Attimo fuggente 7
Capitolo 7 – Il diario
9 marzo
Leah è venuta a trovarmi! È dovuta partire subito purtroppo. L’ho
lasciata a Grand Central senza andare oltre l’ingresso perché, per sicurezza,
non dovevo sapere quale treno avrebbe preso. Ma certo lei ed Alice non devono
stare molto lontano da New York.
Alice! Vorrei tanto parlarle, mi manca
terribilmente. Ma è complicato; dobbiamo cambiare numero di cellulare ogni
volta, poi mandarlo in codice a un certo indirizzo email e poi cambiare email
di frequente. Oppure qualcuno mi chiama da un telefono pubblico e mi dà
istruzioni, sempre cifrate. Così si perde un sacco di tempo, ma io ho bisogno
dei suoi consigli, perché mi sembra che in ufficio si facciano sempre più
domande su di me. Per amicizia, sicuro, ma è pericoloso. Dovrei smettere di
lavorare alla biblioteca?
15 marzo
Stanotte ho sognato Carlisle. Come è possibile perdere un padre due
volte? Io proprio non posso … non posso accettarlo. Era così saggio. Saggio e
gentile. Mi ricordo quando abbiamo parlato del mio futuro, e anche della
possibilità di essere cambiata. Non ero sicura di volerlo per me, ma non
sopportavo l’idea di perderli. “Tu non ci perderai, Bella,” mi disse. “Quando
ha guardato, Alice ha quasi sempre visto per te una lunga e felice vita umana,
e l’avrai, se è quello che desideri. Ma, anche se non vivremo insieme, non
saremo mai molto lontani. Ti proteggeremo e ti ameremo per sempre. Tu fai parte
della nostra famiglia, adesso.”
***---***
Continuai a leggere: il diario
era abbastanza breve, poche pagine in tutto. Mi fu subito evidente che Bella
non sapeva dove fosse Alice, che invece era la cosa che mi premeva di più,
perché avevo un conto in sospeso con lei. Mi sembrava di capire, basandomi su
quello che avevo letto nella mente di Leah, che i lupi impedivano a Demetri di
rintracciarla, quindi uno dei Quileute muta forma doveva starle a fianco notte
e giorno. Chissà se la presenza dei lupi aveva un effetto anche sul suo
talento.
Alice era una veggente, per
questo Aro la voleva e questa era la causa della distruzione della sua
congrega. L’acquisizione di un nuovo talento per i Volturi. Ma, quando ero
fuggito, i miei compagni si erano distratti e la piccola vampira aveva trovato
modo di scivolare via senza che riuscissero a riprenderla. Questo almeno avevo
potuto leggere nelle loro menti prima di essere troppo lontano per sentirli. A
quel punto Demetri aveva scelto di inseguire me, perché tornare a Volterra e
confessare di avermi perso avrebbe fatto sicuramente infuriare i nostri capi.
Ma il mio stare sott’acqua gli aveva impedito di trovarmi, così la Morte mi
aveva spiegato. Ecco, era questo il motivo per cui Alice andava sott’acqua e
faceva allontanare la sua guardia del corpo: per riuscire a vedere il futuro
pur rimanendo invisibile per Demetri. Geniale.
La prima annotazione sul diario
risaliva a meno di un anno fa, quindi molti mesi dopo gli eventi che si erano
verificati nella Penisola Olimpica.
... Oddio, spero proprio che quello che sto facendo non mi si ritorca
contro, ma se non parlo con qualcuno, anche se è solo un computer, se non
formulo qualche pensiero coerente finirò per impazzire …
…..
Da quanto sono qui a New York? Ho perso il conto dei giorni. Di notte
gli incubi non mi fanno dormire. Mi sveglio gridando e poi ho paura di
riaddormentarmi, così durante il giorno sono una specie di zombie. …
….
…
Mi sono sforzata di uscire e fare la turista, ma lo faccio per obbligo e
non ne traggo alcun piacere. Come avrei voluto venire qui con Alice! D’inverno
avrebbe piovuto abbastanza per permetterle di muoversi liberamente. Ci saremmo
divertite tanto.
Prima della fuga di Jasper e prima che arrivassero i Volturi, avevo
fatto domanda a varie università, ma la migliore era diretta fuori dagli Stati
Uniti. Studiare letteratura inglese a Oxford, che si poteva volere di più?
