Amore e Psiche 8
Capitolo
8 – Negoziato
Volterra
Edward
Durante il volo verso l’Italia cerco di
ignorare il senso di colpa che mi divora. Ci sarà tempo per quello, ma per adesso
devo rimanere lucido e freddo. Parte del viaggio siedo accanto ad Alice, che
vuole condividere le sue visioni. Penso che farle vedere almeno a me le dia
sollievo, e mi faccio forza.
Una è così atroce che non ne ha raccontato
i dettagli a nessuno, neanche a Jasper.
Siamo in un cortile del palazzo dei
Volturi, segreto e invisibile dall’esterno. Ci stanno facendo a pezzi, uno dopo
l’altro. Quattro guerrieri hanno immobilizzato Carlisle e lo costringono a
guardare la distruzione di sua moglie e dei suoi figli. Sarà l’ultimo a
bruciare sulla pira che ci ridurrà in cenere. Lui solo si divincola, mentre noi
non reagiamo in alcun modo. Vedo lo sguardo di Alec fisso su di noi e capisco
che ci ha avvolto in quel grigio nulla che ha il potere di proiettare. Certo,
per quanto i guerrieri di Volterra siano molti più di noi, sanno che tenteremmo
di difenderci, e che qualcuno di loro potrebbe soccombere. Non posso neanche
immaginare l’agonia di mio padre mentre assiste alla nostra fine. Tra gli
astanti riconosco Aro, i suoi fratelli e l’essere umano che ho visto nelle
altre visioni.
Il viso di mia sorella è una maschera
d’orrore, scolpita nella pietra. Il mio viso non deve essere molto diverso.
Ma ecco che un’altra visione si fa strada.
Io sto parlando con Aro e la conclusione è diversa. Vedo la tomba dove dovremo
giacere. Evidentemente, dopo aver parlato con lui il futuro cambia. Non saremo
distrutti e, se è così, potremo risorgere. E lo facciamo.
Quello che appare adesso mi turba
profondamente. Alice ed io indossiamo il mantello grigio dei guerrieri Volturi.
Così, questo è il prezzo che dovremo pagare? I nostri occhi, per fortuna, sono
ancora color ambra. Una consolazione, per quanto piccola.
“Aspetta,” pensa Alice, “perché ho visto anche questo.” Siamo
tutti insieme e ci stiamo abbracciando sotto una pioggia leggera. Bella,
incantevole come non mai, è con noi. Alle sue spalle, vedo una cascata.
Dunque dovremo negoziare con Aro, e penso
che il compito tocchi a me. Almeno ora so cosa chiedere, e cosa offrire.
Atterrati a Roma, affittiamo un pulmino e ci mettiamo in viaggio verso Volterra. Come prevedevo, abbiamo
concordato che sarò io a parlare, dato che potrò leggere i pensieri di Aro
mentre discutiamo. Non sarà facile, ma dalla mia determinazione dipenderà la nostra
sopravvivenza.
Con un forte senso di déjà vu ci
presentiamo all’ingresso ufficiale della fortezza. C’è una nuova impiegata
umana a riceverci, e mi domando cosa ne sia stato di Gianna.
Di lì a poco veniamo introdotti nella sala
dei troni. Molti guerrieri sono presenti, ma Aro è solo, senza i fratelli.
“Benvenuti, amici,” lui dice, “a cosa
dobbiamo l’onore …”
“Sappiamo che stavi per mandarci a
cercare,” dice Carlisle seccamente, “e abbiamo voluto risparmiarti il fastidio.
Abbiamo qualcosa di proporti. Mio figlio Edward parlerà per noi.”
Mi porto di fronte ad Aro e nella sua mente
vedo la tomba etrusca della visione di Alice. Interessante.
“Vuoi consegnarci alla vendetta di Ecate,”
dico, cercando di captare tutti i suoi pensieri. “Ma credo che tu non intenda
distruggerci.”
Ora ne capisco la ragione: Aro non vuole
che la dea venga a sapere come si può uccidere un immortale. Evidentemente
Ecate non legge le menti, e lui la sta ingannando. Bene, allora abbiamo qualche
speranza.
“Se non sono indiscreto,” continuo, “potrei
sapere perché intendi permettere a una nemica di nuocere a chi è della tua
stessa specie?”
