Attimo fuggente 21
Capitolo 21 – Fermati, attimo fuggente
Bella dormiva, un lieve sorriso
sulle labbra.
Dio, come vorrei poter dormire anch’io. Addormentarmi con lei e
risvegliarmi al mattino con lei accanto.
È la mia amata, è la compagna destinata a me.
Senza di lei non potrei esistere.
E non succederà.
Ma è umana, dunque è destinata a morire. Stava per morire, oggi.
Non è accettabile.
Non posso vederla morire per incidente, malattia o soltanto vecchiaia.
Quindi, per averla per sempre, c’è solo un modo. Dovrò trasformarla, renderla
come me.
So che finirò per farlo.
Ma lei, vuole diventare un’immortale?
Ai suoi amici non lo ha mai chiesto. Ma se glielo chiedessi io …
Mi dirà di sì, non me lo negherà.
Per un attimo il mostro si
impadronì di me.
Lo farò ora.
La bocca però non mi si riempì di
veleno mentre ci pensavo. Spesso i vampiri mordono, quando sono in preda alla
passione, ma questa notte, mentre facevamo l’amore, non avevo mai provato
quell’impulso. Preziosa ed infinitamente fragile, Bella doveva solo essere
adorata, non era possibile farle del male.
Invece, se la trasformassi …
… sarebbe pallida,
fredda e ancora più bella di adesso. Occhi scarlatti che lentamente
diventerebbero color del miele, perché lei non ucciderà gli uomini, è forte
abbastanza per resistere al richiamo del loro sangue …
Bella, eterna, immutabile.
Immutabile, inumana.
No
È possibile per un vampiro
diventare ancora più freddo? Perché è quello che mi accadde. Raggelato, compresi
finalmente cosa significava essere umani.
Voleva dire che ogni istante passa
e nessuno sarà uguale all’altro, ma sarà straordinario, proprio perché
destinato a passare, e non ce ne saranno molti altri. Il tempo che gli uomini
trascorrono su questa terra è breve, per questo come lo usano è estremamente
importante.
E noi parassiti cosa facevamo del
tempo infinito a nostra disposizione? Niente.
… essere umano
significa celebrare la vita, riconoscerne la perfetta imperfezione, capire che
il tempo concesso ai mortali fugge veloce e tuttavia offre attimi preziosi …
Queste erano parole che la Morte mi aveva conficcato nella mente prima di
lanciarmi la sua sfida. Allora non le avevo capite, ma ora finalmente ne
comprendevo il significato.
E le conseguenze di tale
comprensione erano spietate.
Togliere a Bella la sua umanità
sarebbe stato un atto abominevole, un destino che non meritava e a cui io non
potevo condannarla. Ma l’unico modo che avevo per sfuggire alla tentazione di
farlo era che io stesso morissi.
Resterà umana, vivrà, amerà qualcun altro, è così che deve essere. Questo
era il mantra che mi ripetevo, sforzandomi di crederci.
La mia fine avrebbe garantito che
non l’avrei vista piangermi, per poi dimenticarmi, trovare un uomo – non un
mostro – da amare e che l’amasse a sua volta, sposarlo, avere dei figli e fare
tutte le cose meravigliose e transitorie che compongono le vite degli esseri
umani.
E, almeno, non l’avrei mai vista
morire.
Arrivato a questo punto del mio
cupo ragionare, seppi che dovevo farla finita adesso, subito, o la mia
determinazione sarebbe venuta meno. Alice e Jasper erano perfettamente in grado
di portare a termine il piano che avevamo stabilito. E, di sicuro, la avrebbero
sempre protetta. Quindi ero libero di morire e non c’era tempo da perdere. Una
frase mi bruciava le labbra, ma non potevo ancora pronunciarla.
Non qui.
Dolcemente mi districai dalle
belle membra che mi stringevano, attento a non svegliarla. Perché, di sicuro,
quello che andava fatto non doveva avvenire dove lei mi potesse trovare. Bella
emise un piccolo gemito di disappunto, ma poi finì per abbracciare il cuscino. Dormi, tesoro, dormi, non ti svegliare. Se
dovessi accorgerti che me ne sto andando e provassi a fermarmi, cosa farei?
Mi vestii in fretta ed aprii la
porta del bungalow.
Fuori, immobile come una statua,
c’era Alice. Aveva una chiave in mano.
“Sei uno sciocco, Edward.”
“Lasciami andare, Alice, è meglio per tutti.”
Mi guardò fisso, poi disse:
“Sì, in effetti è meglio così. Prendi questa chiave. Il bungalow
numero 9 è il più lontano dalla reception, andando a sinistra. Vai lì e fai
quel che hai deciso di fare. Io mi occuperò di tutto, dopo.”
Mi domandai cosa avesse visto, ma
non avevo il coraggio di chiederlo. Forse mi aveva sentito pronunciare la frase
e poi, cosa? La Morte sarebbe venuta prendermi? Me lo aveva promesso.
