Amore e Psiche 10


Capitolo 10 – La Porta Ermetica    
Bella   

Ero arrivata a Roma. Prima di lasciare Yale avevo dedicato le ultime ore alla caccia, perché non sapevo quando ne avrei avuto nuovamente la possibilità. Se Carlisle, più di tre secoli fa, aveva trovato difficile alimentarsi, immaginavo che la situazione non fosse migliorata. Dubitavo che molte greggi percorressero ancora le strade di Roma e certo non mi sorrideva l’idea di andare allo zoo …
Presi alloggio in un grande albergo vicino alla stazione e poi andai a comprare libri e guide sulla città. All’ingresso del negozio c’era un espositore di giornali e tutti avevano in prima pagina la notizia dei funerali di stato di un importante uomo politico. Niente avrebbe potuto interessarmi di meno.

Tornata in albergo decisi che era una serata troppo bella per restare chiusa in camera mia. Andai quindi al settimo piano dell’Exedra, dove c’era un terrazzo, con bar e piscina. Occupai un tavolo con il mio laptop. Potevo lavorare anche qui, tutto l’albergo aveva la connessione internet.
Per un po’ mi soffermai ad ammirare la vista sotto di me: c’erano ruderi, anzi, c’era una grande basilica romana divenuta chiesa. Una fontana zampillava al centro della piazza e, al suo interno, voluttuose naiadi venivano rinfrescate da un virile tritone. La loro espressione di sensuale beatitudine mi ipnotizzava.
Ma ora dovevo mettermi al lavoro.
Presi uno dei libri, una guida ai misteri e segreti di Roma. Guardai l’indice e trattenni un sibilo. Davvero poteva essere tutto così semplice? Un capitolo era dedicato alla “Porta Magica”. Avviai il computer e scrissi il nome su google. Si, era proprio così, c’era una Porta Magica a Roma. Bene, era un buon punto da cui cominciare.

Dopo qualche minuto mi ritrovai immobile, senza respiro, una statua di marmo. Tutto, tutto mi diceva che era questa la porta che stavo cercando. Questa doveva essere l’ingresso al regno degli dei, ogni dettaglio era perfetto.

Il monumento aveva anche altri nomi, Porta Alchemica o anche Porta Ermetica. In origine dava accesso al giardino della villa di un certo Marchese Massimiliano Palombara, costruita nel XVII secolo e ora scomparsa. Tuttavia la Porta esisteva ancora, all’interno dei giardini di Piazza Vittorio Emanuele. Era stata dimenticata per oltre un secolo, dato che un grande mercato all’aperto la circondava, nascondendola. Da qualche anno, però, il Comune aveva spostato altrove il mercato e sistemato un giardino al centro della piazza, rendendo la Porta di nuovo visibile. 

Numerose leggende ne parlavano, spesso legate al sogno degli alchimisti di trasformare in oro metalli più vili. Altre leggende, tuttavia, parlavano della possibilità di attraversare la porta e passare in un’altra realtà. Il monumento era circondato da simboli e iscrizioni. Se si trovava il modo di recitarle nell’ordine giusto, lessi, allora sarebbe stato possibile passarne la soglia. All’epoca del Marchese Palombara un viaggiatore c’era riuscito, si diceva.

Su molti siti erano visibili foto della Porta Ermetica. Alcuni offrivano i testi delle iscrizioni in latino, e le varie traduzioni e interpretazioni. Volevo scoprire in che ordine dovevano essere letti. Mi misi a trascriverli, decisa a cercare la soluzione. 