Mentre parlo sono quasi sopraffatto
dall’odio che provo per lui, ma devo trattenermi. Lui sa che gli sto leggendo la mente, per cui
la sua risposta è più o meno sincera. Eliminando la retorica e l’ipocrisia, la
sostanza è che ha paura. Tra i poteri di Ecate c’é quello di far perdere la
ragione. Se lo volesse, potrebbe far impazzire uno dei Volturi, o lo stesso Aro
e farlo agire senza controllo. Ci sarebbe allora violenza nella congrega,
oppure il segreto verrebbe tradito. Il potere della dea può anche determinare
il totale spegnersi della mente, come un coma profondo senza risveglio. Agli
esseri umani può mandare sogni così terribili da provocare un colpo
apoplettico. Infine, può causare atroci sofferenze, come nel caso del suo
ospite, cioè l’infelice uomo politico italiano che l’ha evocata, aprendo la
porta tra i due universi. Una porta che Aro desidera disperatamente richiudere,
ricacciandola indietro, se solo sapesse come.
Adesso sono certo della mia proposta.
“Comprendo il tuo dilemma,” gli dico ”e spero
sinceramente che tu sia in grado di far cessare quest’incubo. Ma, nel
frattempo, ci consegnerai a lei. Dato che sa che siamo immortali, ma non sa come
possiamo essere distrutti, se tu non glie lo dici, lei certamente si
accontenterà di qualcosa di meno. Un coma profondo simile alla morte. Ho
ragione?” Lui conferma le mie parole e io proseguo.
“Ecco la nostra proposta. Se sarai in grado
di chiudere quella porta, immagino che il suo potere nel nostro mondo finirà e
noi ci risveglieremo. Se questo accade,
se tu lo fai accadere, allora io e mia sorella Alice ci uniremo ai tuoi
guerrieri, come da tempo desideri. Ma abbiamo delle condizioni.” Lui mi
guarda con scetticismo: come pensiamo di poter porre condizioni?
Ora devo giocare il mio unico asso: “Se non
le accetti, allora sarò io stesso a
dirle come possiamo essere eliminati. E lo farò perché, in tal caso, il
nostro futuro sarebbe tale da farci preferire la morte. Pensaci bene, prima di
negarci ciò che ti chiediamo, quindi.
Le nostre richieste sono queste: per prima
cosa, non leggerai le nostre menti, andremo nel sepolcro che ci hai destinato
col nostro riserbo e la nostra dignità intatte.
Naturalmente, se Alice ed io un giorno ti apparterremo, potrai farlo. Secondo,
non parlerai ad Ecate di mia moglie e di mia figlia. Sono all’oscuro di tutto
ed è meglio così. Terzo, se usciremo dal sepolcro, consentirai ai miei
familiari di andarsene in pace. Jasper, il marito di Alice, deciderà se partire
o restare vicino a lei. Infine, non ci chiederai di cambiare il modo con cui ci
nutriamo. Tutto questo è accettabile per te?”
Mentre parlo vedo nella mente di Alice il
viso di Jasper come sarà nel futuro. Ha gli occhi rossi. Sento la disperazione
di mia sorella. Se rimane a Volterra non riuscirà ad astenersi dal sangue umano.
Aro ed io ci fissiamo. Il mio viso è una
maschera impassibile, ma, dentro, sono divorato dall’ansia. Un cenno ai suoi
guerrieri e sarei facilmente sopraffatto. Poi, toccandomi, saprebbe della
promessa di Venere e del ruolo che è stato assegnato a Bella, e cercherebbe di
fermarla. Avverto il suo desiderio prepotente di mettermi le mani addosso. E,
del resto, io sto bluffando. Non credo che avrei davvero il coraggio di dire ad
Ecate come si uccidono i vampiri. Per fortuna, la sua paura è superiore alla
mia. Non si sente di rischiare che lo vanga a sapere, e abbassa gli occhi per
primo.
Poi dobbiamo sopportare la commedia della
consultazione di Aro con i suoi fratelli. Vengono mandati a chiamare e noi ci
accomodiamo in anticamera. Naturalmente la conversazione non mi sfugge. Marco e
Caio giocano rispettivamente la parte del buono e del cattivo, come fanno
sempre, e, come sempre, è la volontà di Aro a prevalere. I loro giochi mi
riescono intollerabili.
Alla fine le nostre
condizioni vengono solennemente accolte. Aro è molto eccitato dall’idea di
poter possedere finalmente me e mia sorella. Io non riesco a sopportarne il
pensiero. Non solo mi odierei per quello che dovrei fare al suo servizio, ma
dovrei rinunciare a Bella, mai potrei portarla qui ad assistere ai loro
banchetti sanguinari. Meglio rimanere nella tomba per sempre. Ma non posso
pensarci ora. Dobbiamo incontrare la dea che ci vuole distruggere.
