Attimo fuggente 20
Capitolo 20 – È tempo di andare
La prima parte del programma che
mi ero imposto era terminata: i Volturi avevano perso il loro segugio. Bella
però era quasi morta per questo, e per un attimo la mia disperazione era stata
assoluta.
Mai più, mai più. Non ti vedrò morire.
Quando si risvegliò, con un
tremendo mal di testa, dissi agli altri che saremmo tornati al villaggio perché
Bella si potesse riposare. Più tardi però era necessario che ci riunissimo,
insieme agli anziani: avevo una proposta su quello che andava fatto adesso. I
lupi volevano pattugliare ancora un po’, in caso Demetri avesse avuto qualcun
altro con sé, a parte i due di cui ci eravamo sbarazzati, ma non era molto
probabile. Il mistero di Judy era risolto: ci aveva confuso tutti col suo talento,
ma ormai era ridotta in cenere.
Tornammo così al nostro alloggio
temporaneo. La borsa di Bella era rimasta sulla spiaggia quando era stata
rapita, ma aveva altri antidolorifici in camera. Mandò giù due pastiglie,
rifiutandosi fermamente di andare in ospedale a farsi vedere. A Forks la
conoscevano, e non voleva che le facessero ulteriori domande sulla misteriosa
scomparsa dei Cullen. Sapeva che l’inchiesta era ancora aperta. A suo tempo era
stata interrogata ma, dato che quando era scoppiato l’incendio si trovava dai
Quileute, e tutti l’avevano testimoniato, la polizia aveva facilmente creduto
che non ne sapesse niente anche lei. Poi Bella aveva lasciato la Penisola
Olimpica.
Per un po’ rimasi seduto sul
letto, tenendola tra le braccia. Non avevo alcun diritto di farlo, dopo averla
respinta tante volte, ma sembrava accettarlo volentieri e io non trovavo la
forza di staccarmi da lei. Non oggi, non dopo averla creduta morta.
Alla fine Bella interruppe il
silenzio e disse piano:
“Sai, mentre la vampira mi trasportava, io
ero rinvenuta, ma sono rimasta immobile e a occhi chiusi, perché non volevo che
mi colpisse di nuovo. Così ho potuto sentire cosa stava succedendo – tra
l’altro parlavate con voce normale, non con le frequenze dei vampiri.”
“Esatto,” assentii. “Speravo che i lupi
fossero abbastanza vicini da sentirci. Senza rendersene conto, anche Demetri si
è adeguato.”
“Così ho sentito tutto. Ho sentito che
vi ordinava di non muovervi – altrimenti Judy mi avrebbe ammazzata - e voi
dovete avergli obbedito. Cosa aveva intenzione di farvi?”
Esitai, ma questa era la mia
Bella-senza-paura, che sapeva ogni segreto e aveva guardato la morte in faccia.
“Ci avrebbe fatto a pezzi, poi avrebbe
inscatolato i resti e li avrebbe spediti a Volterra, dove ci avrebbero
ricomposto.”
“E tu glielo avresti permesso?”
“Anche Alice, se è per questo. Noi …
noi teniamo molto a te.”
Fu allora che mi resi esattamente
conto di quello che Bella aveva fatto.
“Cristo, tu hai urlato apposta, per creare
una distrazione, per fermare Demetri! Oh amore mio, Judy ti avrebbe potuto
uccidere così facilmente!”
“Non credo che mi sarei salvata, comunque.
Per caso, hai capito quali progetti Demetri avesse per me?”
“Ho visto poco, aveva altro per la testa. Ma
pensava di interrogarti sui Quileute, in previsione dell’attacco dei
Volturi, e dopo …”
“E dopo sarei diventata la merenda,
suppongo,” concluse lei, asciutta. Ma poi le labbra le tremarono e si mise a
piangere. “Oh Edward, tienimi stretta, non lasciarmi andare!”
No, tesoro, non ti lascio andare – per ora – ma quando tutto sarà
finito dovrò farlo. Non c’è futuro per noi e posso sopportare l’idea di
perderti solo perché so che potrai vivere ed essere felice, una volta che sarò
riuscito a cancellare i Volturi dal tuo
futuro.
Naturalmente non le dissi nulla
di tutto questo, e non mi permisi neppure di baciarla. Mi limitai a cullarla
dolcemente finché le lacrime cessarono e si addormentò.
In serata Bella fece una doccia,
si vestì ed insieme tornammo alla riserva.
Leah non c’era. Era rimasta
all’ospedale col suo compagno. Senza farsi vedere, Alice e Jasper li avevano
portati lì e poi erano andati a lavorare sulla Subaru per rendere convincente
il suo aspetto: parabrezza frantumato, porta divelta, in modo da spiegare i
danni riportati da Kevin nell’incidente. Lui non stava bene, ma se la sarebbe
cavata.
