Attimo fuggente 16
Capitolo 16 – La spia
Bella dormiva tra le mie braccia.
Col naso immerso nei suoi capelli, inalavo il suo profumo floreale, adattando
il ritmo del mio respiro al suo. Non avrei dovuto permettermelo, ma non potevo
resistere. La mattina dopo le nostre reciproche rivelazioni, lei era stata
silenziosa, meditativa. Anche io ero silenzioso, arrabbiato con me stesso:
nello sforzo di negare quello che stava iniziando tra noi, avevo detto troppo e
praticamente rivelato quale era il mio obiettivo finale, così da non darle
adito ad alcuna speranza.
Ma speranza di che? In un’altra
esistenza avrebbe potuto essere la mia compagna? Antonio Volturi non meritava
di trovare la sua compagna di vita e Edward Masen era su questa terra solo per
garantire ai sopravvissuti della sua ultima missione una qualche sicurezza – e
per cambiare mentre lo faceva, sì da poter scegliere il suo attimo perfetto e
guadagnarsi il diritto di morire.
In silenzio prendemmo la macchina
con autista che avevo noleggiato, in silenzio arrivammo a Newark, volammo fino
a Seattle e raggiungemmo la Penisola Olimpica con la BMW che avevo affittato
all’aeroporto. Alice aveva riservato un bungalow per me e Bella, ed un altro
per sé in un villaggio turistico tra Port Angeles e La Push. Non potevamo
andare alla riserva, perché il ricercatore sospettato di essere una spia era
finalmente arrivato e non doveva certo vedere vampiri in giro, né sapere che
Alice era lì.
Jasper non era con lei al nostro
arrivo, ma ci avrebbe incontrato il mattino seguente. Nella mente di sua moglie
vidi che temeva l’incontro con Bella, perché si sentiva ancora molto in colpa
per aver cercato di aggredirla.
Questa volta la schermatura di Alice
era affidata a Seth, il “fratellino” di Leah che era più alto di me. Da lui mi
sarei aspettato sospetto e perfino odio, ma vidi solo curiosità. Abbracciò
Bella non appena la vide e poi cominciarono a chiacchierare. Era uno scambio di
battute allegro e familiare, che mi rendeva evidente come la vita di Bella
avrebbe potuto essere, se i Volturi non avessero interferito.
Quando Alice e Seth se ne
andarono, Bella dichiarò di essere stanchissima e si limitò a mangiare le poche
provviste - merendine, biscotti e noccioline - che si trovavano nel piccolo
frigorifero. Poi se ne andò a letto, facendomi segno di seguirla quando uscì
dal bagno in pigiama. Cosa voleva? Lo scoprii subito dopo perché, appena stesa,
batté il palmo sul piumino. Pensai che, anche se non poteva essere mia, anche
se non avevamo alcun futuro insieme, almeno a questo non avrei rinunciato. Così
mi stesi accanto a lei, rimanendo all’esterno del copriletto imbottito. Più
tardi, nel sonno, lei si mosse e fu così che finì ben avvolta nel piumino, ma
tra le mie braccia.
Il mattino dopo Bella arrossì,
accorgendosi di come aveva dormito. L’aiutai gentilmente a districarsi dal
copriletto e lei si stiracchiò come una gatta, evitando di guardarmi. Anche
senza aver accesso ai suoi pensieri, mi sembrava proprio che i suoi movimenti
fossero un po’ troppo languidi, ed esclusivamente a mio beneficio.
Le vampire, se interessate ad un
maschio, sono sfrontate, aggressive addirittura. Anche le femmine umane possono
essere sfrontate, me ne ero reso conto da quando avevo cominciato a fare
attenzione ai loro pensieri. Altre invece usavano la civetteria, ma la mia
Bella non era così. Però anche lei voleva attrarmi, e ci stava riuscendo
benissimo, malgrado la sua naturale timidezza. Dannazione, la volevo e lei
voleva me. Per un attimo pensai di lasciare libero corso al desiderio. Bastava
che facessi un passo … ma bussarono alla porta e il momento passò. Erano
arrivati Alice e Jasper, con gli occhi di un chiaro color miele. Una memoria
passeggera mi disse che, dopo essere stati a caccia, si erano finalmente
riuniti … tra le onde del mare. Era l’unico modo di poter stare insieme, senza
la presenza di un lupo e senza che Alice potesse essere rintracciata. Nascosi
un sorriso: se le cose stavano così, non sarei stato l’unico vampiro frustrato
tra noi.
