Atttimo fuggente 6



Capitolo 6 – Lei!

Lei!!
Dopo averla tanto cercata a Pleasantville, eccola qui, a Manhattan. Mi ero iscritto come auditore al Dyson College e vi avevo trascorso varie settimane, non solo per il corso di storia della psicologia che volevo seguire, ma soprattutto per rintracciarla. Invano. Mi ero imbucato in tutte le aule e in tutti i laboratori, senza alcun esito.
Parcheggiai la moto dietro l’angolo e cercai la mente della sua compagna, la ragazza indiana che aveva abbracciato e che non doveva assolutamente vedermi. Anche se lei apparteneva ai Quileute e sapeva riconoscere i vampiri, per fortuna la puzza dei gas di scarico avrebbe coperto il mio odore.
Visto che il sole per oggi era tramontato, mi tolsi il casco e seguii le due ragazze a distanza, leggendo la mente di quella più alta. Attraverso i suoi occhi potevo vedere il percorso e le strade che attraversavano, finché non raggiunsero un piccolo edificio a tre piani ed entrarono. Nella sua mente lei chiamava l’altra ragazza “Bella”, così finalmente seppi il suo nome.

Facendo il giro sul retro, mi arrampicai sino al tetto senza esser visto – si era ormai fatto scuro – e mi misi ad ascoltare. Al terzo piano non c’era nessuno, così trovai facilmente le ragazze al secondo. La mente di Bella continuava ad essermi chiusa, come la prima volta che l’avevo vista, ma potevo sentire le loro voci, e leggere i pensieri dell’altra, Leah.
Prima che mi fossi ben sistemato sul tetto loro stavano già parlando e la prima frase che riuscii a sentire mi fece sobbalzare.
No, non siamo affatto al sicuro, purtroppo. Ma ci siamo spostate sulla costa orientale per un po’ e Alice mi ha chiesto di venirti a trovare. C’è mio fratello con lei, finché non torno.”
Per un po’ la conversazione divenne frivola, parlarono di vestiti, un argomento sempre interessante per le donne, non importa se umane o vampire, e parecchio noioso per me. Poi Bella andò a preparare del the e Leah rimase sola.

Nella mente della ragazza indiana si affacciò una strana memoria. Camminava in una foresta insieme a quella che indubbiamente era Alice Cullen. Arrivarono ad uno stagno e Alice si spogliò, lasciandosi addosso solo la biancheria intima, poi entrò nell’acqua sinché non fu completamente sommersa. Quanto alla sua compagna … come descrivere cosa fece? Sentii il suo corpo rabbrividire, scosso da un formicolio insistente. Poi sembrò espandersi, fino a che non si tuffò … nell’aria. Muscoli poderosi si misero in movimento e, con la coda dei suoi stessi occhi, scorsi grandi zampe grigie che si alternavano ritmicamente nella corsa. Era diventata una lupa gigantesca ed io avevo assistito alla sua metamorfosi. Stupefacente.

C’era dell’altro nel suo cervello, però, ma non aveva senso. Era come se udisse delle voci, come ci fossero pensieri altrui nella sua testa. Confuso, mi ricordai di quando, appena trasformato, avevo scoperto che potevo leggere le menti. Ma questo era diverso. Cos’era?[i]
Ero tanto assorto in quel fenomeno inspiegabile da non accorgermi che Bella era tornata nella stanza e aveva ricominciato a parlare con la sua amica. Mi ero perso qualcosa, e ora le ragazze avevano deciso di uscire a cena. Bella parlava di un ristorante cinese nelle vicinanze. Decisi di non seguirle, tanto sarebbero tornate di sicuro.
Mentre le sentivo chiacchierare allontanandosi, mi domandai se introdurmi nell’appartamento. Ma la lupa muta-forma avrebbe avvertito il mio odore, probabilmente. No, decisi; l’avrei fatto in seguito, quando fosse ripartita.
Dopo una lunga attesa, molto più lunga di quanto non mi aspettassi – ma quanto poteva durare una cena cinese? – finalmente vidi Bella in strada. Sola. Perché l’indiana non era con lei? Avevo pensato di pedinarla a distanza quando fosse ripartita, in modo da scoprire dove era Alice, ma lei mi aveva involontariamente menato per il naso. Troppo tardi mi resi conto che avrei dovuto prevederlo: Leah non aveva borse da viaggio, quindi non intendeva passare la notte da Bella. E ora era tornata da dove era venuta.

