Attimo fuggente 13



          Capitolo 13 – Alice

Perché non sono riuscita a vedere Demetri? Essere così incapacitata
 è orribile. E ora il bastardo vuole infiltrare i Quileute. Certo, gli Anziani potrebbero rifiutare la richiesta del ricercatore, ma allora Demetri 
potrebbe mandare qualcun altro, uno più difficile da scoprire. Non lo 
so, è una sensazione, ormai devo andare avanti a sensazioni, come tutti, ma penso che la spia potrebbe essere usata contro Demetri, diventare il nostro 
canale per raggiungerlo e colpirlo. Se ci riuscisse di sorprenderlo...

La mia bocca era pena di veleno, l’odio che provavo per il segugio quasi intollerabile. Alla fine, dopo molto rimuginare, avevo detto agli Anziani di consentire la visita del canadese, ma per un periodo di tempo limitato. Se gli si dava poco tempo, non avrebbe potuto raccogliere molte informazioni.
Inoltre, avevo un altro problema. Gli ultimi due giorni Bella li aveva passati in compagnia di Antonio Volturi. Non come sua prigioniera, no. Si era convinta che l’ex inquisitore avesse rotto con la sua congrega per sempre, che fosse davvero intenzionato ad aiutarci. Anche qui, le scarse visioni che ero riuscita ad avere non mi erano di molto aiuto, ma avevo visto Bella a casa sua, e l’impressione generale che ne avevo tratto era stata positiva.

E ora questo Antonio voleva incontrarmi. Potevo rischiare? Se davvero era in buona fede, il suo sostegno sarebbe stato impagabile. Ma era un telepata, e sarei stata come nuda di fronte a lui, priva di difese.

Riandai con la mente al giorno più terribile della mia lunga vita, quando la squadra italiana era venuta a punirci. Il senso di colpa per non averlo previsto mi bruciava ancora. Se avessi saputo del loro arrivo, i lupi avrebbero potuto combattere con noi, difenderci. Ma io cercavo Jasper: giorno e notte cercavo Jasper che mi aveva, e ci aveva, abbandonato, sopraffatto dalla vergogna. Il desiderio di ritrovarlo mi consumava, per questo non monitoravo più i Volturi da troppo tempo …

Tuttavia dovevo ringraziare Dio, o la fortuna, perché lui non era con noi quel giorno, se no sarebbe morto. Anche Bella non c’era; era andata alla riserva, dove dava ripetizioni di inglese a un gruppo di ragazzini. Purtroppo il pensiero di lei mi venne alla mente durante l’interrogatorio, e più cercavo di non pensarci e più ci pensavo, sentendo lo sguardo cremisi dell’Inquisitore su di me. Aveva visto che c’era un’umana che viveva con noi, una colpa gravissima che si sommava alle altre. Ma non lo disse ai suoi compagni, né durante il confronto né dopo, per quel poco che ero stata in grado di vedere da allora.

Poi tutto era andato in malora. Rose perse la testa e il nostro futuro cambiò. Per un attimo divenne tutto nero, saremmo morti tutti. Gridai per fermarla, ma inutilmente. No invece, io non sarei morta, ma gli altri sì e Felix mi stava per ghermire … Poi l’Inquisitore, Antonio, che aveva assistito impassibile al massacro, scattò improvvisamente e si mise a correre. Non capivo, ma mi vidi correre a mia volta, non sapevo dove. Ma certo, correvo verso La Push, dove sarei stata salva per un po’, per questo mio futuro spariva di nuovo. Ora vedevo altri guerrieri correre dietro all’Inquisitore, tutti tranne Felix, che rimase sul posto con l’ordine di dar fuoco a tutto. Antonio però era più veloce del fulmine. Lo vidi un’ultima volta, lontanissimo, in Canada forse, che si tuffava in un lago e spariva.

Se Felix mi avesse preso e mi avesse chiesto di sottomettermi o morire, cosa avrei fatto? Mi piace pensare che avrei scelto di essere fatta a pezzi come i miei familiari. Non sono stata messa alla prova perché, mentre erano distratti, mi riuscì di scappare. Jasper era ancora vivo e quindi dovevo sopravvivere anche io. Per lui. E poi, dovevo mettere Bella al sicuro.
Quando raggiunsi La Push le visioni mi abbandonarono completamente. Potevo solo sperare che la presenza dei lupi rendesse inefficace il talento di Demetri come rendeva inefficace il mio. Ora comunque era occupato a rintracciare Antonio e questo mi dava un po’ di tempo.