Saremmo andati tutti, anche Esme e Carlisle, che avrebbe preso un sabbatico,
perché voleva rivedere il suo paese natale da cui mancava da molti anni. Lo
desiderava tanto. Avremmo anche percorso il tunnel sotto la Manica e passato
qualche fine settimana a Parigi. Un sogno.
…
Mai più, mai più … avevate promesso che sareste rimasti con me per
sempre, per amarmi e proteggermi, ma ora non ci siete più. Siete cenere, come
la vostra bella casa. E Alice è l’ombra di sé stessa.
---***---
Ah, è così che era finita. La
squadra aveva incendiato la casa dopo aver incenerito i resti dei vampiri che
ci abitavano. Tutti tranne una. Evidentemente la veggente non aveva previsto la
nostra visita fatale. Al mio arrivo avevo notato che sua mente era occupata da
un altro immortale – il suo compagno, probabilmente. Se ne era andato e lei lo
cercava in continuazione, scrutando il futuro. Ma, di sicuro, era stata molto
sollevata dal fatto che lui non fosse col resto della congrega, quando eravamo
arrivati.
Già, congrega. Ma loro non si
consideravano affatto una congrega: ritenevano di essere una famiglia. Un
famiglia di vampiri, niente meno! Jane e Felix non nascondevano il loro
disprezzo mentre riferivo ciò che leggevo nelle menti dei Cullen. Ai miei
colleghi apparivano creature ridicole, indebolite dalla disgustosa dieta animale
cui si attenevano. Anche io la trovavo disgustosa, e tuttavia i loro occhi
d’oro e i loro pensieri sorprendenti mi affascinavano. Si mischiavano con gli
umani e il loro leader era un chirurgo, a contatto col sangue ogni giorno e
tuttavia, inspiegabilmente, capace di resistere alla sete. E anche gli altri
resistevano: due erano all’università e due avevano appena finito il liceo. Ad
un certo punto mi accorsi che stavo celando molte cose ai miei compagni – un grosso
rischio se, tornato a Volterra, Aro avesse deciso di leggere a sua volta i miei
pensieri.
Ciononostante, mentre il
confronto proseguiva, continuai a tenere molte cose per me, spinto dal
crescente rispetto che provavo per i Cullen. Jane formulava le sue domande con
voce monotona, ma la sapevo pronta a colpire con quei lampi di atroce dolore
che erano il suo talento. Non lo permisi, visto che ero io l’inquisitore e che
le risposte arrivavano comunque, anche se non sempre verbalmente.
I Cullen erano atterriti, come
qualunque altro vampiro che si trovasse sotto interrogatorio dopo aver infranto
le regole. Tuttavia, il sentimento dominante era l’amore che provavano gli uni
per gli altri. Un amore fortissimo, di cui avevo visto l’uguale solo nelle
creatrici dei fanciulli immortali. Cominciavo a domandarmi se legami affettivi
tanto potenti potessero essere infranti, in modo da separare i privi di talento
da quella che un talento lo aveva. Per fortuna Chelsea non era con noi e non
avrebbe potuto esercitare il suo potere, ovvero instillare in Alice una fedeltà
diretta ai Volturi e non più alla sua famiglia.
Quello che ci aveva portato nella
Penisola Olimpica era stata l’inaccettabile alleanza dei Cullen con una tribù
di nativi americani che potevano trasformarsi in lupi giganteschi. Combattendo
al loro fianco, i Cullen avevano ucciso due vampiri nomadi a caccia nella zona,
così mostrando di preferire un’altra specie alla propria. Un terzo componente
del gruppo era riuscito a salvarsi, e in seguito aveva confidato l’incredibile
storia ad un altro immortale. Così, di bocca in bocca, la notizia aveva
finalmente raggiunto Volterra.