1.       TRIA SUNT MIRABILIA DEUS ET HOMO MATER ET VIRGO TRINUS ET UNUS: Tre sono le meraviglie: Dio e uomo, vergine e madre, Trinità e unità. Questa sembrava essere la sintesi del Cristianesimo, quasi un’invocazione classica, una preghiera per assicurarsi l’aiuto divino..
2.       HORTI MAGICI INGRESSUM HESPERIUS CUSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE COLCHICAS DELICIAS NON GUSTASSET JASON: Il drago dell’Occidente protegge l’ingresso del magico giardino e senza Alcide (Ercole) Giasone non avrebbe mai potuto godere delle delizie della Colcide. Ercole rappresentava la forza di volontà, necessaria per iniziare il cammino. Io ero sicura di averla.
3.       QUANDO IN TUA DOMO NIGRI CORVI PARTURIENT ALBAS COLUMBAS? TUNC VOCABERIS SAPIENS:  Quando nella tua casa neri corvi genereranno candide colombe tu sarai chiamato saggio. Dal nero al bianco, dal buio alla luce. Il simbolo era Saturno, a rappresentare la materia primigenia, il caos. Certo, il caos in cui è piombata la mia vita, la vita della mia famiglia.
4.       QUI SCIT CUMBURERE AQUA ET LAVARE IGNE FACIT DE TERRA COELUM ET DE COELO TERRAM PRETIOSAM: Colui che sa come bruciare con l’acqua e lavare col fuoco farà della terra il cielo e del cielo gemme preziose. Il simbolo era quello fiero di Marte, e indicava la volontà di completare l’impresa senza cedere alla paura. Io l’avrei avuta, dovevo averla.
5.       AZOT ET IGNIS DEALBANDO LATONAM VENIET SINE VESTE DIANA:‘Con il potere purificatore del mercurio e del fuoco Diana apparirà spogliata delle sue vesti. Il simbolo era Mercurio, il messaggero degli dei, Il significato era chiarezza della mente nel compiere l’azione. Così Diana sarebbe apparsa nuda … Oh, questo è davvero difficile, ci devo pensare di più.
6.       DIAMETER SPHERAE THAU CIRCULI CRUX ORBIS NON ORBIS PROSUNT: Queste erano le parole potenti della conoscenza ermetica: il diametro della sfera, il thau del cerchio, la croce dell’orbe … non servono a chi non sa vedere. Il simbolo era Giove, ovvero l’intelletto, il nous, la piena illuminazione dell’iniziato. Sarei stata in grado di vedere?
7.       SI FECERIS VOLARE TERRAM SUPER CAPUT TUUM EIUS PENNIS AQUAS TORRENTUM CONVERTES IN PETRAM: Se con le sue ali farai volare la terra al di sopra del tuo capo, con le sue penne cambierai in pietra l’acqua che scorre. Il simbolo era Venere, ovvero, attraverso l’amore ciò che ora è instabile diverrà solido. Questa era la promessa della dea.
8.       FILIUS NOSTER MORTUUS VIVT REX AB IGNE REDIT ET CONIUGO GAUDET OCCULTO: Il figlio che ci è morto ora vive e tornerà a regnare, come re del fuoco e beneficiario delle nozze occulte. Un motto di non facile interpretazione, ma comunque connesso al cristianesimo.
9.       CENTRUM IN TRIGONO CENTRI: Il centro è nel centro del triangolo. Secondo le spiegazioni questo si riferiva alla Vergine e alla Santissima Trinità. Anche qui un’inscrizione cristiana.
10.     EST OPUS OCCULTUM VERI SOPHI APERIRE TERRAM UT GERMINET SALUTEM PRO POPULO: L’uomo saggio ha il compito di aprire la terra e far germinare la salvezza del popolo. Certo, la terra doveva aprirsi per permettermi di andare  negli inferi e trovare la salvezza.
11.     SI SEDES NON IS/SI NON SEDES IS: Questa era una curiosa frase palindroma leggibile tanto da destra quanto da sinistra. In un caso voleva dire che, se si rimaneva seduti, non si sarebbe andati, nell’altro che, se non si rimaneva seduti, si poteva andare.

Ora, qual’era l’ordine in cui le frasi latine dovevano essere pronunciate?
Mi resi conto che stavo diventando il centro dell’attenzione per alcuni clienti solitari. Un bella turista senza accompagnatore, con solo un computer per compagnia. In pochi minuti, c’era da temere, qualcuno si sarebbe fatto avanti. Così tornai in camera, per concentrarmi sulla soluzione del rompicapo.

Ci misi tutta la notte, ma all’alba avevo fatto progressi.
Mi appariva evidente che le iscrizioni seguivano due diverse credenze. I numeri 1, 8 e 9 si riferivano al cristianesimo. Non sapevo se il Marchese Palombara le aveva inserite per fede, o per evitare i sospetti della Chiesa, ma, in ogni caso, non mi sembravano utili per raggiungere un universo pagano. Così non avrei recitato le frasi contrassegnate con quei numeri. E anche le scritte ebraiche alla sommità della porta non mi sarebbero servite.

Ora dovevo trovare un ordine logico per le iscrizioni che restavano. Mentre ci pensavo, mi sembrò che quello che stavo facendo ricordava ciò che Psiche aveva fatto, durante la sua ricerca. Una delle prove che aveva dovuto superare consisteva nel mettere in ordine, specie per specie, una montagna di granaglie. Alla fine c’era riuscita, con l’aiuto di magiche formiche. Io avevo solo le ‘cellule grigie’ del mio cervello vampiresco, e speravo bastassero.