Ma cosa
sarebbe successo ad un corpo che aveva più di duecento anni, una volta che
questa imitazione di vita lo avesse abbandonato? Rabbrividii.
“Io … io non voglio che Bella trovi i miei resti.”
“Non preoccuparti, non li troverà.” Ora che era rientrata nel pieno
possesso del suo talento la veggente era quasi temibile da guardare, malgrado
la taglia minuta. Una sacerdotessa, una dea. I suoi occhi dorati sembravano
celare i segreti di mille possibili universi. Ed era brava a nasconderli: non
mi fu possibile vedere nulla nella sua mente.
Chinai il capo.
“Alice, ti ringrazio. Di tutto.”
“Addio, Edward.”
Mi misi in cammino. Chi corre
verso la morte? Ma arrivai in pochi minuti.
Aprii la porta del bungalow ed
entrai. Ecco le ultime cose che avrei visto nella mia esistenza. Arredamento
ordinario e puzza di chiuso. Probabilmente, vista la lontananza, il posto
veniva affittato più raramente degli altri.
E ora, come lo faccio? In piedi, o è meglio che mi stenda?
Meglio stendersi sul letto. Alice si occuperà del letto, se dovessi
sporcarlo. Mi dissolverò in polvere come Dracula in tanti film, ma senza né
fuoco né sole? Quanto avevamo riso, vedendo quei film nella sala cinema del
palazzo di Volterra.
Si dice che, in punto di morte,
gli esseri umani rivedano tutta la propria vita. È quello che accadde anche a
me. Ricordai i fanciulli immortali dati alle fiamme, la disperazione delle loro
madri, l’abietto terrore dei vampiri-canaglia che avevo assicurato alla
giustizia, se poi quella era davvero giustizia. E ricordai Carlisle Cullen, che
aveva temuto solo per i membri della sua famiglia. E poi, confusamente, perché
erano troppi, rividi gli esseri umani di cui mi ero cibato, anno dopo anno. Un
susseguirsi di momenti orribili, che certo non meritavano di essere fermati.
Ricordai anche la breve vita
vissuta dopo aver lasciato i Volturi. Sicuramente c’era stato un qualche
progresso, qualcosa di buono lo avevo fatto, ma ero davvero riuscito a
riconnettermi con la mia umanità perduta? A riconnettermi con il giovane
idealista scozzese che avrebbe dovuto perire difendendo le vittime degli
sgomberi forzati, ma che invece, per colpa di Algernon, aveva eluso la morte?
E infine ricordai le ultime ore
trascorse tra le braccia di Bella. Era stata un esperienza unica, meravigliosa.
Mai avevo provato tanta gioia, malgrado la cautela che avevo dovuto impormi – o
forse proprio per quello. Se avessi potuto fermare un momento della mia
esistenza sarebbe stato questo. Il più bello della mia lunga vita.
Vieni, Morte, è ora.
Ma il mio corpo si ribellò. Avevo
le mandibole serrate, non potevo parlare.
Il suicidio è difficile per i vampiri. Nelle mie cellule immortali
l’istinto di morte non c’è proprio, dottor Freud.
Lottai, lottai contro l’istinto
di conservazione che mi impediva di parlare. Lottai contro il desiderio di
andarmene da lì, tornare da Bella e prenderla ancora, e di nuovo … Alla fine,
fu proprio il pensiero di lei che mi permise di prevalere sul mio corpo
ribelle. Dovevo salvarla da me stesso, dovevo lasciarla libera. Le mie labbra
si aprirono:
“Fermati, attimo
fuggente, sei bello.”
Ecco, l’avevo detto.
Buio. Non vedevo più niente. Ero
cieco? Poi venne il freddo. Tanto freddo. Cominciò dai piedi, che divennero di
ghiaccio. Gli estremi di temperatura non mi avevano mai disturbato prima, ma
adesso la sensazione era molto dolorosa e, in qualche modo, simmetrica alla
trasformazione in vampiro. Lì le fiamme, qui il gelo. Un gelo che lentamente
risaliva il mio corpo. Per solito, quando gli esseri umani stanno morendo
assiderati non provano dolore, ma io soffrivo, invece. Come il ghiaccio
raggiunse l’inguine, la sensazione fu atroce, tanto che dovetti mordermi le
mani per non gridare. Poi più su, ancora più su... il petto, la gola, la bocca
– ora non avrei più potuto gridare anche se lo avessi voluto. Ma quanto tempo
ci voleva, quanto? Morte, sei una
bastarda!
Finirà quando ti si congelerà il cervello,
idiota.
Già.
Addio Bella, amore mio. Stai bene, sii felice.
…….
(Bella)
Faceva caldo, stavo soffocando
sotto il piumino. Faceva caldo perché Edward non c’era. Di botto fui
completamente sveglia. Dov’era, dov’era andato?