Questa alleanza innaturale
costituiva un crimine imperdonabile, specialmente a parere di Caius, che aveva
condotto una campagna vittoriosa contro il lupi mannari in passato e non era
certo disposto a tollerarla. Secondo i miei compagni, solo la follia, o
un’estrema debolezza, potevano spiegare il comportamento dei Cullen. Dopo aver
letto le loro menti sapevo che le cose stavano diversamente, ma mi guardai bene
dallo spiegarlo. Ormai stavo dicendo pochissimo. La verità era che la congrega
proteggeva gli esseri umani. Avevano persino un’amica mortale che viveva con
loro e conosceva la loro natura – altro crimine imperdonabile. Costei in particolare
apparve in una frenetica visione di Alice Cullen. L’umana giaceva ai piedi di
Felix, che si leccava le labbra dopo averla svenata. Quando aveva capito di
essersi tradita, la piccola vampira aveva fissato su di me i suoi occhi dorati
in una muta preghiera. Alcune memorie passarono rapide nella sua mente,
raccontandomi di quell’amicizia proibita.
Io non avevo alcuna intenzione di
tradire Alice, anzi stavo cercando un modo di salvare la congrega, se mi fosse
riuscito. Sicuro, avevano infranto la lettera della legge, ma non meritavano di
morire. Mi sembrava che ci stessero indicando qualcosa di diverso e migliore,
un modo alternativo di concepire la nostra vana esistenza. E per questo
avrebbero dovuto essere studiati, non distrutti.
Stavo ancora pensando a come
fare, quando la situazione improvvisamente precipitò. La bella vampira bionda,
Rosalie, insultò Jane, che la colpì con un dardo di dolore. Mentale, ma non per
questo meno tremendo. Il suo compagno, Emmett, provò ad attaccare, ma fu subito
colpito a sua volta. A questo punto Carlisle insorse in difesa dei suoi
“figli”. Alec accecò tutti col suo talento e poi la fine arrivò in fretta.
Quando solo Alice era in piedi, Alec le ridonò la vista e gli altri sensi, ma
già Felix incombeva su di lei, pronto ad offrirle la scelta usuale: “Unisciti a
noi o perirai”.
Fu allora che due secoli di
orrore mi travolsero. Ne avevo abbastanza. Non avrei passato più un solo
istante al servizio dei Volturi, ma sapevo che il solo modo di sfuggir loro era
la morte.
Mi misi a correre.
---***---
Rimasi assorto nelle mie memorie
per parecchio tempo. Tornato al presente, continuai a leggere il diario di
Bella. Non conteneva risposte alle mie domande, ma mi permetteva di conoscere
meglio la mente di chi l’aveva scritto. Una mente insolita, che mi attraeva.
Bene, avrei potuto leggerlo ancora ed ancora, o, per meglio dire, potevo
copiarlo. Cercai nei cassetti e trovai vari accessori, DVD e chiavette. Una
conteneva solo il PDF di un romanzo, con parecchio spazio inutilizzato. Vi
copiai il diario e rimisi tutto a posto. Avrei riportato la chiavetta quando
fossi ritornato, il giorno seguente.
L’odore di Bella che pervadeva
ogni cosa si era fatto più tollerabile ora, ma mi avrebbe tormentato di nuovo,
se non fossi riuscito a desensibilizzarmi. Cercai qualcosa che mi potesse
abituare al suo aroma divino. Una sciarpa? Un golf? No, troppo ingombranti. Sul
letto c’era la maglietta che aveva indossato per dormire. La presi, inalai e la
bocca mi si riempì di veleno. Più in basso l’effetto fu diverso, ma ugualmente
potente. Era una maglietta bianca, con la scritta Just do it! Che buffo, avrei obbedito allo slogan di un
paio di scarpe da ginnastica. Ridendo mi tolsi la camicia che poi
rimisi di nuovo sopra la maglietta. Era un po’ stretta, ma poteva andare.
Respirando cautamente andai su e giù per l’appartamento, aspettando che
l’eccitazione mi passasse e la sete tornasse sotto controllo.
Si accorgerà che la maglietta è sparita? Ma no. Sarebbe rimasta
stupita di non trovarla, ma avrebbe cercato una spiegazione logica. Non avrebbe
pensato certo ad un ladro, che avrebbe preferito rubare un computer portatile
piuttosto che un indumento vecchio e logoro. Comunque gli umani smarrivano
spesso le loro cose, e poi se ne dimenticavano.