Il biondo marito di Alice era
alto e asciutto. Un combattente, ovviamente, se le pallide e quasi invisibili
cicatrici che gli solcavano il viso e gli avambracci significavano qualcosa[i]. Un tipo pericoloso, anche
perché l’odio che provava per me era chiaramente leggibile nei suoi pensieri.
Forse, quando tutto fosse finito, avrebbe accettato quello che sua moglie non
voleva fare e avrebbe provveduto lui alla mia eliminazione.
“No, non lo farà,” disse Alice
seccamente. “Nell’acqua ho avuto una visione e so cosa ti proponi di
chiedergli. Ma io non intendo permetterlo”.
“Cosa si propone Edward?” Bella cominciò a
chiedere, ma poi la presenza imperiosa di Jasper la distrasse. L’ultima volta
che l’aveva visto, lui aveva tentato di ucciderla. Sopprimendo i pensieri
omicidi che mi riguardavano, ora la fissava, immobile, intenso. C’era rimorso nella
sua mente, ma c’era anche un grande affetto.
“Oh Jazz,” gridò Bella e corse ad
abbracciarlo. Lui si rilassò immediatamente.
“Tesoro,” le disse, “ti giuro che non
succederà mai più. Mi sono messo alla prova in ogni modo possibile e ora
controllo la sete molto meglio di prima.”
“Va bene, ragazzi,” sorrise Alice, “so
che siete molto contenti di rivedervi, ma non abbiamo tempo. Da ieri la spia è
a La Push.”
Dopo una breve discussione
decidemmo che la cosa migliore da fare era scoprire le intenzioni del nuovo
arrivato. Anche se aveva evitato di farsi vedere, Jasper gli si era avvicinato
abbastanza da poter percepire le sue emozioni: paura, ansia e,
sorprendentemente, un forte senso di colpa. Non c’erano dubbi che si trattasse
proprio della spia - un normale ricercatore non avrebbe provato quei sentimenti
– ma di sicuro non era contento della sua missione. Pertanto, io avrei dovuto
passare le prossime ore a La Push, vicino alla casa che la tribù gli aveva
concesso di usare. In realtà era la casa di Billy Black, dove lui abitava da
solo dopo la morte del figlio Jacob. Aveva anche una figlia, Rachel, che si
prendeva cura di lui, confinato su una sedia a rotelle, ma che viveva col suo
compagno Paul Lahote, un muta forma che aveva avuto l’imprinting con lei. Per lasciare
la casa libera, Billy si era temporaneamente trasferito da Sue Clearwater,
vedova di un suo caro amico e madre di Seth e Leah.
Nel tardo pomeriggio andammo
quindi alla riserva. Bella non poteva rimanere da sola nel villaggio, per cui
andò a trovare Emily Ulay, moglie di Sam e sua vecchia amica.
Accanto alla casa di Billy Black
c’era un capanno degli attrezzi, dove Jacob aveva lavorato su vecchie auto e
moto, coltivando, prima di morire, il sogno di aprire un’officina meccanica.
Ora era vuoto, naturalmente, e fu lì che mi misi in attesa.
La spia non era ancora tornata a
casa. Mi avevano detto che stava facendo un giro di visite, per presentarsi
agli anziani, chiedere delle antiche leggende e ascoltare parole nella lingua
Quileute, in modo da fare i paragoni richiesti dalla sua pretestuosa ricerca.
Finalmente tornò a casa e si
preparò qualcosa da mangiare. Il mio compito risultò facilissimo: le memorie lo
perseguitavano …
Tutto era cominciato con una
ricerca sul campo condotta in Brasile. Nella sua mente, vidi che gli ci era
voluta più di una settimana per raggiungere la sua destinazione, partendo da
Manaus e viaggiando prima in jeep, poi in barca a motore e infine in canoa su
un affluente del fiume Solimões.
Aveva ottenuto faticosamente i permessi necessari dalla FUNAI, l’agenzia
brasiliana per la protezione dei popoli indigeni. Non era stato facile, perché
quel particolare villaggio era relativamente intatto rispetto alla
civilizzazione e gli anziani volevano che rimanesse tale.
Ora nella mente della spia c’era una
frase, che ripeté a mezza bocca.
Tawẽmake Chatù.