Tutti gli altri avevano preso
posto nella grande rimessa per la riparazione dei pescherecci dove la tribù
teneva le proprie assemblee quando il tempo non consentiva di stare all’aperto,
il che capitava spesso. C’erano gli anziani, il branco e noi vampiri
vegetariani. Anche io lo ero, ormai, sebbene il colore dei miei occhi non fosse
cambiato. Ma non avrei mai più bevuto sangue umano sino al giorno della mia
dipartita.
Avevo chiesto io che si tenesse
l’assemblea e toccava a me parlare.
“La morte di Demetri è vantaggiosa
soprattutto per noi vampiri, perché i Volturi non hanno più qualcuno che ci
possa rintracciare. Ma non hanno bisogno di rintracciare i Quileute; sanno dove
siete e dove intendete rimanere,” cominciai, sapendo che per fare accettare la
mia proposta dovevo convincere tutti i partecipanti, nessuno escluso.
“Quindi, per prima cosa, chiediamo ad Alice
se prima di venire qui ha visto quando Aro verrà a sapere che Demetri è morto.”
“Non subito, abbiamo un po’ di tempo,”
rispose lei.
“Tuttavia,” continuai, “anche se era in
disgrazia, credo che il segugio avessi amici a Volterra, che avesse qualcuno di
cui si fidava. Felix, probabilmente, e penso che siano rimasti in contatto. Se
non ha più sue notizie, prima o poi Aro verrà a sapere che Demetri è scomparso,
e manderà una squadra ad investigare. E uno dei posti in cui verranno
sicuramente è la Penisola Olimpica. Dobbiamo agire prima che succeda.”
“Agire come?” chiese Billy Black.
“Vi rivelerò un segreto che, se reso
pubblico, comprometterebbe l’equilibrio politico della congrega di Volterra. In
particolare, Aro farà di tutto per evitare che uno dei capi con cui condivide
il potere venga a saperlo. Ma non sono certo che questa minaccia sia
sufficiente, perché Aro potrebbe anche decidere di eliminare quel vampiro anticipatamente,
mantenere il trono e vendicarsi dei Quileute. Ha altri immortali di talento al
suo servizio, e costoro sono in grado distruggere la vostra tribù quando
decideranno di colpire.”
“Non abbiamo paura dei vampiri,” ringhiò Sam,
con parole che echeggiavano i sentimenti presenti nelle menti del branco.
“Dovreste, invece,” l’interruppe Alice, e poi
aggiunse una succinta descrizione di alcuni membri della Guardia dei Volturi e
di cosa erano in grado fare.
Ora un certa preoccupazione aveva
sostituito la rabbia nelle menti dei presenti e io potei ricominciare:
“È quindi necessario aggiungere un’altra
minaccia alla prima per garantire che i Quileute vengano lasciati in pace. Per
sempre in pace. La proposta che sto per farvi ha un prezzo alto, però. Ma spero
che siate disposti a pagarlo. Sarà anche necessario ottenere la collaborazione
di altre tribù, del Nord come del Sud America. Popoli con i quali voi abbiate
antiche alleanze o forti legami familiari. Sicuramente voi sapete chi sono e
potete contattarli. Manderete dei vostri emissari e consegnerete loro un
pacchettino – uno che dovrete preparare insieme ad Alice e Jasper. Uno identico
per ogni tribù che avrete identificato. Non è necessario, ed è perfino più
prudente che noi vampiri non sappiamo chi siano.
Alice poi scriverà una lettera ad
Aro...”
Mentre continuavo a spiegare la
mia proposta, rabbia e incredulità facevano lentamente posto allo stupore e
alla speranza.
Perché mai dovremmo credergli? È un Volturi e potrebbe benissimo
tradirci! (Paul), Svelare tutti i
nostri segreti … pericoloso, ma, se servisse … (Sam), Leah mi ha detto che ormai si fida di lui, e questo è importante
(Sue Clearwater). Che gran figata! Spero
che mi scelgano per andare a trovare le altre tribù (Seth).
Ragioni di preoccupazione sicuramente ce ne
erano, per cui aggiunsi:
“Sì, se dovessimo dar seguito alla minaccia,
il mondo come lo conosciamo cambierebbe irrevocabilmente. Ma penso che non sarà
necessario. Aro capirà cosa gli conviene.”
“Sì, è così. Saremo tutti al sicuro, l’ho
visto!” Le parole della veggente suggellarono la mia proposta.
Il resto dell’incontro servì a
mettere a punto i dettagli. La mia proposta sarebbe stata realizzata.
E presto non
ci sarebbe stato più bisogno di me.
