Attimo fuggente 12
Capitolo 12 – Confidenze
“C’è ancora del caffè?” Bella era
ritornata.
“Sarà freddo, ormai. Te ne faccio
dell’altro?”
Passata la crisi di pianto, ora
sembrava più calma. Prendendo esempio da lei, chiusi fermamente la mente ai
rimorsi che mi avevano quasi incapacitato.
“Puoi avvertire i Quileute della
spia?” le chiesi.
“Certo, ma visto che loro temono che i
telefoni possano venir intercettati, devo usare ogni volta una carta SIM
differente. Ne ho parecchie. Chiamo e dobbiamo comunicare in codice, poi
finalmente qualcuno mi richiama. Ci vuole tempo, ma è più sicuro. Comunque,
devo comprarmi un altro cellulare.”
Che sistema complicato! E
probabilmente inutile, visto che Demetri agiva da solo, senza l’aiuto delle
sofisticate tecnologie cui i Volturi avevano accesso, tant’è vero che aveva
dovuto ricorrere ad una spia per cercare di scoprire dove Alice si nascondesse.
“Puoi usare il mio, di cellulare,”
proposi. “Poi, se vuoi, possiamo andare a comperarne un altro.”
Le mi lanciò uno sguardo duro, ma
alla fine assentì con un breve cenno del capo. Avevo passato un esame e un
senso di soddisfazione mi scaldò il petto. Le porsi il cellulare, lei cambiò
carta SIM e fece la sua chiamata, mentre io andavo a preparare altro caffè.
“Ora dobbiamo aspettare,” disse. Restò
in silenzio per un po’, guardandomi mentre sorseggiava la bevanda che le avevo
portato. “Edward,
ti posso chiedere una cosa?”
“Certo.”
“Perché sei scappato?”
“Dopo aver fatto la volontà dei
Volturi per duecento anni, ne ho avuto abbastanza,” risposi sinceramente.
“Tanto che tu lo sappia, non vado affatto fiero del ruolo che ho avuto nella
tragedia dei Cullen.”
Bella considerò a lungo le mie
parole, poi mi chiese cosa avessi fatto dopo esser fuggito. Decisi di
raccontarle tutto, a parte il mio incontro con la Morte.
Mentre parlavo, mi trovai a
considerare come poteva apparire ad un’umana la cronaca dei miei primi giorni
di libertà. Ne provai vergogna. Avevo ucciso, e neanche per sete, ma per
rubare.
Quando arrivai agli eventi di
Atlantic City, al Signor Balisteri e al gangster russo, mi sentii un po’
meglio.
“Così, cacci criminali, adesso?” mi
chiese lei, intrigata.
“Sì.” Non c’era altro da aggiungere,
ma Bella non aveva finito di stupirmi.
“Beh, allora forse stai salvando più
vite di quante tu non ne prenda.”
Davvero? Era un punto di vista
completamente nuovo per me.
Conclusi il racconto con i miei
successi di Wall Street, successi dovuti unicamente alla telepatia, e lei si
mise a ridere.
“Sai, in circostanze diverse, Alice
avrebbe voluto tanto conoscerti. Lavorando insieme sareste divenuti milionari
in poco tempo.”
A quel punto decidemmo di uscire.
Il tempo era nuvoloso, quindi buono per me. Bella doveva comperarsi un
cellulare e dire alla biblioteca che non sarebbe andata al lavoro per qualche
giorno.
“Chiamerò la biblioteca da un telefono
pubblico. Dopo, vorrei andare a casa a cambiarmi, se non ti spiace. E poi devo
restituire a Lucy il suo impermeabile. Lo lascerò alla lavanderia, mi fanno
questi piccoli favori, e le dirò di passare a prenderlo quando vuole e dar loro
il mio.”
Io dovevo recuperare la
motocicletta, rimasta vicino alla biblioteca. Senza dir nulla presi il casco in
più che possedevo – era venuto con la Ducati, ma in seguito me ne ero comprato
uno col visore più scuro. Il mio era ancora nel bauletto della moto, speravo.
Vedendomi uscire con un casco sottobraccio, Bella sbarrò gli occhi, ma non
disse nulla.
Sbrigate le commissioni, andammo
a casa sua. Aveva appena inserito la vecchia carta SIM nel nuovo cellulare
quando questo squillò.