Sarebbe stato meglio che gli anziani della tribù non avessero avuto
storie così affascinati da raccontare. I contenuti erano molto più interessanti
della semantica. Tra tutte la leggenda del Tawẽmake Chatù – ovvero l'Uomo Luna
- mi accese la fantasia. Bello, pallido e freddo, lo straniero giungeva di
notte, per sedurre le vergini più graziose del villaggio. Una tragedia, perché
il seduttore era un Sukoyan, ovvero un essere soprannaturale che si nutriva di
sangue umano, e che finiva per uccidere le fanciulle. Se la vittima non moriva,
però, era anche peggio, perché poteva rimanere incinta, dando poi alla luce una
creatura orribile, che usciva dal ventre della madre aprendosi la strada coi
denti e andava immediatamente in cerca di sangue fresco. Per questo non si
permetteva al piccolo mostro di sopravvivere, ardendolo al momento della
nascita insieme al cadavere della madre.
Sobbalzai a questi ricordi,
perché la storia non mi giungeva per nulla nuova. Mi domandavo come avesse
fatto a scoprire tanti dettagli. Alcuni degli anziani gli avevano addirittura
raccontato di aver parlato con testimoni dei fatti e ogni particolare appariva
coerente. Tornato in Canada aveva fatto ulteriori ricerche, cercando leggende
indigene che assomigliassero a quelle.
Cha idiota sono stato! Visto che esistevano altre leggende simili, alla
fine ho deciso di pubblicare la mia ricerca, intitolata “L’Uomo-Luna dei Tikuna
e altre leggende comparabili”, di Kevin Lowell”. Così ho firmato la mia rovina.
L’e-mail che arrivò dall’Italia non aveva nulla di sospetto. Un
professore dell’Università di Pisa era molto interessato al mio lavoro e
avrebbe voluto tradurlo in italiano e pubblicarlo. E poi, visto che doveva
comunque venire in Canada, potevamo incontrarci? Aveva, tra l’altro, nuove
informazioni su quelle particolari leggende.
Come desideravo quella visita! Il suo interesse mi lusingava.
Logicamente, mi aspettavo un’altra mail o una telefonata per definire i
dettagli dell’incontro, ma una notte è venuto a trovarmi di sorpresa, a casa e
non all’Università. Io stavo leggendo quando qualcuno. che evidentemente aveva
la chiave, aprì la porta.
Nella mente della spia vidi le
immagini di quanto era accaduto, un incubo da cui non poteva più uscire.
Il visitatore non era solo: aveva
un cadavere con sé. Con orrore Kevin riconobbe Ramon, il portiere dello
stabile. Aveva la gola squarciata, ma non c’era altro sangue. Paralizzato dallo
shock non riusciva a distogliere gli occhi, rendendosi conto che l’intruso
doveva essere mostruosamente forte: teneva il corpo con una sola mano, come se
non avesse alcun peso.
Lasciò cadere Ramon per terra con un tonfo sordo e poi avanzò verso di
me. Non camminava, sembrava scivolare sul pavimento ed era rapidissimo.
“Lo
farò sparire quando avremo finito,” disse. “Ero certo che lo avresti trovato
molto … convincente. E poi lui aveva le tue chiavi e io avevo molta sete.”
“Chi
sei?” gracchiai.
“Vengo
dall’Italia ma, diciamo, il professore di Pisa era solo uno pseudonimo. Il mio
vero nome è Demetri dei Volturi.”
Guardai il corpo di Ramon. Un uomo simpatico, sempre disponibile a dare
una mano. Veniva dal Perù e avevamo spesso chiacchierato nella sua lingua. Mi
guardai intorno, disperato. Demetri stava tra a me e la porta, e anche il
telefono era lontano …
“Perché
lo hai ucciso?” sussurrai, “non avrebbe fatto male ad una mosca.”
Lui mi prese per il collo con una mano gelida e mi tenne sollevato dal
pavimento. Aveva gli occhi rosso rubino, non neri come mi era sembrato. A
stento evitai di farmela addosso, tanta era la paura.
“Avevo
sete, te l’ho già detto,” sibilò. “E lui poteva sparire tranquillamente,
nessuno farà molte domande quando non si ripresenterà al lavoro. Un immigrato
senza famiglia è spendibile. L’unica cosa importante per te è sapere che in un
minuto potresti fare la stessa fine. La domanda giusta che dovevi farmi non è chi sono, ma cosa sono. Guarda, te lo dirò,” aggiunse, “così non perdiamo altro
tempo. Io sono la versione europea del tuo Sukoyan. In altre parole, sono un
vampiro.”
“I
vampiri non esistono,” protestai, senza davvero credere a quel che dicevo.