Più tardi, quando nella palazzina dormivano tutti, scivolai per la scala antincendio fino a raggiungere la finestra dell’appartamento.
Si trattava di una camera molto piccola, che conteneva un letto a una piazza e mezzo, un solo comodino, un cassettone a ribalta e una sedia. Improvvisamente si aprì la porta e io mi appiattii contro il muro accanto alla finestra, furioso di non poter leggere le sue intenzioni. Le scoprii subito dopo, però, perché Bella venne ad aprire, facendo scivolare in alto il pannello di vetro. Poi si affacciò e inalò profondamente. Io feci la stessa cosa e mi persi. 

Dapprincipio pensai che fosse l’aroma del suo sangue. Non avevo mai annusato nulla di più inebriante in tutta la mia esistenza e non avevo mai avuto tanta sete, con l'eccezione dei primi mesi dopo la trasformazione. Soddisfarla, quella sete, sarebbe stato facilissimo: il lato della casa dava su un vicolo e sul retro di un piccolo supermercato, ormai chiuso. Intorno non c’era nessuno, per cui potevo prenderla e svenarla in pochi attimi. Ma se l'avessi uccisa non avrei mai scoperto i suoi segreti e non avrei mai trovato Alice. E poi non volevo facilitare il lavoro dei Volturi; anzi, la sola idea mi irritava. Così smisi di respirare e allo stesso tempo Bella si tirò indietro e chiuse la finestra. Non che il vetro potesse fermarmi, ma ora l’odore doveva essere sicuramente meno percepibile. Cautamente, inalai e fui di nuovo travolto dal suo aroma delizioso. Dopo aver inghiottito il veleno che mi bruciava il palato, mi resi conto che qualcos’altro stava avvenendo nel mio corpo, qualcosa che nulla aveva a che fare con la sete di sangue. No, nelle mie vene disseccate ora scorreva un desiderio nuovo, potente. Volevo Bella, volevo possedere questa ragazza dal profumo incantevole e dalla mente misteriosa.

Era passato abbastanza tempo perché potessi dare una sbirciata all’interno. La stanza era vuota, ma poi Bella tornò e cercò sotto il cuscino i panni che indossava di notte. Che diavolo, ora si stava spogliando. Non avrei dovuto guardare, ma lo feci ugualmente. Era minuta ma perfetta e non potevo fare a meno di ammirarla. No, davvero non era sete ciò che adesso provavo. Era lussuria.

Bella si mise una specie di pigiama - maglietta molto larga e pantaloni da tuta – poi andò al cassettone e accese il computer portatile che stava sulla ribalta. Io osservavo le sue mani attentamente, cercando di cogliere tutti i movimenti delle dita e ricordarmeli, perché di sicuro avrei dato un’occhiata a quel computer, che forse poteva dirmi quello che la sua mente blindata non mi permetteva di leggere.
Dopo aver scritto per un po’, lei spense il computer e se ne andò a letto.

Avevo la gola in fiamme, dovevo andare a caccia, benché l’allontanarmi da lì fosse penoso. Ma non c’era niente da fare. Sarei andato e tornato il prima possibile.
Dopo due ore, tuttavia, non avevo trovato nessuno che celasse intenzioni criminali. Certo, potevo prendermi un umano qualunque, ma preferivo non deviare dalle linee guida che mi ero imposto. In quel momento notai che sull’altro lato della strada c’era un ospedale. Se mi riusciva di entrarci ...

Non fu per niente difficile. Sul lato, una porticina semi interrata si aprì senza difficoltà. Nell’ospedale era passato l’orario di visita e i pazienti dormivano, oppure stavano troppo male per accorgersi di me. Le infermiere erano tutte nelle proprie postazioni. Quando una andò a prendere una sacca di plasma per la flebo di un paziente, scoprii dove erano conservate, insieme al sangue per le trasfusioni. Di lì a poco ci andai anch’io, e rubai tre sacche di sangue che mi affrettai a bere, sollevato.

Tornando verso il Village mi trovai a domandarmi se non dovessi procurarmene altre da tenere a casa. Almeno il mio frigorifero sempre vuoto sarebbe finalmente servito a qualcosa. Non che il sangue donato avesse un buon sapore – troppi conservanti – e tuttavia avrebbe potuto essere una liberazione. Che ne dici, Morte, sarebbe una buona idea? Non dovrei più andare a caccia di uomini e quindi mi sarebbe più facile “riconnettermi con l’umanità perduta.” Poi risi di me stesso. Questa notte stava diventando sempre più strana. 

Nella sua stanza Bella dormiva ancora, ma era un sonno agitato. Che succedeva nei suoi sogni? Sorpreso, cominciai a ricevere immagini dalla sua mente che, evidentemente, non era sigillata quando lei era incosciente. Un uomo disteso sul ciglio della strada … un’ambulanza che arrivava e poi lui, il capo del clan Cullen, che parlava ai paramedici. Mentre mi interrogavo su questo fenomeno lei mormorò qualcosa come “famiglia … niente più” e mi avvidi che piangeva nel sonno.

