Attimo fuggente 9



Capitolo 9 – Senza scampo   


     (Bella)
Spensi il cellulare e tolsi la carta SIM che, tornata a casa, avrei provveduto a distruggere. Dalla mia riserva ne presi una nuova e la inserii. Per la mia telefonata con Alice ero salita al polveroso quarto piano dell’edificio – usato come soffitta e in cui non andava mai nessuno – e avevo chiamato il numero che mi era stato dato. Quando la sentii rispondere respirai sollevata.

Hai per caso visto qualcosa che mi riguarda?” le chiesi. “In ufficio sono sempre più curiosi su di me e non so quanto sia saggio rimanere. Credi che dovrei lasciare il lavoro?”

Lei rimase in silenzio per un po’, poi mi rispose sommessamente.
Non lo so, non ho visto la biblioteca. Ho avuto un paio di visioni che ti riguardavano, ma sai che quando le forzo sono brevi e confuse. Le migliori mi vengono spontaneamente, e adesso non è possibile, purtroppo. Comunque ti ho visto in una stanza – con qualcuno. Un uomo, ma era di spalle e non so chi fosse. In un angolo c’era un pianoforte …”
Ero in pericolo?”
No, non mi pare. L’impressione che ne ho tratto era positiva, direi.” Dalla voce di Alice trapelava il rimpianto di non poter essere più precisa. “Ah, ho anche visto una motocicletta nera, ma per un attimo. Non è che te ne vuoi comprare una? Io te lo sconsiglio, non sono mica tanto sicure.” 

Ma che idea!” esclamai, “perché dovrei farlo?” Mentre le rispondevo, però, un’immagine si affacciò alla mia mente. Dove avevo notato una motocicletta nera con sopra un uomo vestito di scuro?
Alice intanto riprese a parlare, eccitata. Bella, ho visto Jasper! Eravamo insieme. Ma continuo a non sapere dove stia ora. Ho anche visto i Volturi, e per il momento non sembra che si vogliano muovere contro i Quileute. Io penso che Jasper stia tornando a sud e chiederò ai nostri amici di provare a cercarlo, cominciando dal Canada. Una volta che saremo riuniti, sarà forse possibile elaborare una strategia, non solo nasconderci.”

La mia amica ripeté di essere dispiaciuta di non potermi dire di più. “Ma starò sott’acqua un giorno intero, sperando di avere delle visioni più significative …” La telefonata si concluse con la promessa di risentirci quanto prima. Anzi, forse avremmo potuto incontrarci, avrebbe mandato Seth o Leah a prendermi.
Dopo la chiamata scesi al piano terra e notai qualcuno che si allontanava in fretta. Un uomo in jeans e giubbotto nero che si precipitava verso la porta. Deb era furiosa.

Che roba! Quel tizio stava guardando un atlante quando è saltato su così di corsa che la sedia è caduta per terra, e ha anche lasciato il volume sul tavolo, invece di rimetterlo a posto. I giovani diventano sempre più maleducati.”
Andai a raddrizzare la sedia e riportai il pesante volume sullo scaffale degli atlanti. Poi mi dedicai al mio lavoro, che per fortuna non richiedeva molta attenzione, perché continuavo a ripensare alle cose che Alice mi aveva detto.

Mi aveva visto in una stanza con un uomo e c’era stata una domanda inespressa nelle sue parole. Avevo finalmente trovato un ragazzo? In passato mi aveva vista madre, con un bimbo in braccio, anche se in qualche altra visione ero diventata una vampira, e andavamo a caccia insieme. Ma queste ultime erano immagini rare e confuse, per cui era molto più probabile che fossi destinata ad una vita umana normale.
Il problema però era che io non avevo mai avuto un ragazzo. Avevo, è vero, perduto la mia verginità con un goffo coetaneo quando avevo 15 anni e vivevo ancora con Renée. Ma l’esperienza non era stata esaltante, e mi ero rifiutata di vederlo ancora, contenta di scordarmene. Poi mia madre si era ammalata e non avevo più avuto tempo per il sesso, per non parlare dell’amore. In seguito, i maschi Cullen mi avevano rovinata per sempre, da quel punto di vista. Non che io desiderassi avere Jasper, Carlisle o Emmett per me. Erano tutti felicemente accoppiati, nel modo caratteristico dei vampiri, e i legami che li univano alle loro compagne erano potenti e destinati a durare per sempre. Vedere quell’amore totalmente condiviso scaldava il cuore, perché tra gli esseri umani non era così. Le coppie litigavano aspramente, si tradivano, divorziavano; lo sapevo sin troppo bene, a partire dall’esperienza dei miei genitori. E poi, i Cullen erano bellissimi. Nessun mortale aveva quella grazia, quella divina perfezione. Nessuno che io avessi incontrato, per lo meno. Allora, un altro vampiro, forse? Improbabile. Tutti gli altri immortali conosciuti, con poche eccezioni - tre femmine ed un solo maschio, anche lui felicemente accasato - avevano occhi scarlatti, e non mi avrebbero certo fatto la corte: mi avrebbero mangiato. 