----***----
Riportai Bella al villaggio. Non
aveva sonno, per cui restammo nel portico a parlare di quello che era stato
detto durante l’assemblea e di cosa ci sarebbe stato da fare.
A un tratto lei si rese conto che
io non sembravo aver alcun ruolo in tutto questo, e impallidì.
“Stai per andartene, non è così?”
disse in tono d’accusa.
In effetti avevo pensato di
andarmene di lì a poco – volevo solo vedere la bozza della lettera che Alice
avrebbe scritto ad Aro – dopo aver raccontato che avevo affari urgenti a New
York. Ora però, davanti ai seri occhi bruni che mi scrutavano, non ebbi la
forza di mentire. Non potevo darle quel che voleva, ma potevo almeno dirle la
verità.
“Bella, per più di due secoli la mia
esistenza è stata un incubo. Quando sono fuggito dai Volturi avevo già deciso
di non continuare a vivere. Poi c’è stata - come dire – una tregua. Insomma mi
è stata data la possibilità di riparare, se pur in minima parte, a duecento
anni di cattive azioni. Ma non è abbastanza per giustificare la mia
sopravvivenza.”
Bella reagì alle mie parole con
asprezza, come se l’avessi schiaffeggiata.
“Allora io non conto nulla? Quel che
proviamo l’uno per l’altra non conta nulla? Non mentire, per favore!”
“Se non ti avessi conosciuta non
saprei cosa vuol dire ‘amore’. Ora lo so. Ma io sono maledetto e non voglio
rovinare la vita che meriti di avere. Non adesso che puoi averla di nuovo.”
“Non la voglio, se devo perderti.” La sua
voce era un sussurro.
Povero amore mio, aveva avuto
tanti dolori, tanti lutti. Le mancherò?
Piangerà per me?
Ma cosa ti viene in mente? Sarebbe meglio che ti dimenticasse.
Credo che sia stata la
disperazione a impadronirsi di noi in quel momento, Non sapevo più che dire,
niente che avesse senso, comunque. Per cui ci abbracciammo e cominciammo a baciarci.
È l’ultima volta, forse, che la
tengo tra le braccia. È calda e profuma di tutte le notti che non abbiamo avuto
e non avremo mai.
Lei si staccò da me e fece un
passo indietro. È così che
finisce?
“Edward, guardami. Capisco quello che
hai in mente e mi è insopportabile, ma non so come fare a fermarti. Sei un tale
idiota! E va bene, bastardo, vattene e muori. Ma questa notte è mia. Non c’è né
ieri né domani. Fai l’amore con me.”
E cercò di nuovo le mie labbra.
Allora persi ogni ragione e ogni
proposito. O meglio, me ne rimase soltanto uno. Non avrei più lottato per fare
quello che era giusto fare. Avrei lottato contro mio corpo inumano perché desse
solo piacere, non dolore e morte. Questa notte ero suo. Questa notte doveva
prendere il posto di quell’eternità insieme che ci era negata.
Tenendoci per mano entrammo in
camera e lentamente ci spogliammo, ammirando ciò che vedevamo. Le nostre labbra
non pronunciavano parole, perché ne facevamo un uso migliore. Sotto il calore
delle suo tocco la mia pelle non era più fredda, ma ardeva. Le mie mani letali
non stringevano fino a far male, ma carezzavano le dolci curve, imparando cosa
la faceva gemere di piacere. E anche le sue mani scoprivano il mio corpo,
esplorando, scivolando verso il basso, fino a prendermi il sesso, facendomi
sussultare e gridare.
“Devo essere dentro di te,” mormorai sulla
sua bocca.
Dopo il lungo silenzio che avevamo condiviso,
anche Bella parlò:
“Non ci sarà sangue,” disse.
Una confessione? Una rassicurazione? Non
provai gelosia, ma sollievo, perché non avrebbe sofferto, perché la sete del
mostro non si sarebbe risvegliata. Era una donna, sapeva quel che voleva e cosa
aspettarsi, non stavo approfittando di lei, almeno di questo non ero colpevole
…
La presi e il suo corpo accolse
il mio nel più intimo degli abbracci. Nel suo calore mi persi e mi ritrovai,
finché non fummo una cosa sola, di gioia e di luce.
Poi la terra si mosse, e così il
cielo. Per un attimo fu come se nelle mie vene inaridite il sangue pulsasse
ancora, caldo e forte. Mi sentii vivo, rinato. Stupito, mi resi conto di cosa
stesse accadendo. La donna tra le mie braccia, questa donna, era tutto quello
che c’era e che ci sarebbe mai stato. Nessun’altra sarebbe mai esistita, le mie
insignificanti relazioni passate erano cancellate, dimenticate. Bella era la
prima per me, e l’ultima.
Il legame che ci univa era
irrevocabile.

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