“Ciao, Zio Billy,” disse, guardandomi
fisso. Capii che voleva parlare in privato, così me ne andai ad occuparmi della
moto, che parcheggiai lì vicino.
Quando tornai, la chiamata era
conclusa e lei aveva molto da dirmi.
“Era Billy Black, il migliore amico di
papà. E suo figlio, Jacob, era il mio miglior amico, quando eravamo bambini. A
un certo punto – io ovviamente non lo sapevo - Jacob cominciò a mutare forma,
mentre al padre non successe mai. Sembra che, durante la lunga assenza dei
vampiri dalla Penisola Olimpica, una generazione dei Quileute sia scampata alla
maledizione. Sì, perché molti di loro la considerano una maledizione, sai.
Jacob in particolare. E tuttavia è morto da lupo, combattendo tre vampiri.”
“Allora, cosa hai detto a Zio Billy?” Anche se trovavo affascinanti
le storie della tribù, volevo prima sapere cosa lei avesse detto e cosa le
fosse stato risposto. Ma in seguito avrei chiesto del ragazzo-lupo che era
morto lottando contro i miei simili.
“Gli ho chiesto se c’erano estranei a
La Push, persone arrivate da poco, per qualsiasi ragione. E, in effetti, mi ha
detto che il Consiglio degli Anziani ha ricevuto una richiesta dall’Università
della Colombia Britannica in Canada. C’è un professore associato del
dipartimento di Antropologia che sta facendo una ricerca sulle lingue indigene
– vuole stabilire se il Quileute ha similarità col Wakashan, o col Salish o con
l’Eskimo-Aleut. A tal fine ha chiesto il permesso di vivere alla riserva per un
po’.”
“Buona copertura,” osservai.
“Infatti. E ha credenziali impeccabili,
accompagnate da una lettera del Preside della Facoltà. La ricerca gli serve per
ottenere la cattedra, ha detto. I Quileute gli devono ancora rispondere, ma
pensano di sì, perché gli studi sul loro linguaggio sono importanti per loro.
Naturalmente potrebbe essere una richiesta completamente innocente, ma non c’è
nessuna persona nuova a La Push, né se ne aspettano altre, a parte costui.”
“Ti ha chiesto come sei venuta a
sapere della spia?” Era un punto delicato, perché mi sembrava che non ci fosse
modo di spiegarlo tenendomi fuori dal quadro. Ma Bella ci aveva pensato.
“Beh, è stato imbarazzante, e ho
dovuto mentirgli,” ammise. “Perché se gli avessi parlato di te, non l’avrebbe
presa bene. Per cui gli ho detto che Alice aveva visto qualcosa. A lei però dovrò
dire la verità, lo capisci? È necessario, perché così potrà tentare di vedere
il risultato delle decisioni, sia che gli Anziani decidano di far venire il
ricercatore o di respingere la sua richiesta. Mi chiamerà oggi, al nuovo numero
che ho dato a Billy.”
Bella si scusò e andò a
cambiarsi. Quando emerse dalla sua camera con un completo pantalone che le
stava benissimo, decisi di proporle qualcosa, sebbene temessi la risposta.
“È passato mezzogiorno. Posso
invitarti a pranzo?”
Mi osservò stupita ma poi rispose: “Oh,
va bene, ti ringrazio. Suppongo che tu sia bravo a far credere che mangi.”
Un'ombra le passò sul volto, stava sicuramente ricordando i suoi amici. Ma io
ero felice che avesse accettato.
“Sì, sono bravissimo a far finta di
mangiare,” risposi, sorridendo e offrendole il casco di riserva.
E così ci trovammo ad andare
insieme verso il nord di Manhattan a cavallo della Ducati. Dietro di me Bella
mi stringeva forte con le braccia: una sensazione meravigliosa. Ora che mi
aveva accettato, non mostrava alcun imbarazzo, era naturale e spontanea.
Qualche imbarazzo lo provavo io,
invece. Il calore che emanava dal
suo corpo stretto al mio mi riscaldava, anzi mi mandava a fuoco, fino al punto
di farmi temere di dar spettacolo, quando fossimo arrivati. Per fortuna, il
tempo che ci mettemmo ad arrivare mi fece riacquistare il dominio di me.
La Vue sur l’Hudson era un
ristorante francese di classe. Anche se non avrei potuto gustarne il menu,
almeno potevo apprezzare ciò che si poteva ammirare dalle grandi finestre.
