Attimo fuggente 5
Capitolo 5 - Bella
“Papà,
papà, attento! L’albero … Ma Charlie non risponde. Non si muove e i suoi occhi
– oddio, i suoi occhi – sono sbarrati. La bocca è contratta in una smorfia.
L’auto rallenta un po’, ma sta correndo dritta oltre la curva, e l’albero è
sempre più vicino … stiamo andando a sbattere.
Urlo, sapendo di non poter raggiungere il freno, non c’è tempo, non c’è
tempo. Aspetto l’impatto, terrorizzata.
Ma non succede niente.
Una ragazzina è comparsa improvvisamente davanti all’albero e ha fermato
la macchina. L’ha fermata con le mani! So chi è quella che ha appena fatto
l’impossibile. Si chiama Alice Cullen e anche lei va a Fork’s High come me,
anche se non frequentiamo le stesse classi. Ma non ha importanza ora, è Charlie
che conta. È scivolato su un fianco e non si muove. Brutto segno, molto brutto.
“Carlisle!”
grida Alice e il Dottor Cullen, che è il suo padre adottivo, emerge dagli
alberi. Conosco anche lui perché, per la mia goffaggine, sono finita al pronto
soccorso dell’ospedale di Forks più di una volta.
Ora mi sento svenire e i due mi aiutano ad uscire dalla macchina. Non
riesco a stare in piedi e mi devo sedere in terra. Il dottore è curvo dentro
l’abitacolo dell’auto. Quando ne esce guarda Alice e scuote la testa. Mi metto
a piangere….
Mi svegliai e mi trovai con le
guance bagnate. L’incidente e il momento in cui avevo capito che Charlie era
morto erano impressi per sempre nella mia memoria. Sveglia o addormentata,
quelle immagini continuavano a tormentarmi.
Il Dottor Cullen aveva tirato fuori un cellulare. La prima chiamata era
stata alla stazione di polizia. Le sue parole erano state prudenti, ma precise:
“… sospetto un aneurisma … fortunatamente il Capo Swan è riuscito a fermare la
macchina prima di perdere i sensi. Sì, sua figlia sta bene …”
Mentiva. Charlie non aveva affatto fermato la macchina. Cercai di dire
qualcosa, ma non riuscivo a parlare.
Alice mi pose le mani sulle spalle e mormorò: “Shh, Bella. Poi ti spiegherò
tutto.”
”Alice,
sei davvero sicura?” Suo padre sembrava preoccupato. Lei gli rispose con voce
bassa e rapida, tanto che non compresi quello che stava dicendo. Lui fece
un’altra telefonata.
Per un po’ ci limitammo ad aspettare. Poi arrivò una Mercedes nera,
guidata da Esme, la moglie del dottore. Non capivo perché, ma poi mi resi conto
che padre e figlia erano usciti a piedi dal bosco, non avevano l’auto. Ma che
ci stavano a fare, a piedi, nei boschi tra Forks e La Push? Finalmente
arrivarono anche i colleghi di papà, seguiti da un’inutile ambulanza.
“Ti
prego Bella, non smentirci,” mi sussurrò Alice. Assentii debolmente. Dopotutto,
mi aveva salvato la vita
Seguirono altre bugie, ovvero come i Cullen fossero passati di lì e
avessero visto l’auto sbandare. Si erano quindi fermati per dare una mano, ma
il dottore aveva capito subito che per Charlie non c’era nulla da fare … e così
via. L’ambulanza si portò via il corpo di mio padre. Esme mi offrì di andare a
casa loro. Non era il caso che rimanessi da sola, quella notte, disse. Poi,
domani, si sarebbe cominciato a pensare al da farsi.
Trascorsi la notte in una camera degli ospiti di casa Cullen, passando
dalle lacrime a qualche minuto di sonno agitato, per poi mettermi di nuovo a
piangere. Alice non mi lasciò sola, rimase distesa accanto a me, quieta e
silenziosa, senza toccarmi e senza invadere il mio spazio di dolore. All’alba
non avevo più lacrime, ma avevo mille domande. Come aveva fatto a fermare
l’auto? Perché avevano raccontato tante bugie?
Dopo due ore avevo tutte le risposte e la mia vita cambiò
completamente.
****----****
Mi riscossi e mi obbligai a
chiudere la mente al passato. Io, Mary Dale, assistente bibliotecaria, tranquilla
e riservata, dovevo prepararmi ad andare al lavoro. Niente amici, naturalmente,
giusto qualche conoscenza con cui condividere un caffè – purché non mi si
facessero troppe domande. I segreti che dovevo mantenere erano troppi, a
partire dal mio vero nome.
Secondo Alice, ero in pericolo.
Lo era anche lei, e solo la costante presenza di un lupo muta forma al suo
fianco impediva a Demetri, il segugio dei Volturi, di rintracciarla. Ma i lupi
interferivano anche con le sue visioni, per cui non era affatto sicura di quel
che stesse per succedere, non poteva decidere nulla e, cosa peggiore di tutte,
non riusciva a vedere dove fosse Jasper, suo marito.