On. Valerio Donati
Ho telefonato a Parini e gli ho raccontato
di aver urgenti affari di famiglia che mi tengono lontano da Roma. Sono
bloccato a Volterra e Lei certamente non mi permette di allontanarmi, così
nessuno si prende più neanche la briga di sorvegliarmi. Posso uscire dalla
fortezza, andare a spasso, comperare i giornali, di cui mi frega sempre meno.
Quel bastardo di Baroni è ancora vivo, comunque. Pranzo nel solito ristorante e
ogni mattina Romina mi porta caffè e cornetti. Sono diventato un contenitore,
una non-entità. Se Aro mi parla, è per parlare a Lei. E oggi siamo nuovamente
convocati nella sala dei troni. Ci sono dei nuovi arrivati.
“Signora,” dice Aro, “ecco chi cercavi e la
sua congrega.” Avverto l’esultanza del mostro dentro di me e li guardo. Anche
loro sono vampiri e incredibilmente attraenti. Uno di loro, alto, biondo e più
bello di un divo del cinema, fa un passo avanti.
“Sì, sono Carlisle Cullen,” dice in latino,
“fa di me quello che vuoi, ma lascia andare la mia famiglia.”
La sua ‘famiglia’? E che cazzo, ora i
vampiri tengono famiglia? Mah, comunque la sua comprende una donna castana col
viso dolce e le fossette, un giovane imbronciato dai capelli rosso scuro, e due
ragazze. Una è bionda e sembra uscita dalle pagine di Vogue, l’altra è una
fatina bruna. Se non fossero vampire dai denti affilati, saprei io cosa mi
piacerebbe che mi facessero. Completano il gruppo altri due giovanotti, uno è
alto e biondo come il ‘padre’ e sarebbe anche bello, ma ha il viso coperto di
pallide cicatrici, mentre l’altro è bruno e pare un lottatore professionista.
Noto anche che i loro occhi non sono rossi, ma ambrati, come il miele.
“No, oggi morirete tutti!” Sibila Ecate con
la mia bocca. Tuttavia, sento la sua frustrazione. In effetti, se sono immortali,
come si fa ad ammazzarli? L’ira della dea è palpabile.
“Signora,” dice Aro in fretta, “anche se
quelli della nostra specie non possono realmente morire, consentimi un
suggerimento: puoi colpirli con il sonno che é simile alla morte. Resteranno
per sempre sottoterra, la mente spenta, in una tomba da cui non potranno uscire
mai più.” L’idea le va a genio.
Poi, tutto succede molto in fretta.
Scendiamo in un cortile che dà su un vicolo dietro la fortezza. Lì ci aspetta
un autobus con i finestrini di vetro riflettente. Saliamo tutti a bordo. Tra le
guardie dei Volturi c’è un vampiro bassino, appena adolescente. La famiglia
Cullen è guardata a vista, ma non crea problemi, sono calmi e rassegnati.
E così ci mettiamo in viaggio. Un gruppo di
vampiri in gita turistica. Assurdo. Andiamo su e giù per le colline toscane per
un paio d’ore, poi l’autobus si ferma e ci incamminiamo per un sentiero appena
visibile. Il sole splende e mi accorgo, Cristo di Dio, che le loro facce e le
loro mani brillano come se fossero coperte di diamanti. Mostri di merda.
Ci fermiamo di fronte a una grande pietra
che sembra emergere dal fianco di una collina. Alcune delle guardie la
rimuovono come fosse cartapesta, ma non lo è. C’è una scala scavata nel tufo,
che precipita nell’oscurità. Non vorrei scendere, ma basta solo che lo pensi e
Lei mi colpisce con una fitta atroce. Così vado giù con gli altri. Felix mi
deve sorreggere, perché non vedo una mazza. I vampiri invece ci vedono
benissimo, evidentemente. Poi accendono un paio di torce elettriche, in mio
onore, o meglio in onore della creatura infernale che è costretta ad usare I
miei occhi. La tomba è scolpita, ma non contiene nulla. I corpi che ospitava
devono esser diventati polvere millenni fa.
“Questa è la tomba di certi miei parenti.”
dice Aro. “Da tempo ho fatto togliere gli oggetti che conteneva, per evitare
che i tombaroli li trovassero. Ora sarò onorato se vorrai farne uso.” Che
lecchino.
Ci sono due camera funebri, ciascuna con
quattro letti. I membri della famiglia Cullen vengono fatti adagiare su di loro
senza che oppongano resistenza. Indipendentemente dalla mia volontà, il mio
braccio destro si alza ed è come se un lampo lo attraversasse, dalla spalla
alla mano.
Ora gli occhi dei Cullen sono chiusi e i
loro corpi immobili. Statue di marmo che dovranno dormire in eterno in questa
tomba.
Ecate ha avuto la
sua vendetta.

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