Quando Alice mi aveva prima salvato la vita e poi offerto la sua amicizia, aveva fatto qualcosa di impensabile e rischioso. Svelare la verità sulla propria natura era vietato da coloro che governavano la specie e, facendolo, Alice aveva messo in pericolo la sua famiglia. Ma lo aveva fatto lo stesso.

Ti ho visto con me, nella mia casa, in camera mia, ho visto che passavamo molto tempo insieme, andavamo a passeggio, provavamo vestiti, facevamo il bagno nelle fonti calde del Sol Duc … ridevamo, scherzavamo, eravamo amiche. Non potevo lasciarti morire! Quel giorno ho corso disperatamente per arrivare prima che l’auto di tuo padre andasse a schiantarsi contro l’albero.” Così mi aveva detto.
Quindi aveva fermato con le mani un’automobile fuori controllo, rivelando la sua forza sovrumana e il suo segreto. Secondo le regole avrei dovuto morire, o diventare una vampira io stessa. Ma Alice, che aveva dimenticato tutto della sua vita prima della trasformazione, anelava ad una amicizia umana e le sue visioni le avevano detto che quell’amica sarei stata io.

Resistere ad Alice non è facile. Le ci vollero pochi istanti per avere il sostegno di Carlisle. Jasper voleva solo che lei fosse felice, ed Esme era pronta ad amare e proteggere un’orfana rimasta sola al mondo. Per Emmett io costituivo una novità divertente, così l’unica opposizione venne da parte di Rosalie, ma non durò a lungo.
Praticamente adottata, coccolata e amata, scoprii finalmente cosa è una vera famiglia. I Cullen rimanevano insieme per scelta, avevano enorme affetto gli uni per gli altri, si proteggevano a vicenda ed erano persino capaci di divertirsi. Erano migliori di tante famiglie umane e, se si considerava che erano capaci di disobbedire ai propri istinti per ragioni etiche, era impossibile non ammirarli, rispettarli ed amarli.
Ora di quella straordinaria famiglia rimaneva solo Alice, un guscio vuoto finché non fosse riuscita a ritrovare Jasper. 

Ricordando la tragedia, sentii una stretta al cuore e gli occhi mi si riempirono di lacrime. Tristezza ed ansia per il futuro mi tormentavano, per cui decisi di prendere una pausa pranzo più lunga del solito e distrarmi con una passeggiata. C’era il sole, anche se in lontananza grosse nuvole facevano presagire la pioggia.

Stavo camminando verso i moli di Chelsea quando fui oltrepassata da una motocicletta. Non era il posto più sicuro, per cui decisi di tornare indietro. Una moto … improvvisamente mi ricordai dove l’avevo vista. Anche il motociclista mi era stranamente familiare. Ma sì, l’altro giorno si era fermato a guardare me e Leah quando stavamo camminando verso casa.

La moto mi superò di nuovo. Ora viaggiava in direzione della biblioteca. Le visioni di Alice non erano da prendersi alla leggera. Per caso l’uomo mi seguiva, e da un po’ di tempo? Una donna sola a New York si trasforma facilmente in preda. Certo non potevo andare dalla polizia con una storia così vaga. Se gli avessi detto di avere un’amica con le premonizioni, mi avrebbero riso in faccia o mandata dallo psichiatra. E non era comunque una buona idea, per altri motivi.