“Esistiamo,
eccome e ci irritiamo molto quando il segreto della nostra esistenza viene
divulgato. Vedi, caro Kevin, la ricerca che hai pubblicato era troppo accurata
per poterla ignorare.”
Mi rimise coi piedi per terra e mi disse di sedermi. Sapevo di non
avere scampo, ma allo stesso tempo una strana calma era discesa su di me. Se
era un vampiro – e tendevo a credergli – ma non mi aveva ammazzato, allora forse
voleva qualcosa da me. E forse potevo ancora sopravvivere.
Da Demetri Kevin seppe che, molti
anni prima del suo arrivo, un Uomo-Luna aveva davvero portato la morte nello
stesso villaggio indio in cui lui aveva soggiornato. Benché si trattasse di un
luogo molto lontano dalla civiltà, quello che il vampiro stava facendo finì per
attrarre l’attenzione dei signori di Volterra, che inviarono un contingente di
guerrieri per riportare l’ordine, eliminandolo. Io non ero stato coinvolto
nella missione, ma conoscevo la storia. Col tempo, leggende e fatti si erano
mescolati ma ora, grazie al suo lavoro di ricerca, l’incidente non poteva
essere considerato del tutto chiuso, mentre era necessario farlo dimenticare.
“Vedi,”
mi disse Demetri, “dato che sai che esistiamo non puoi continuare a vivere …”
Avrei potuto fargli notare che, prima del suo arrivo, non pensavo affatto che i
vampiri esistessero davvero e che quindi le sue parole mancavano di logica, ma
me ne guardai bene.
“Tuttavia,”
continuò, “tu potresti fare qualcosa per noi, e in tal caso sapremmo mostrarti
gratitudine. Invece della morte, possiamo darti il dono più grande,
l’immortalità.”
Poi mi spiegò cosa voleva da me, svelandomi l’esistenza di altri esseri
soprannaturali, una specie di lupi mannari che si trasformavano non con la luna
piena, ma in presenza dei vampiri, loro nemici ancestrali.
Concluse dicendo che mi concedeva un po’ di tempo per fare la mia
scelta. Lui intanto avrebbe fatto sparire il corpo di Ramon.
“Non
provare neppure a scappare,” mi disse andandosene. “Sono un segugio e posso
rintracciarti ovunque tu ti nasconda. Poi morirai di una morte lenta e
dolorosa. E non da solo: so dove vivono tua sorella e la sua famiglia.”
Non voglio morire, ma neppure voglio diventare un vampiro –
L’orrenda alternativa ancora non dava pace al ricercatore – la sola idea mi disgusta, ma non trovo una
via d’uscita. Non c’è. E poi il bastardo ha minacciato di andare a Montreal a
uccidere mia sorella e i suoi figli. Alla fine ho fatto come voleva lui e gli
ho venduto l’anima.
Secondo Kevin, il piano di
Demetri aveva funzionato alla perfezione. In breve tempo i Quileute avevano
accettato la sua richiesta e lo avevano accolto benevolmente.
E così eccomi qui alla riserva, pronto a tradire loro e i loro amici.
Ignaro di esser stato scoperto,
aveva subito proceduto col programma stabilito con Demetri. Mentre faceva
visita agli anziani gli aveva nascosto in casa varie microspie.
Niente se non il meglio delle tecnologie per i vampiri. Le microspie
che mi ha fornito sono minuscole e facili da applicare sotto i mobili. Stanno
già registrando e più tardi mi metterò ad ascoltare. Per fortuna, l’antico
linguaggio non è più di uso corrente, ora anche i vecchi parlano soprattutto
inglese.
Mi domando se non dovrei chiedere aiuto, invece. I lupi mutanti possono
uccidere i vampiri, a quel che pare. L’indiano gigantesco, Sam, deve essere il
capo branco e ho visto in giro altri ragazzi più alti e robusti della norma. Se
dicessi loro la verità … no, mi sa che mi ammazzerebbero subito, e tuttavia …
I pensieri di Kevin si spostarono
su cose pratiche. Voleva aprire la grande valigia metallica che conteneva i
registratori, ma la serratura sembrava bloccata. Gli occorreva un cacciavite e
in casa non c’era. Così decise di andare a cercarne uno nel capanno degli
attrezzi.
Merda.
[i] Jasper
ha un violento passato, in cui addestrava (e spesso uccideva) vampiri appena
creati. Le cicatrici sono un ricordo di quel periodo. Si noti che solo i morsi
di un altro vampiro lasciano segni sulla pelle degli immortali, segni che sono
quasi invisibili ad occhi umani.

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