Un rapido sguardo al cielo mi
disse che avevo appena il tempo di tornare a prendere la moto senza dover
indossare il casco, per cui me ne andai in fretta. Arrivato a casa ci rimasi,
non avevo voglia di andare in giro, e poi c’era il sole. Steso sul letto e
avvolto nel profumo che emanava dalla maglietta di Bella potevo godermelo senza
distrazioni. Un odore fatto per me in paradiso, oppure all’inferno, chissà.
Comunque fosse, ora non potevo più fare a meno di quel piacere e di quel
tormento. Per questo volevo che lei rimanesse in vita. Non avrei mai bevuto il
suo sangue e non sarei fuggito da lei, almeno per ora. Il destino me l’aveva
fatta incontrare, questa strana ragazza che era amica dei vampiri e abbracciava
i licantropi. Più scoprivo cose su di lei, più avrei voluto sapere tutto. La
desideravo anche, come un maschio desidera una femmina, ma a questo era meglio
non pensare, perché non ne sarebbe venuto nulla di buono. Invece, Bella era la
chiave per trovare Alice, la chiave per scontare le mie colpe e porre fine alla
mia esistenza. Non era forse questo che la Morte mi aveva suggerito di fare,
quando mi aveva detto di recuperare l’umanità perduta? Pentimento e punizione
liberamente scelti, due concetti molto umani.
La sera seguente mi trovò di
nuovo appollaiato sul mio posto favorito: la scala antincendio di un piccolo
edificio a tre piani del Village. Bella arrivò a casa tardi e uscì
immediatamente reggendo un grosso sacco di plastica. Sporgendomi cautamente dal
bordo del terrazzo, la vidi entrare in una lavanderia cinese all’angolo. Certo,
la casa era troppo piccola per avere lavatrici condominiali. Rientrata in casa
capii, dai rumori che provenivano dall’altro locale, che si stava preparando la
cena. Mentre cucinava ascoltava musica. Riconobbi i Radiohead. Anche se seguivo
pochissimo le band, li trovavo interessanti, anche se un po’ angosciosi. Certo
Bella non aveva gusti banali e questa si adattava perfettamente alle
circostanze, visto che c’era un mostro in agguato dietro la sua finestra.
Più tardi sentii i suoni della
televisione, ma lei cambiava canale continuamente. Si annoiava? Nella sua
camera il cellulare squillò e lei venne a rispondere, mentre io mi appiattivo a
lato della finestra.
“Sì, dammi il numero,” disse, poi lo
ripeté una volta e io lo mandai a memoria, mentre lei se lo appuntava su un
foglio. Era questa la mia opportunità di trovare Alice? Con un “Va bene,
chiamerò domani,” Bella concluse la telefonata e tornò in soggiorno.
Provai a comporre il numero, ma
una voce registrata mi disse che non esisteva. Del resto aveva scritto nel
diario che il suo modo di comunicare con l’ultima dei Cullen era molto
sofisticato. Dovevano usare un cifrario che, una volta si conoscesse la chiave,
avrebbe permesso di decrittare il numero vero da chiamare. Avrei potuto
provarci anche io, ma mi occorreva un computer, e del tempo che non avevo.
Visto che quella importantissima
telefonata era prevista per il giorno seguente, avrei dovuto seguire Bella, per
vedere se mi riusciva di ascoltarla e scoprire qualcosa. In ogni modo volevo
sapere dove lavorava.
Bella entrò di nuovo in camera e
questa volta le usai la cortesia di non guardarla. La sentii esclamare con
rabbia, però. Cercava la sua maglietta e non riusciva a trovarla. Infine
mormorò qualcosa come “l’avrò portata a lavare”. Poi sentii aprirsi un cassetto
… ecco, aveva deciso di prenderne una pulita. Quando finalmente se ne andò a
letto e si addormentò, provai a sollevare un poco il vetro della finestra, per sentire
ancora il suo odore. Indossare la maglietta Nike aveva funzionato: l’aroma era
delizioso, ma tollerabile. Anche l’altro effetto si fece sentire però, un
problema delicato che certo non potevo risolvere sulla scala antincendio.
Ordinando alle parti basse del mio corpo di calmarsi, pensai di allontanarmi
per un po’. Avrei anche potuto andare a caccia, il Central Park non era poi
così lontano. Ma dovevo tornare per tempo, in modo da poter seguire Bella
quando fosse uscita.

Commenti
Posta un commento