Intanto ero arrivata alla Nona Avenue, dove c’era molto traffico di veicoli e pedoni. Qui mi sentivo marginalmente più al sicuro, ma ero ancora in preda al panico: temevo di trovare il motociclista dietro ogni angolo. Passò un taxi, gli feci segno e miracolosamente quello si fermò. Tornai in biblioteca, dove c’era una gran ressa, perché molta gente approfittava della pausa pranzo per venire a cambiare i libri, e dovetti precipitarmi al banco per dare una mano.

Alle tre la folla si era diradata. Mi girava la testa, perché non avevo pranzato. Andai al mio armadietto, dove tenevo un po’ di barrette di cereali per i casi di emergenza, e ne mangiai una. Lucy, un simpatica collega, mi guardò, stupita che avessi ancora fame, visto che ero uscita.
Passai il resto del pomeriggio a inserire dati nel computer, ma non riuscivo a concentrarmi, facevo sbagli e dovevo rileggere ogni riga. Tornare a casa mi faceva paura. A pensarci bene era facilissimo entrare da me. Il fermo della finestra che dava sulla scala antincendio era rotto e mi ero dimenticata di farlo riparare. Per di più, la donna che viveva al primo piano era quasi sempre a casa della figlia, che aveva avuto un bambino da poco, e tornava a casa solo per dar da mangiare ai gatti. La coppia del terzo piano, poi, usciva quasi tutte le sere.

Poco prima della chiusura, il bisogno di confidarmi con qualcuno divenne irresistibile. “Lucy,” dissi alla collega cui toccava chiudere insieme a me, “sono molto preoccupata perché c’è un uomo che mi segue. Almeno, mi pare che sia così.”
Vuoi che chiamiamo la polizia?” mi chiese lei, preoccupata.
E che gli racconto? È una sensazione, non una certezza. Però vivo sola e …”
Ovviamente non aggiunsi che non potevo chiedere la protezione della polizia anche se fossi stata certa di avere uno stalker alle calcagna. Usavo un nome falso, dopo tutto.
Che aspetto ha?”
Alto. Indossa un giubbotto di pelle, jeans scuri e gira in motocicletta. A causa del casco non l’ho mai visto in faccia.
Aspetta!” esclamò Lucy, con la fronte aggrottata. “Penso che uno come lui sia venuto in biblioteca stamattina, e anche nel pomeriggio. Se ne è sempre andato via di corsa. Un uomo giovane, vestito di nero e con un casco sotto il braccio. Ha i capelli rossi.”

Mi prese il terrore. Non mi stavo immaginando niente. Era vero.
Oddio,” dissi, “ma l’ho visto anche io, stamattina quando sono scesa dai piani alti. Stava uscendo.” Nel pomeriggio avevo lavorato al computer e non in sala.
Sai che facciamo, Mary?” disse Lucy con fermezza, “stasera Bob mi viene a prendere. Scambiamoci gli impermeabili. Io metterò il tuo, col cappuccio in testa e lo inganneremo. Vediamo se mi segue. Il mio ragazzo è un esperto di karate, tra l’altro, per cui non correrò alcun rischio. Tu chiuditi dentro la biblioteca e non ti muovere.”

Mi commossi per quanto era gentile e coraggiosa.
Sei sicura?” le chiesi, pensando che potevo persino dormire nella biblioteca. Al quarto piano, tra mille cose accumulate, vecchi computer, libri destinati al macero ma dimenticati lì, c’era anche un vecchio divano. Più tardi, avrei chiamato Seth o Leah, sempre passando per La Push, e mi sarei fatta portare da Alice. Rimanere a New York era troppo pericoloso.
Sì, sono sicura,” mi confermò Lucy, “ma tu non devi stare più da sola. Puoi chiamare un taxi e andare da amici? O raggiungermi più tardi?”

Le assicurai che avevo tutta l’intenzione di avvertire degli amici e farmi venire a prendere. Dato che però non stavano a Manhattan, sarei rimasta in biblioteca tutta la notte, se necessario.
Ci scambiammo gli impermeabili, che erano di colore diverso. Eravamo più o meno alte uguali ed entrambe portavamo pantaloni blu. Avrebbe funzionato, pensai, mentre Lucy se ne andava ed io sbarravo la porta dall’interno.