Jasper, che aveva cercato di
uccidermi e, disperato, era fuggito via. Questo, comunque, gli aveva salvato la
vita. Se fosse stato con gli altri quando erano arrivati I Volturi …
“Si, certo, signora. Mi faccia
timbrare la sua tessera.” Oggi dovevo stare al banco e interagire col pubblico,
che non era il mio compito abituale. Questo lavoro lo avevo trovato per caso.
Dopo essere arrivata a New York – esauriti i giri turistici classici – avevo
cominciato ad annoiarmi. Il mio appartamento era piccolo e soffocante, ma era
nel Village, e stare fuori era molto meglio che star dentro casa, dove il tempo
non passava mai. In una giornata di pioggia ero capitata per caso nella
biblioteca circolante, mi era piaciuta e avevo cominciato a passarci molte ore.
Poi avevo aiutato un’impiegata a raccogliere la pila di libri che le era
caduta, poi quelli che lavoravano lì cominciarono a salutarmi quando entravo, e
a scambiare qualche parola. Mi sembrava abbastanza sicuro: si parlava di libri,
non di cose personali. Su di me mi ero limitata dire che ero venuta a New York
dopo aver subito una dolorosa perdita e mi stavo prendendo del tempo prima di
decidere a quale università andare.
Dopo un certo periodo
un’impiegata rimase incinta. Una gravidanza difficile, che la costrinse a letto.
La direttrice poteva offrire contratti temporanei e mi propose di lavorare lì,
chiarendo che sarebbe stato solo per qualche mese. Poi un’altra bibliotecaria
se ne andò all’improvviso, avendo trovato un lavoro meglio pagato, e la
biblioteca rimase a corto di personale. Erano contenti del mio lavoro e mi
rinnovarono il contratto per altri mesi.
Non ero priva di mezzi, comunque.
Mio padre aveva avuto un ottima assicurazione e i Cullen avevano investito i
soldi per me. Lo stesso era avvenuto per il mio fondo-college, messo insieme
amorevolmente da Renée prima che il cancro se la portasse via. Nelle ore
frenetiche che erano seguite alla tragica visita dei Volturi, Alice aveva
operato la sua magia sul mio piccolo patrimonio personale. Irrintracciabile, il
danaro era ora depositato in alcuni conti intestati al mio nuovo nome. Sparire
era stato facile; ormai ero sola al mondo.
Il tempo passava, ma io ero come
congelata, incapace di pianificare la mia vita. Alice aveva promesso che mi
sarebbe venuta a cercare, non appena avesse visto che il pericolo era passato.
Però adesso era in grado di prevedere il futuro solo se andava sott’acqua,
purché il lupo che impediva a Demetri di rintracciarla si allontanasse
abbastanza. Ma le visioni migliori e più chiare erano quelle che le arrivavano
spontaneamente, con tutte le variabili, così al momento il suo talento
funzionava poco e male.
Inoltre, per sicurezza, si
spostava di continuo e il modo di metterci in contatto era molto complicato.
Sapevo che continuava a cercare suo marito. Le rare volte che lo aveva visto
era apparso in qualche foresta, in Canada o forse in Alaska, lontano dalla
civiltà. Lei non aveva modo di raggiungerlo e dirgli cosa era avvenuto alla
loro famiglia. Prima di fuggire aveva polverizzato il suo cellulare.
E tutto per uno stupido
incidente. Un taglietto da nulla che mi ero fatta mentre aprivo i regali
ricevuti per il diploma. Ma un po’ di sangue era scorso. Jasper non cacciava da
molti giorni e così aveva perso la testa e cercato di mordermi. Carlisle e Emmett
lo avevano fermato senza troppa difficoltà, ma per lui era stata una tragedia.
Pensava di aver tradito Alice e la fiducia della famiglia che lo aveva accolto
come un figlio, malgrado il suo violentissimo passato. Non si sentiva più di
guardarli in faccia e così era fuggito.
“Allora Mary, hai trovato l’università
a cui vorresti andare?”
Sorrisi a Deb, posando la mia
tazza di caffè.
“Mah, non so, ce ne è tante …” Finora
cercare un college era stato non più di un passatempo, ma qualche settimana fa
ero addirittura andata fuori città a visitare il Dyson College in Pleasantville
– giusto perché il nome della cittadina mi piaceva.
“Ma hai almeno deciso se vuoi rimanere
a New York o no?” Non potevo ancora decidere, per cui dissi:
“Non so. È troppo presto, non riesco a
scegliere nulla.” Il Dyson aveva un eccellente programma di letteratura
inglese, ma anche la branca newyorkese della Pace University ne aveva uno.
Deborah, una donna gentile di
mezza età, mi guardò con preoccupazione.
“Sì, capisco, è troppo presto.
Comunque, hai ancora tempo per fare le domande.”