Non so come trovai le parole per raccontare a Bella, al branco e agli anziani cosa era successo. I lupi volevano correre alla casa, ma già sapevo che lì rimanevano solo cenere e poche travi bruciate. Non credevo che la squadra che ci aveva assalito, una volta tornata indietro, avrebbe sferrato un attacco contro la riserva. L’attacco sarebbe sicuramente venuto, ma non ora. Erano in pochi e i rischi di svelare il segreto troppi.

Piangemmo, chi poteva farlo con le lacrime e io con i singulti secchi della mia specie. Poi chiesi a Bella di darmi il mio computer. Lo aveva lei, perché il suo funzionava male, così aveva preso in prestito il mio per far lezione ai ragazzi. Ora dovevo lavorarci.
Due ore dopo, avevo spostato la maggior parte del nostro patrimonio – tanto quello della mia famiglia che quello di Bella - su nuovi conti irrintracciabili. Poi mandai un messaggio in codice a J. Jenks, perché ci fornisse in poche ore nuovi documenti di identità per me e per la mia amica. Era abituato a farlo e anche stavolta diede prova di grande efficienza.

Dopo un altro giro di perlustrazione i lupi tornarono indietro, dicendo di non aver trovato più alcuna traccia di vampiri nei dintorni. Mentre Bella finalmente dormiva, io cercai di pianificare i giorni e i mesi a venire, in modo che lei fosse al sicuro e io non venissi catturata. Poi, quando avessi ritrovato Jasper, avremmo cercato di elaborare una strategia difensiva e vendicarci, se fosse stato possibile.
Finalmente, dopo più di un anno, sembrava che le cose stessero mettendosi in moto. Però il mio volo era sempre cieco.
“Leah,” dissi alla mia guardiana, “dobbiamo organizzare un incontro con Bella.”

Le prese il cellulare per avviare la procedura, ma io la fermai.
“Aspetta,” dissi, “c’è dell’altro che devi sapere. Non sarà da sola, ci sarà un altro immortale con lei.”
Come apprese l’identità del vampiro in questione, Leah fu al punto di trasformarsi, tanto grande era la sua furia.

“Ti prego, Leah, calmati,” la implorai. “Ho avuto una visione parziale su di lui e, come Bella, penso che non sia un nemico. Non più, almeno. Vuole incontrarmi e sarà bene che lo faccia, perché forse può aiutarci ad uscire dalla stallo in cui ci troviamo.”

Dopo aver condiviso con lei il poco che sapevo, stabilimmo di vederci in un posto che avremmo immediatamente lasciato, senza decidere in anticipo dove saremmo andate poi. In tal modo Antonio, - no, non più Antonio, si faceva chiamare Edward adesso - non avrebbe saputo dove trovarci. Ma poi, che sarebbe accaduto a Bella? Non potevo certo lasciarla con lui.
Il posto per l’incontro che alla fine scegliemmo non era lontano: un villaggio vacanze per pescatori ed escursionisti vicino a Bernardsville, nel New Jersey.

Una volta lì, comunicai a Bella dove raggiungerci. Arrivarono in motocicletta e mi resi conto che il casco era una gran soluzione per le giornate di sole, che quel giorno splendeva. Il nostro bungalow era fuori vista dagli altri alloggi, per cui l’ex inquisitore se lo tolse, camminando verso il portico e diffondendo arcobaleni di luce. Era molto attraente, anche per un vampiro. In precedenza, quando era arrivato con gli altri guerrieri, non avevo minimamente fatto caso al suo aspetto fisico, solo al pericolo che rappresentava per noi. Ma ora dovevo ammettere che il bel volto scolpito, le labbra rosse, la mascella forte e i capelli ramati creavano un insieme di grande effetto. Una volta dentro, Bella corse ad abbracciarmi, mentre lui rimase fermo accanto alla porta. Io tenevo Leah per mano e la sentivo tremare. Oh per favore, per favore non trasformarti, fu tutto quello che riuscii a pensare.
Rimanemmo immobili per un po’, finché Leah non fu di nuovo calma. Bella le prese l’altra mano tra le sue. Le iridi scarlatte di Edward erano puntante verso di me, invece.

”Alice,” mi salutò, piegando il capo. Un cenno di riconoscimento, sicuro, ma anche … cosa? Era mai possibile che mi stesse chiedendo perdono?
“Sì, se fosse possibile perdonarmi,” disse, e c’era un’infinita tristezza nelle sue parole.
Questo Edward era molto diverso dal gelido inquisitore che avevo conosciuto. Allora appariva severo e privo di sentimenti. Non ora.