Cioè, avrebbe funzionato se il mio persecutore fosse stato umano; ma se invece era un vampiro? Accidenti, perché non ci avevo pensato? Lucy poteva essere davvero in pericolo, perché anche un esperto di karate non sarebbe stato in grado di difenderla da un immortale. Però, perché mai un vampiro si sarebbe comportato con tanta cautela? Poteva entrarmi in casa quando voleva, uccidermi o catturarmi. Sapevo tuttavia che i Volturi avevano degli umani al loro servizio. Ma perché spiarmi e basta? Sicuro, per trovare Alice. Dio mio, speriamo che chi mi segue sia un normale pervertito, come ce ne sono tanti a New York …

Rimasta sola, mi feci un caffè nella saletta degli impiegati e mangiai le ultime due barrette di cereali. Salire in soffitta, così poco confortevole, mi andava pochissimo, ma alla fine lo feci. Lì dentro mi pareva di soffocare, l’aria era troppo polverosa e troppo secca. Aprii la finestra e feci entrare un po’ di brezza. Umida, perché nel pomeriggio aveva piovuto. Inalai con piacere e poi, seduta sull’ampio davanzale, tirai fuori il cellulare e una nuova carta SIM. Il primo passo sarebbe stato chiamare la riserva e …

La porta della soffitta si aprì all’improvviso.
Gambe lunghe, jeans scuri, giubbotto di pelle e niente più casco a nascondere un viso pallido e bellissimo, scolpito nell’alabastro. Sotto l’aspra luce al neon, i capelli scomposti avevano riflessi di rame. Gli occhi però non erano rossi, ma azzurri.
Devono essere lenti a contatto, perché una simile perfezione non è umana.
Mi avevano trovato.

Come … come sei entrato?” sussurrai stupidamente.
Ho lasciato aperta la finestra del bagno e sono entrato da lì,” fu la cortese risposta.
Ma certo. Le finestre dei bagni sono altissime, irraggiungibili, per cui nessuno si preoccupa di chiuderle bene. Irraggiungibili, ma non per un vampiro.

Che quella fosse la sua natura non era più in dubbio. Chi, se non uno di loro, poteva avere una voce così musicale, una voce che incantava? Una voce, però, che aveva appena ammesso di aver fatto ciò che un essere umano non avrebbe potuto fare. Lui sapeva che io ero a conoscenza del segreto sull’esistenza dei vampiri.

L’intruso avanzò verso di me. Guardavo la grazia e fluidità del suo incedere senza alcuna capacità di reagire. Si fermò a pochi passi, quasi a voler rispettare il mio spazio personale. Perché si è fermato? A che gioco sta giocando?
Mi era abbastanza vicino ormai da farmi percepire il suo odore. Delizioso anch’esso, come da copione.
La testa mi girava, ero inebriata, confusa.
I vampiri possono ipnotizzarci con la loro malia. Devo resistergli.
Con notevole sforzo cercai di ragionare. Se non mi aveva ancora ucciso, se non mi aveva toccato, doveva avere un piano diverso.
Mi vogliono usare. Mi vogliono usare per catturare Alice.
No.

Glielo impedirò, giurai a me stessa. Per me non c’era più nulla da fare, ma potevo ancora salvare lei. Non avevo più paura, ero diventata calma, fredda. Comincia a muovermi all’indietro, con sobbalzi piccolissimi, come se avessi i brividi. Dovevo riuscire a distrarlo, fosse anche per pochi secondi.
Fai parte dei Volturi?” domandai. 

Lui sbatté gli occhi. C’era un’espressione addolorata sul suo volto. Poi, dopo una pausa, mormorò:
Un tempo ero con loro. Ma non voglio farti del male.”
È la verità? Sembra così triste … no, sono sicura che mente. È bugiardo e letale. Dice che non vuol farmi del male. Ma i suoi padroni me lo faranno, eccome. Non gli permetterò di usarmi in questo modo. Non mi faranno tradire Alice. Ora devo distrarlo con un'altra domanda. Ci sono quasi.

Vuoi che ti porti dai miei amici, così potrete ammazzarci tutti insieme?” gli chiesi.
Lui cominciò a rispondere qualcosa come:
“No, ti sbagli, vorrei soltanto …” Ma intanto io ero arretrata abbastanza, le natiche completamente fuori dalla finestra.
Mi lasciai cadere all’indietro.



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