Oddio, lui mi ha dato solo questa notte, ma non può essere già finita.
Oppure è già l’alba? Se ne è davvero andato? A morire, se ne è andato a morire.
Ma come? I vampiri muoiono solo se uccisi da un altro vampiro o da un lupo
mannaro. Ha convinto qualcuno a ucciderlo? Oh Signore, ti prego, fa' che non
sia vero. Potevo ancora riuscire a fargli cambiare idea, mi serviva solo un
altro po’ di tempo.
Frenetica, accesi la lampada e mi
guardai intorno, ma non c’era niente da vedere. I suoi vestiti erano spariti, i
miei erano piegati ordinatamente su una sedia. Sarà come se non fosse mai esistito … non mi rimane nulla di lui, solo
la memoria di questa notte. Gli avevo detto che mi sarebbe bastato, ma non è
vero.
Tutte le immagini di come ci
eravamo amati vennero a tormentarmi. Era stato così gentile con me! Non ero
certo così ingenua da pensare che era così che i vampiri facevano l’amore,
normalmente. La forza terribile, l’insaziabilità, l’impulso a mordere … Ma quando
Edward aveva condiviso con me il suo corpo immortale lo aveva tenuto sotto
controllo fino a renderlo quasi umano. E aveva pensato al mio piacere - non al
suo - risvegliando desideri che erano stati dormienti per anni, se mai li avevo
avuti. Le sue labbra fredde avevano acceso la mia pelle e mi avevano fatto
tremare di passione, il tocco delicato delle sue dita aveva preparato il mio
corpo a ricevere il suo finché non avevo più potuto aspettare, gli avevo
carezzato sfrontatamente il sesso e poi … perfetto, era stato perfetto. Lui era
la mia delizia, come io lo ero per lui. Eravamo le due metà della stessa mela,
come poteva pretendere che rinunciassi a lui?
Stranamente, quando gli avevo
detto che non era stato il primo, era sembrato quasi contento di saperlo,
sollevato, e io non avevo capito bene il perché. Ora non potevo più
chiederglielo, non potevo più chiedergli nulla.
Troppo tardi, troppo tardi,
troppo tardi.
Questa nenia
funebre mi avrebbe accompagnato per tutta la vita.
Un momento però, c’è qualcosa sul comodino:
Era una chiave, attaccata ad un
grosso ciondolo di legno, con su impresso il numero 9. Sotto la chiave c’era
una piantina del villaggio. Qualcuno aveva scritto “Vacci”, usando un grosso
pennarello rosso.
Anche se non avevo mai visto
nulla scritto da Edward, mi sembrava piuttosto la calligrafia di Alice.
Silenziosa come sanno essere i vampiri, doveva essere entrata e uscita dalla
camera senza svegliarmi. Mi buttai qualcosa addossi e uscii di corsa, sperando
che fosse ancora qui. Macché, non c’era nessuno, e si sentiva solo il fruscio
delle fronde mosse dal vento. Da dietro le nuvole cominciava già a filtrare un
po’ di luce.
Ma il messaggio era chiaro,
dovevo andare al bungalow numero 9.
Alice vuole che io vada lì per fermarlo, qualunque cosa intenda fare?
Deve essere così. Dio, devo arrivare in tempo.
Guardai la cartina e trovai
dov’era il posto: lontano, praticamente dall’altro lato del villaggio. Mi misi
a correre e, per la mia maledetta goffaggine, scivolai e caddi. Ora potevo solo
camminare zoppicando: mi ero storta una caviglia. Stupida, stupida Bella.
Continuai ad andare avanti; il sentiero, scarsamente illuminato, sembrava non
finire mai. Passai il numero 8 e finalmente dopo una curva trovai il bungalow
che cercavo. Era buio e silenzioso.
Mi fermai per riprendere fiato,
il cuore che mi batteva forte nel petto. Cosa avrei trovato lì dentro? Con le
gambe di piombo raggiunsi la porta e l’aprii con la chiave. Dentro era ancora
scuro, per cui accesi la luce. Un soggiorno con angolo cottura, vuoto. L’altra
camera, dunque. C’era un letto, ovviamente, e sul letto …
… una statua di marmo in abiti moderni. Il simulacro scolpito di
un cavaliere sulla sua tomba, se i cavalieri avessero indossato i jeans invece
di un’armatura.
Amore, te
ne sei già andato? Perché Alice mi ha dato la chiave? Perché potessi vederti
per l’ultima volta? Mi parve che
qualcuno mi stesse scavando un buco nel petto.
Il petto di Edward però si
muoveva: stava respirando.
Corsi da lui, dimenticandomi
della caviglia. Carezzai il suo bel viso. La pelle era calda.
Era calda!
Poi, nel gran silenzio, udii il
battito di un cuore vivo.
Luminosi occhi verdi si aprirono
e mi fissarono.
“Edward,” sussurrai, “sei umano.”

Commenti
Posta un commento