Eravamo abbastanza a nord da godere della vista delle Palisades, al di là del
fiume, senza che fosse disturbata delle nuove costruzioni che altrove le assediano.
Le aspre scogliere flagellate dal vento offrivano uno spettacolo grandioso.
Le mie ‘colazioni di lavoro’ a
Wall Street mi avevano insegnato come cavarmela al ristorante. Avevo sempre con
me un sacchettino di plastica che nascondevo sotto il tovagliolo e in cui
facevo sparire rapidamente ciò che non potevo mangiare. Ordinai un filet mignon molto al sangue – l’odore
mi risultava accettabile - mentre Bella attaccava con gusto la sua sole meunière
con patate al prezzemolo.
Veder mangiare gli umani mi aveva
sempre disgustato un po’, ma ora guardavo i bocconi sparire tra le labbra di
Bella e avrei voluto essere io ciò che la sua bocca toccava e consumava. Per
distrarmi da quell’inutile impulso, mi guardai intorno. Non c’era nessuno seduto
vicino a noi, per cui sarebbe stato possibile parlare senza essere ascoltati da
orecchie indiscrete.
“Dimmi,” le chiesi “come è stato
possibile che una congrega di vampiri abbia fatto amicizia con un branco di
lupi muta-forma?”
“Oh, all’inizio si detestavano, benché
i Quileute avessero stipulato fin dagli anni Trenta un trattato di non
aggressione con i Cullen. Quando la famiglia tornò a vivere vicino a Forks
qualche anno fa - le condizioni climatiche sono ideali per i vampiri – il
rispetto dei patti proseguì, però i giovani della tribù cominciarono a
trasformarsi.”
“Naturalmente né io né mio padre ne
sapevamo nulla. Quando, dopo l’incidente, fui praticamente adottata dai Cullen
- alla morte di papà non ero ancora maggiorenne - Zio Billy si infuriò.
Carlisle però mandò avanti le pratiche di affidamento a gran velocità, in modo
che potessi stare con loro. Billy cercò inutilmente di opporsi, offrendosi lui
stesso come affidatario, ma i servizi sociali non ne vollero sapere. Da una
parte c’era un dottore rispettabile e benestante, pilastro della comunità, sua
moglie e due ragazze della mia età, con cui avrei condiviso una bella casa.
Giocò anche a suo favore il fatto che avesse adottato con successo quattro
ragazzi. Del resto, se no, avrei dovuto vivere in una povera casetta con un
invalido e suo figlio adolescente. Non c’era partita, anche considerando che
avevo affermato con decisione la mia preferenza per i Cullen.”
L’ascoltavo con rapita
attenzione, stupito dalla maturità delle sue osservazioni. Le realtà sociali
non le sfuggivano certo. Poco più che adolescente, era stata in grado di
affrontare prove terribili, tra cui la scoperta del mondo soprannaturale che la
circondava. Da una parte, una donna così sembrava creata per me; dall’altra, io
ero la cosa peggiore che le fosse capitata, e il mio crescente interesse doveva
rimanere inespresso.
Intanto Bella continuava il suo
racconto.
“Mi è dispiaciuto tanto di perdere
l’amicizia di persone che vedevo quasi tutte le settimane – parenti quasi - ma
non c’era nulla che potessi fare. I Cullen mi avevano conquistato e mi facevano
sentire amata. Non era possibile non ricambiarli. Non c’era solo Alice: Esme
era una madre meravigliosa, molto diversa da Renée, che era adorabile ma mi
faceva sentire sua madre, non sua figlia. E poi c’era Carlisle, la mia roccia,
un tesoro di gentile saggezza su cui potevo sempre contare.”
Un brivido di rimorso mi scosse,
ma lei non lo notò, tanto era presa dai suoi ricordi.
“Dopo un certo tempo,” continuò Bella,
“fu invece Jacob a cercarmi – Alice non lo vide e non poté prevenirlo – e io
riuscii a convincerlo che non ero affatto in pericolo, che nessuno si preparava
a uccidermi o a trasformarmi in una vampira. Sembrò accettarlo facilmente,
perché lui stesso scoppiava di cose da raccontarmi, e, ovviamente, non doveva
più mantenere il segreto con me. Anche lui si era trasformato e si era unito al
crescente branco di lupi. La cosa non lo aveva reso felice, tanto che aveva
rifiutato il ruolo di maschio Alfa, che gli sarebbe spettato per diritto di
nascita. Ma un’altra cosa lo rendeva felice: aveva avuto l’imprinting con Leah
Clearwater.”