Era bella, di una bellezza priva di artifici. La serica massa di capelli color mogano sparsa sul cuscino, lunghe ciglia scure sulle guance pallide, labbra morbide e rosee leggermente aperte. Chi sei davvero? Ma scoprirò i tuoi segreti, promisi a me stesso. All’alba la mia veglia si interruppe. Il supermercato aprì per ricevere le consegne e io rischiavo di esser visto. Con riluttanza, scesi a terra. Avevo lasciato la moto senza particolari misure di sicurezza e mi domandavo se l’avrei trovata ancora.

Evidentemente la notte scorsa c’era stata solo brava gente in giro, come avevo scoperto quando avevo tentato di cacciare. La Ducati era ancora dove l’avevo lasciata e nessuno aveva tentato di forzarne la serratura. Dopo qualche isolato trovai un buon parcheggio, con una sbarra a cui era possibile assicurare il veicolo con catena e lucchetto. Tornato a casa di Bella mi arrampicai sul terrazzo, dove potevo rimanere invisibile purché stessi chino sotto il parapetto. Nella casa la gente si era svegliata, ma naturalmente nessun pensiero mi raggiungeva dall’appartamento al secondo piano. L’unica soluzione era fare cautamente capolino e cercare di vedere se usciva. 

A complicarmi le cose, sembrava che la giornata sarebbe stata soleggiata e camminare col casco in testa mi avrebbe fatto notare, anche se avessi tenuto il visore alzato, visto che la cosa normale da fare sarebbe stata tenerlo sotto il braccio. Potevo saltare di tetto in tetto finché non fossi stato vicino alla motocicletta, ma questo era il Village, dove la gente non cammina di fretta ascoltando musica con gli auricolari. Qui si presta molta più attenzione all’ambiente circostante, per cui era meglio che per ora non mi muovessi affatto. Intanto Bella uscì dal portone e si allontanò. Era arrivato il momento di introdurmi a casa sua.

I camion delle consegne avevano smesso di arrivare e ora il retro del supermercato era nuovamente deserto. Scesi la scala di sicurezza e provai ad alzare il pannello della finestra. Facilissimo, il fermo di sicurezza era rotto. Molto imprudente!
 Un volta entrato, il suo profumo mi colpì come un maglio. La bocca mi si riempì di veleno, la sete era quasi insopportabile. E non solo la sete. Se lei fosse stata in casa … Mi vedevo farle cose indicibili e poi prosciugarla fino all’ultima goccia di sangue. No. Ero un membro dell’elite dei Volturi e sapevo mantenere il controllo. E poi, non avevo mai assalito sessualmente una donna, per non parlare di una donna mortale. Lentamente la frenesia che mi possedeva si attenuò. Però, per esser sicuro di me quando fossimo stati faccia a faccia, dovevo provare ad abituarmi al suo odore. Le ruberò un indumento, prima di andarmene.

Al momento, comunque, volevo dedicarmi al suo computer. Lo accesi e lo lasciai caricare. Sembrava che dentro ci fosse ben poco. Evidentemente Bella cancellava la sua cache, le cronologie e i cookies. Inoltre non scaricava la posta, ma probabilmente accedeva a qualche servizio esterno, il cui nome e password avrei dovuto scoprire. Però, ieri notte aveva passato diverso tempo a scrivere.
Cliccai sull’icona dell’Amministrazione, poi sui documenti. C’erano solo due cartelle, che si chiamavano rispettivamente “Contratti e Utenze” e “Ricette”. Il primo era esattamente quello che diceva di essere e non rivestiva alcun interesse. La seconda cartella conteneva alcuni file dal contenuto misterioso per me, che non mangiavo cibo umano da quasi 200 anni. Torta di riso e zucchine, Agnello brodettato, Zuppa di vongole alla crema, Panzanella, – un piatto italiano, probabilmente – e Biscotti al cioccolato. Con un certo disgusto lessi cosa occorreva fare per preparare quei piatti. L’ultimo file, tuttavia, rifiutava di aprirsi. Forse era criptato e occorreva una password.

Noi vampiri abbiamo una memoria eidetica. Dato che dalla finestra avevo visto il computer solo di sbieco, non avevo potuto osservare lo schermo né sapere quale file Bella avesse aperto. Ma i movimenti delle dita li ricordavo, e provai a premere i tasti che lei aveva premuto.
N…E…M…E…S…I
Il file si aprì. E non era una ricetta.

30 marzo.
Leah è venuta a trovarmi! È dovuta partire subito però. L’ho lasciata a Grand Central …
Avevo trovato il diario di Bella. Nascosto, ma non abbastanza bene.


[i] Quando assumono forma di lupo, i Quileute entrano in comunicazione telepatica gli uni con gli altri.


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