Amore e Psiche 6
Capitolo
6 – Oh cazzo, sono tutti vampiri!
On. Valerio Donati
E così eccomi a Volterra, totalmente
insoddisfatto
Appena arrivato al palazzo, fortezza, o
comunque si chiami il luogo dove Aro Volturi vive, una graziosa segretaria, che
si è presentata come Romina, mi ha chiesto di aspettare. Dopo un po’ è arrivata
l’assistente personale di Aro – mi pare si chiami Renata – a dirmi che il suo
capo era in riunione, ma sarebbe stato libero più tardi. Non mi si dava più
priorità. La notizia della mia caduta era dunque arrivata persino in questa
sonnolenta cittadina toscana. Niente da fare, dovevo attendere.
Sono andato a spasso per Volterra e, quando
sono tornato, il grand’uomo era finalmente pronto a ricevermi. Al momento di
aprir bocca mi sono trovato in difficoltà e ho cercato di prenderla alla larga,
parlando della campagna elettorale appena conclusa. Ma subito un fitta
terribile mi ha colpito, impedendomi di continuare. La femmina infernale non
voleva che perdessi tempo, evidentemente. Mentre mi piegavo in due, Aro si è
avvicinato, preoccupato. Mi ha messo una mano sulla spalla, a sorreggermi, poi
mi ha toccato la fronte. E si è irrigidito. La sua assistente ha fatto per
alzarsi, poi si è risieduta. Intanto il dolore si andava attenuando.
“Mio caro amico,” ha detto Aro dopo un po’,
lasciandomi andare, “ritengo che la Sua visita sia di estrema importanza e
dovremmo parlare a lungo. Vorrei anche farle incontrare i miei fratelli, se non
Le spiace. Guardi, spostiamo tutto a domattina. La prego di accettare la mia
ospitalità per questa notte. Mi scuso molto di non poterla anche invitare a
cena, ma se va a mio nome nel ristorante subito a destra uscendo dal palazzo,
penso che non si troverà male. Ovviamente, è tutto a mio carico. Al Suo ritorno
Romina Le mostrerà la Sua stanza.”
Controvoglia, ho dovuto accettare
La camera in cui ora mi trovo sembra una
camera d’albergo, elegante, moderna e anonima. Mi metto il pigiama e mi stendo
sul letto, temendo di non poter prendere sonno. Devo averlo fatto invece,
perché mi sveglio all’improvviso. Qualcuno è entrato nella stanza. Accendo la
luce sul comodino e resto a bocca aperta. Una giovane donna si sta avvicinando.
E’ stupenda. I capelli scuri e lisci circondano un viso incantevole, in cui
brillano gli occhi neri. E il corpo, poi...,non ne ho visto uno più bello su
nessun calendario. E’ davvero un gran pezzo di fica e il fatto che indossi solo
una corta sottoveste di seta non aiuta le cose, o meglio, le aiuta anche
troppo.
“Ciao,” dice con voce dolcissima, “mi
dispiace di averti svegliato, ma mi sentivo tanto sola”. Più si avvicina, più
mi colpisce il suo delizioso profumo. “Per favore, permetti che mi presenti. Mi
chiamo Fiammetta,” e sembra quasi che canti, “io vivo qui.”
Sono ammutolito, e non credo ai miei occhi.
Quando mai mi è successa una cosa simile? Ora si è seduta sul letto,
vicinissima. “Vuoi che me ne vada?” Mi chiede, e alita su di me. Mi esce un
‘no’ strozzato, prima che lei mi baci. Le sue labbra e la sua lingua sono
fredde, ma la mia bocca s’incendia. “Bene, ti farò molto felice.”, sussurra,
mentre comincia a sbottonarmi il pigiama. Anche la sua pelle è fredda, ma le
dita lasciano una scia di fuoco ovunque mi tocchi. Ho un’erezione mostruosa.
Che cazzo ho fatto per meritarmi tanta fortuna?
Dopo molto, molto tempo, ricado sul letto,
esausto. E’ stata la migliore scopata della mia vita. Era insaziabile, ma la
sua arte mi ha reso capace di farlo moltissime volte. Neppure a vent’anni ero
capace di offrire prestazioni simili. Neanche fossi Rocco Siffredi ai suoi bei
tempi!
Fiammetta si solleva leggermente e mi viene
sopra. Comincia a baciarmi il collo, poi lo lecca. “Non penso di poter far
altro, per il momento, mi dispiace,” mormoro. Lei ride. “No, non voglio
quello,” dice “ ora voglio qualcos’altro”. Mi rendo conto che mi sta
schiacciando sul letto e che non posso muovermi. Comincio a innervosirmi. E’
snella, ma molto forte. Rabbrividisco quando la sua bocca mi tocca la gola e
poi preme sul punto della giugulare. Sento i suoi denti graffiarmi, fa quasi
male.