Allora, la prima cosa che avrei dovuto affermare era la mia volontà di procedere nell’impresa. Quindi avrei preso solo una parte della frase palindroma, il numero 11, Si non sedes is. Non sarei rimasta seduta, sarei andata avanti.
Il resto già sembrava seguire una sequenza logica: 2 – Ercole, la forza e la volontà; 3 – Saturno, il caos da riportare all’ordine; 4 – Marte: la determinazione. Non avrei tremato, avrei compiuto l’impresa a qualunque costo. 5- Mercurio: il messaggero degli dei, che avrebbe consentito all’azione informata di denudare Diana … 

Ma, un momento, c’era stato davvero un messaggero che mia aveva messo sulla retta via. Il mio coguaro, Edward. L’iscrizione affermava che Diana poteva essere spogliata. Del suo potere? Forse sì. E poi, la dea cacciatrice veniva talora confuse con Ecate, questo lo sapevo. Sicuro, avevo fatto uno sbaglio e la sequenza doveva cominciare con il 5, l’inizio della mia impresa. Quindi l’ordine era 5, 11, 2, 3 e 4. Bene fin qui.
Giove e Venere seguivano, ma mi sembrava giusto mettere prima la dea dell’amore e poi aggiungere il padre degli dei, colui che Venere voleva placare e a cui voleva chiedere aiuto, perché Ecate era troppo forte per lei sola.. Avrei dunque recitato a seguire i numeri 6 e 7 e avrei evitato l’8 e il 9, che si riferivano al cristianesimo. Poi avrei aggiunto il 10, che menzionava gli inferi e la salvezza.
Questo era l’ordine delle iscrizioni. 5, 11, 2, 3, 4, 7, 6 e10 .

Avevo la soluzione. O meglio, speravo di averla. La mia famiglia poteva contare solo su di me e non dovevo sbagliare.
Guardai dalla finestra. Stava spuntando il sole in un cielo azzurro e bellissimo, anche se in lontananza vedevo nubi grigie radunarsi. Comunque, non potevo far nulla adesso, dovevo aspettare il tramonto.
Decisi di estendere le mie ricerche, per essere sicura di non aver trascurato nulla.

E, miracolosamente, trovai che un tempo era esistita un’altra iscrizione, ora distrutta. Per un po’ cessai di respirare. Se non l’avessi scoperta, avrei fallito. Era il numero 12:

12.     VILLAE IANUA TRANANDO RECLUDENS IASON OBTINET LOCUPLES VELLUS MEDEAE. Il sito su cui l’avevo trovata non dava la traduzione ed io non ero sicura di saperlo fare. Comunque a senso mi sembrava di capire che l’apertura della porta avrebbe consentito all’iniziato di raggiungere la meta, così come Giasone aveva potuto trovare il vello d’oro.  La spiegazione offerta dal sito aggiungeva che ciò che veniva simbolicamente descritto era la discesa nell’Ade, che avrebbe consento la vittoria. E tale era il mio compito, scendere agli inferi per chiudere la porta.
Bene, adesso avevo tutto, oppure avevo sbagliato tutto, ma c’era un solo modo di saperlo.

Scese la notte e finalmente pioveva. Arrivai in una Piazza Vittorio praticamente deserta: per gli umani era ora di cena. Nel pomeriggio avevo chiesto indicazioni alla portineria dell’albergo e mi avevano detto che non era un posto molto sicuro. Malgrado il giardino fosse circondato da una cancellata che veniva chiusa al tramonto, di notte diventava il rifugio di drogati e ubriaconi, che trovavano il modo di intrufolarsi. La pioggia però aveva allontanato tutti, o li aveva indotti a rifugiarsi sotto i portici della piazza. Aspettai un certo tempo e quando fui sicura di non essere vista, superai d’un balzo la cancellata.

Il giardino non era molto grande e trovai con facilità la Porta Ermetica. Mi piazzai di fronte, cercando di calmarmi con respiri profondi. Dovevo cercare di essere serena, se volevo fare bene ciò che ero venuta a fare. Alzai il braccio e, con voce chiara e ferma, recitai:
(5). Azot et ignis dealbando Latonam venit sin veste Diana. (11) Si non sedes is, (2) Horti magici ingressum hesperius custodit draco et sine Alcide colchicas delicias non gustasset Jason. (3) Quando in tua domo nigri corvi parturient albas columbas tunc vocaberis sapiens. (4) Qui scit comburere aqua et lavare igne facit de terra coelum et de coelo terram pretiosam. (7) Si feceris volare terram super caput tuum eius pennis aquas torrentum convertes in petram. (6) Diameter spherae thau circuli crux orbis non orbis prosunt. (10) Est opus occultum veru sophi aperire terram ut germinet salute pro populo, (12) Villae ianua tranando recludens Iason obtinet locuples vellus Medeae.

L’istinto mi fece compiere un gesto finale. Con la mano destra toccai il simbolo di Venere: “Adesso aiutami, dea dell’amore!“ La invocai. Avevo fatto tutto bene? L’ingresso si sarebbe aperto per me?



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