“Alice,” ripeté, “puoi anche rifiutarti, ma ho cose da dirti che solo tu dovresti sapere per ora. Possiamo allontanarci da Bella e dalla tua guardiana?”
“Sul mio cadavere,” ringhiò Leah, ma io invece volevo sapere. Tutti i miei istinti mi dicevano che lui non era il problema ma, forse, la soluzione.
“Demetri potrà tracciarmi, se lo faccio,” obiettai.
“Demetri non riesce più a percepirmi,” rispose Edward. ”Qualcosa di più potente di lui glie lo impedisce, e penso che chiunque mi stia abbastanza vicino possa ugualmente sfuggire al suo radar. Andiamo pure in un torrente, se credi, ma non dobbiamo sommergerci completamente, perché sott’acqua non si può parlare. Se invece dovesse trovarti, mi impegno a difenderti. Per ora è a New York ed è solo.”

Facemmo come diceva lui, raggiungendo un torrentello poco lontano. Leah ci accompagnò sino in riva ed era molto riluttante a lasciarci soli.
“Leah, devi allontanarti,” le dissi. “Sta tranquilla, non mi succederà nulla di male.”
Sospirando, lei mi obbedì.

Rimasi sola con Edward, in posizione abbastanza ridicola, coi piedi immersi nell’acqua. Riuscivamo a rimanere in equilibrio sulle rocce solo perché eravamo vampiri e non è facile che scivoliamo. Ma non c’era nulla di ridicolo in quel che lui mi disse.

“Non provo neanche a discolparmi, perché quel che ti ho fatto non può essere perdonato. Ora però voglio salvare te e Bella dalla mia congrega di un tempo. Finché Demetri è su questa terra non c’è salvezza per voi, per cui deve essere eliminato. Penso che la spia che ha infiltrato a La Push sia la chiave per farlo …” Edward si interruppe: era evidente che si stava facendo forza per continuare.

“Ti rivelerò un segreto,” continuò. “Aro mi utilizzava, ma mi temeva anche un po’ e stava molto attento a nascondermi i suoi pensieri. Ci sono delle tecniche per farlo. Tuttavia una volta qualcosa gli sfuggì e così venni a sapere quello che potrebbe causare la distruzione dei Volturi, almeno nell’attuale assetto di potere. Però prima che ti dica ciò che ho scoperto nella sua mente – ed è qualcosa che, usato come arma di ricatto può convincerlo a lasciarvi in pace – ho una richiesta. Quando tutto sarà finito e voi sarete al sicuro, devi uccidermi.”
Sbalordita, guardavo il suo viso impassibile mentre attendeva stoicamente che gli dessi una risposta.

Ma molto prima che ne trovassi una, l’universo mi esplose intorno. Le visioni erano tornate, tutte insieme, così tante e così forti che persi l’equilibrio e sarei caduta in acqua se Edward non mi avesse stretto le mani e tenuta dritta. Non riuscivo a decifrare bene quel che vedevo, ma una apparve più volte. Lui e Bella che si baciavano, abbracciati. Bella con gli occhi rossi … no, ancora umana … Ma, se erano destinati ad amarsi, come potevo ucciderlo? Poi c’era un uomo a La Push, non lo conoscevo, non era un Quileute. La spia forse? Guidava una macchina e Leah era con lui. Perché? Adesso qualcuno stava leggendo una lettera. Era Aro? E poi Jasper, Jasper, Jasper. Era a Port Angeles, e anche io e Bella e Edward …

Le immagini divennero un vortice rapidissimo, come se tentassero di rimediare al tempo perduto. E finalmente non ne potei più, la mia mente si chiuse e non ci fu altro. Il telepata aveva visto tutto quel che io vedevo, ovviamente, e sembrava non meno confuso di me. Qualcosa però mi era chiaro.

“Tu ti sei innamorato di Bella,” gli dissi.
Sbarrò gli occhi, ma non negò. Era come se lo stesse ammettendo a se stesso per la prima volta.
“Forse,” alla fine rispose, “ma non ne può, non ne deve venir fuori niente.”
“Non sei l’unico elemento dell’equazione, sai,” gli ribattei. “Anche lei potrebbe aver qualcosa da dire in proposito.” Prima ancora che provasse a controbattere, continuai:

“Sì, dovresti pagare per quello che hai fatto, ma non sarò io ad ucciderti, né ora né mai. Comunque ci sono cose più urgenti adesso, e anche il segreto che volevi rivelarmi dovrà aspettare. Jasper è nella Penisola Olimpica o ci arriverà presto e io devo andare lì. Torniamo indietro e parliamo con gli altri, dobbiamo decidere le nostre mosse.”


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