“Fiammetta, no!”
La porta si spalanca e il tipo grosso,
Felix, si fionda nella stanza a una velocità incredibile. “E’ un ospite di Aro,
puttana, lascialo stare!” grida. Lei gli si rivolta contro sibilando, dalla sua
gola escono suoni animaleschi. Accendo la luce centrale e vorrei non averlo
fatto. Gli occhi di Felix sono rossi come rubini.
Lui afferra Fiammetta e lottano, lei cerca di morderlo, ma lui è più forte.
Dopo pochi istanti la trascina fuori dalla stanza, sbattendo la porta.
Ricasco ansimante sul letto. Dettaglio dopo
dettaglio mi si delinea un quadro di cui vorrei negare il senso. Ma ora so di
che si tratta. Quando Felix è intervenuto, lei stava per mordermi, e succhiare
il mio sangue. Cristo di Do. Sono pallidi, forti, molto belli e rapidissimi.
Certo che Aro è la persona giusta per parlarmi di vampiri. Sono tutti vampiri,
cazzo! Non c’è alcun dubbio. Due giorni fa ne avrei riso, ma ora, dopo aver
incontrato Ecate, non c’è nulla di soprannaturale cui io non sia disposto a
credere. Allora, i vampiri esistono, eccome, e io sono il loro ospite. Magari
il loro prossimo pranzo. Devo scappare. Mi avvicino alla porta in punta di
piedi, ma è chiusa a chiave, e la chiave non c’è. E’ una porta molto robusta e
dalla finestra c’è un bel salto. Come ho fatto a ficcarmi in questo casino?
Passo il resto della notte sveglio e
terrorizzato. Poi bussano alla porta ed entra Romina, con un vassoio di caffè e
cornetti. Lo posa sul comò e se ne va, richiudendo la porta. Mi rendo conto che
lei non è una vampira. Ha la pelle rosata, gli occhi blu e non c’e’ nulla di
inumano nel suo aspetto. Allora, cosa? Mi danno la colazione prima che io
diventi la colazione? Ma, se c’è gente normale che lavora per loro, e ne ho
visti altri nella visita precedente, forse non sono assetati di sangue tutto il
tempo. E poi, a ripensarci, stanotte Felix mi ha salvato la vita. Un po’ più
calmo di prima aspetto che qualcuno mi venga ad aprire.
Più tardi seguo Felix in una parte del
palazzo che non ho mai visto. Le mura di pietra sono a tratti coperte di
arazzi, che sembrano molto antichi. Entriamo in una sala circolare che, per la
Madonna, sembra una sala del trono. Ce ne sono tre, di troni, due occupati da
due uomini, no, da due vampiri che sembrano antichi quanto Aro.
Ma
quanti anni avranno, tra tutti e tre? Aro è in piedi e si avvicina, con Renata
al suo fianco, tendendo la mano e toccando leggermente la mia. Non posso fare a
meno di rabbrividire. Poi parla.
“Mi spiace molto per l’incidente di questa
notte, Vedo che Lei oggi ha un’idea più chiara della nostra natura. Non volevo
che avvenisse così presto, ma doveva succedere, prima o poi.”
Merda, cosa sta dicendo? Lui può ‘vedere’?
Che significa? Ho solo pensato, ma lui mi risponde.
“Si, quando tocco la Sua pelle posso vedere
tutti i Suoi pensieri, passati e presenti. E ho visto che c’è qualcun altro
nella Sua mente. Mi scusi, ma devo parlare con la Sua ospite.” Dalla sua bocca
escono parole sconosciute e io … no, Lei, mi usa per rispondere nella stessa lingua,
in cui molte consonanti sono aspirate e di cui non capisco nulla.
Poi Aro continua in latino. “Si, Signora,
penso che non comprenda l’etrusco. L’ho usato in caso tu non voglia che questo
umano sappia tutto.”
Etrusco? Ma se nessuno sa neanche leggere
bene l’etrusco, figuriamoci parlarlo! Eppure questo figlio di puttana lo parla.
“Come preferisci,”
prosegue, sempre in latino “ho visto nella mente del tuo ospite la visione che
gli hai mandato, e ho visto chi stai cercando. So che questa vicenda si è svolta
a Roma nel XVII secolo, sotto il pontificato di Innocenzo XI e che l’officiante
era il Cardinale Salvi Donati, un mio vecchio amico. Per cui so anche chi era
la creatura che ti ha offeso, anche se portava una maschera. C’era solo un
vampiro a Roma in quel periodo che potesse fare quello che lui ha fatto. Il suo
nome è Carlisle Cullen. E’ ancora in questo mondo, anzi adesso ha anche una sua
propria congrega di immortali. Posso portarteli tutti. Sarà un onore servirti.”

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