovviamente non mi ero fatto alcun male, e neppure lei, che però era svenuta. Non c’era tempo di riflettere su quello che aveva fatto per sfuggirmi. Mi guardai intorno freneticamente, notando il suo zainetto, che era caduto con noi e un cellulare in pezzi. Raccolsi tutto e mi portai sul davanti della biblioteca. E ora che faccio? mi domandai, quanto rimarrà priva di sensi? Rientrare nel suo ufficio non sembrava una buona idea, e non potevo certo caricarmela svenuta sulla moto. Volevo portarla in un luogo tranquillo e convincerla che non ero affatto al se...

Attimo fuggente 9

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Capitolo 9 – Senza scampo          (Bella) Spensi il cellulare e tolsi la carta SIM che, tornata a casa, avrei provveduto a distruggere. Dalla mia riserva ne presi una nuova e la inserii. Per la mia telefonata con Alice ero salita al polveroso quarto piano dell’edificio – usato come soffitta e in cui non andava mai nessuno – e avevo chiamato il numero che mi era stato dato. Quando la sentii rispondere respirai sollevata. “ Hai per caso visto qualcosa che mi riguarda?” le chiesi. “In ufficio sono sempre più curiosi su di me e non so quanto sia saggio rimanere. Credi che dovrei lasciare il lavoro?” Lei rimase in silenzio per un po’, poi mi rispose sommessamente. “ Non lo so, non ho visto la biblioteca. Ho avuto un paio di visioni che ti riguardavano, ma sai che quando le forzo sono brevi e confuse. Le migliori mi vengono spontaneamente, e adesso non è possibile, purtroppo. Comunque ti ho visto in una stanza – con qualcuno. Un uomo,...

Attimo fuggente 8

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Capitolo 8 – Breve Interludio Sono in disgrazia, sono un reietto …. Ogni cosa me lo ricorda. Non sono stato più ammesso alle riunioni riservate coi nostri capi, non mi si è dato più alcun incarico. A Volterra tutti sanno della mia vergogna e ridono di me. Quella troia di Jane si è goduta la mia rovina e certo spera ancora che Aro le permetta di punirmi. Che tu sia maledetto, Antonio. Perché sei fuggito? Non lo trovo più. L’ho inseguito sino al Canada, ma lì è sparito. Svanito nel nulla. È morto, probabilmente, o magari si è ucciso, per quanto strano sia. Ma da tempo aveva perso il suo equilibrio. Che idiota, come avrà fatto a morire? I lupi muta forma forse? Cani schifosi e tuttavia capaci di ucciderci. Ma verrà anche il loro momento e li distruggeremo. Questo è certo. Forse questo viaggio, che a stento mi è stato concesso di fare, mi darà l’opportunità di riscattarmi. Anche se ho perso Antonio, anche se non riesco a trovare Alice Cullen. Puttana. Ma Aro la vuole ...

Attimo fuggente 7

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Capitolo 7 – Il diario 9 marzo Leah è venuta a trovarmi! È dovuta partire subito purtroppo. L’ho lasciata a Grand Central senza andare oltre l’ingresso perché, per sicurezza, non dovevo sapere quale treno avrebbe preso. Ma certo lei ed Alice non devono stare molto lontano da New York. Alice! Vorrei tanto parlarle, mi manca terribilmente. Ma è complicato; dobbiamo cambiare numero di cellulare ogni volta, poi mandarlo in codice a un certo indirizzo email e poi cambiare email di frequente. Oppure qualcuno mi chiama da un telefono pubblico e mi dà istruzioni, sempre cifrate. Così si perde un sacco di tempo, ma io ho bisogno dei suoi consigli, perché mi sembra che in ufficio si facciano sempre più domande su di me. Per amicizia, sicuro, ma è pericoloso. Dovrei smettere di lavorare alla biblioteca? 15 marzo Stanotte ho sognato Carlisle. Come è possibile perdere un padre due volte? Io proprio non posso … non posso accettarlo. Era così saggio. Saggio e gentile. Mi ricordo quando...

Atttimo fuggente 6

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Capitolo 6 – Lei! Lei!! Dopo averla tanto cercata a Pleasantville, eccola qui, a Manhattan. Mi ero iscritto come auditore al Dyson College e vi avevo trascorso varie settimane, non solo per il corso di storia della psicologia che volevo seguire, ma soprattutto per rintracciarla. Invano. Mi ero imbucato in tutte le aule e in tutti i laboratori, senza alcun esito. Parcheggiai la moto dietro l’angolo e cercai la mente della sua compagna, la ragazza indiana che aveva abbracciato e che non doveva assolutamente vedermi. Anche se lei apparteneva ai Quileute e sapeva riconoscere i vampiri, per fortuna la puzza dei gas di scarico avrebbe coperto il mio odore. Visto che il sole per oggi era tramontato, mi tolsi il casco e seguii le due ragazze a distanza, leggendo la mente di quella più alta. Attraverso i suoi occhi potevo vedere il percorso e le strade che attraversavano, finché non raggiunsero un piccolo edificio a tre piani ed entrarono. Nella sua mente lei chiamava l’altra ragaz...