Finita la pausa caffè mi misi a
riporre alcuni libri negli scaffali, ma la conversazione mi aveva innervosito.
Avevo detto ai miei colleghi che venivo dall’Oregon - confinante con lo stato
di Washington dove ero nata e avevo passato gli ultimi anni - perché almeno lo
conoscevo un po’. Secondo quello che avevo raccontato, i miei genitori erano
morti in un incidente d’auto e io non avevo alcun motivo per rimanere dove ero
cresciuta. Troppi brutti ricordi. Dopo il diploma, gli amici del liceo se ne
erano andati anche loro, in università vicine e lontane, e non avevo altri
parenti. Che i miei amici più cari, i Quileute, vivessero in una riserva della
Penisola Olimpica e proteggessero Alice, e indirettamente anche me, non lo
avevo certo rivelato.
Però, se qualcuno si fosse messo
ad indagare più a fondo, poteva essere pericoloso. Non dovevo essere ritrovata
e la mia paura più grande – se i Volturi avessero scoperto la mia esistenza –
non era tanto l’essere uccisa, ma il venir catturata e usata per ricattare chi
mi voleva bene. Forse avrei dovuto lasciare il lavoro.
Un paio d’ore più tardi, finito
il turno, uscii dalla biblioteca e mi incamminai verso casa. Mi sembrava di
essere sotto una nuvola nera. Non volevo rimanere di nuovo sola, senza niente
da fare e nessuno con cui parlare. Magari avrei dovuto anche cancellare il
diario, che era stato il mio unico conforto. Tenerlo era stata un’imprudenza,
anche se il file era ben nascosto nel computer. Lacrime di autocommiserazione
mi annebbiavano la vista …
All’improvviso sentii una voce
dietro di me. “Bella.” Sobbalzai, pensando che fosse la fine, che mi avessero
scoperta.
Ma la donna che mi aveva chiamata
non era mia nemica: alta e bella, pelle ramata e capelli corvini, sembrava
fuori posto su un marciapiede di New York. La sua dimora abituale, infatti,
erano la verdi foreste vicino alla riserva indiana di La Push.
“Leah!”
gridai, correndole incontro e abbracciandola.
“Zitta, Bella, non qui. Andiamo dove
possiamo parlare liberamente,” mi mise in guardia lei. Sull’altro lato della
strada una motocicletta si era fermata e il guidatore ci stava guardando, il
casco lievemente voltato verso di noi, prima di ripartire a tutto gas.
Anche Leah lo aveva notato,
aggrottando la fronte. Poi scosse la testa e mi ripeté “Andiamo!”
Arrivate a casa, andai a mettere
il bollitore sul fuoco, mentre lei si accomodava sul divano. Tornando con due
tazze di the, avevo mille domande:
“Perché sei qui? E, a proposito, mi
hai fatto quasi morire di paura. Ma dove è Alice, l’hai lasciata sola? Siamo al
sicuro, adesso?”
Lei alzò la mano per fermarmi.
“No, non siamo affatto al sicuro,
purtroppo. Ma ci siamo spostate sulla costa orientale per un po’ e Alice mi ha
chiesto di venirti a trovare. C’è mio fratello con lei, finché non torno.”
Notai che Leah non mi aveva detto
esattamente dove stavano, ed era giusto così. Se i Volturi mi avessero scoperto
– un’umana che sapeva dell’esistenza dei vampiri - sarei stata condannata a
morte, ma prima mi avrebbero usato per trovare Alice. Aro desiderava averla
sotto il suo controllo, una preziosa aggiunta alla sua corte di immortali di
talento. Lei temeva che gli italiani rintracciassero Jasper prima di lei e lo
usassero per convincerla a consegnarsi. Ma, per ora, Jasper rimaneva
introvabile. Mentre Leah parlava, notai distrattamente come fosse elegante, con
pantaloni, maglia e giacca perfettamente coordinati – Sicuramente un effetto
dovuto ad Alice, perché quando viveva nella riserva non era certo così ben
vestita.
“Alice è riuscita ad avere altre visioni?”
le chiesi.
“Sì,” mi rispose; aggiungendo che
qualcuna, anche se rapida e incompleta, c’era stata e, su tale base, sembrava
che Aro non avesse ancora deciso di montare una spedizione punitiva contro i
lupi. Per prima cosa, non sapevano quanti fossero i membri della tribù in grado
di mutare forma, e poi la sparizione di un’intera tribù indiana non sarebbe
certo passata inosservata. I Volturi sarebbero venuti, prima o poi, ma non
subito. Il tempo fluiva in modo diverso per gli immortali e comunque era Alice
la loro priorità.
Alice, che era riuscita ad
eclissarsi mentre i membri della sua famiglia adottiva venivano fatti a pezzi.
Aveva visto che l’improvvisa e inspiegabile fuga dell’inquisitore avrebbe
distratto gli altri guerrieri, permettendole di scivolare via e l’aveva colta.

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