“Imprinting? Che vuol dire?” domandai.
Così venni a sapere qualcosa che rendeva i lupi muta forma non tanto diversi
dai vampiri. Solo, mi sembrava che il loro modo di trovare una compagna per la
vita fosse molto migliore del nostro. Invidiavo la possibilità che avevano di
smettere di trasformarsi dopo qualche anno e di invecchiare accanto alla donna
che avevano scelto. Potevano avere una vita piena … e finalmente morire.
Riposo, silenzio … come lo desideravo!
Poi, ricordando ciò che Bella
aveva detto poco prima, realizzai che la bella ragazza Quileute che era venuta
a trovarla era stato l’oggetto dell’imprinting di Jacob e ora l’aveva perduto.
“Così, Leah è rimasta sola adesso?”
chiesi.
“Sì, ed è per questo che è diventata
la guardiana di Alice. Altrimenti, dover stare per tanto tempo lontano dal suo
compagno sarebbe stato impossibile. In più, aveva molti motivi per essere grata
ai Cullen.”
Finalmente stavamo arrivando al
punto.
“Perché, che è successo?” domandai
ancora.
“È successo che tre vampiri nomadi –
due maschi e una femmina –sono arrivati nella Penisola Olimpica. Leah si
trovava nei boschi col suo fratellino, Seth. Jacob era nelle vicinanze, ma non
proprio lì, per cui i due, una donna e un ragazzo, sembravano soli: prede
facili. Jacob udì le grida e si precipitò in aiuto, ma erano uno contro tre e
venne ucciso. In quel momento, ed era la prima volta che capitava ad una donna
Quileute, anche Leah si trasformò in lupa. Ma ovviamente non sapeva combattere.
Per loro fortuna Emmett, Jasper e Alice erano a caccia vicino alla linea di
confine e corsero a salvarli, senza preoccuparsi di infrangere il Trattato per
farlo. Ora erano tre contro tre, e lo scontro si concluse con la morte del
leader della congrega, mentre gli altri due fuggivano. Leah era ferita e Alice
chiamò Carlisle per prendersi cura di lei.”
“Quando gli altri lupi arrivarono sul
posto, dovettero riconoscere che Seth e Leah erano vivi solo perché tre vampiri
avevano preferito la salvezza degli innocenti alla propria stessa specie.
Questo capovolse completamente i rapporti tra i Cullen e i Quileute. Qualche
tempo dopo, si scoprì che la vampira nomade non era fuggita, ma era rimasta
nelle vicinanze e si preparava alla vendetta, col riluttante aiuto del nomade
rimasto. Allora Carlisle tenne un consiglio di guerra con il branco e decisero
di combattere insieme.”
Finalmente capivo cosa aveva
provocato l’ira dei miei antichi padroni, e di Caius in particolare. Ma, una
volta compreso che i Cullen obbedivano ad altre regole, che seguivano un’etica
umana, allora la storia diventava perfettamente comprensibile.
“La vampira fu distrutta, alla fine,”
osservai.
“Sì,” disse Bella con soddisfazione,
“sebbene non fosse sola. Aveva creato dei nuovi vampiri perché l’aiutassero – i
vampiri appena creati sono feroci – ma non le servì a niente. Furono tutto
eliminati, tranne il suo terzo compagno, che riuscì a tenersi in disparte e
scappare, andando molto lontano. Una volta Alice ebbe una visione su di lui.
Era a caccia a New Orleans.”
“Infatti,” annuii, “ma non ha tenuto
il becco chiuso, e così la storia di un’alleanza innaturale tra vampiri e lupi
mannari è arrivata fino a Volterra. Per questo siamo stati mandati: dovevamo
punire la congrega, ma risparmiare Alice, che Aro voleva per sé.”
“Allora è sempre più importante che io
parli con Alice. Spero che mi chiami presto...”
Sì. La telefonata che aspettava.
Avevo qualcosa da domandarle in proposito.
“Senti Bella, quando parlerai con
Alice, le puoi chiedere se è disposta a incontrarmi?”
“Ma perché vuoi vederla? Lei ha mille
motivi per non fidarsi di te.”
Avevo la risposta già pronta:
“Perché penso di poterle rivelare
qualcosa che la libererà dai Volturi.”
Era vero. Ma non solo per quello.
E perché voglio che mi uccida.

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