Amore e Psiche 5


Capitolo  5 - Roma 201../Stati Uniti 201..
Roma anno 201..
On. Valerio Donati

Mi lamento, ho la testa a pezzi. Devo essere crollato sul divano. Cerco di alzarmi e un lampo di dolore mi attraversa le tempie. Ricasco all’indietro, chiudo gli occhi e sono assalito da immagini confuse. Ma, ho sognato o è successo davvero? Cazzo, ma ieri sera ero davvero ubriaco fradicio! Mettermi a pregare Ecate e chiederle di far morire Baroni? Ma va! Ho perfino ululato come un cane di merda, l’ho sfidata e le ho chiesto che voleva in cambio. Un sacrifico umano, magari? E tutte queste stronzate le ho dette in latino! Roba da matti. Cerco il cellulare e vedo che sono solo le cinque del mattino. Meglio dormire un altro po’, magari dopo mi sentirò meglio …

Ma, dove sono?… Sono da qualche parte, c’è’ nebbia e non ci vedo bene. Il paesaggio è indefinibile, e neanche mi ci posso concentrare, perché davanti a me c’è un mostro. Questo lo vedo benissimo. Un perfetto corpo di donna, alta e formosa, coperta da una tunica bianca. Sul collo, però, ci sono tre teste. Singolarmente sarebbero stupende, ma insieme, su un unico corpo, sono orribili. Non è la statua che ho trovato nel mio appartamento: respira, si muove, parla e i suoi occhi scuri inchiodano i miei.
“In ginocchio, mortale!” ordina, e sono così terrorizzato che obbedisco senza fiatare. “Hai osato evocarmi per chiedermi di soddisfare i tuoi miserabili desideri. Attento a quello che chiedi, perché potresti ottenerlo, ma dovrai pagarne il prezzo. E lo pagherai, che tu lo voglia o no, perché ora sei mio. Quando sarai tornato nel tuo mondo ributtante, che ci ha dimenticato, starò sempre con te. Senti il mio potere, senti cosa ti succederà se esiterai anche un solo secondo ….”
Un dolore atroce percorre il mio corpo e io grido e grido finché non finisce, bruscamente come è cominciato.

“Ti sei domandato se dovevi offrirmi un sacrificio umano per indurmi a soddisfare il tuo desiderio,” il mostro continua,” e in effetti devi offrirmelo, ma non ‘umano’. L’essere che voglio trovare e punire non è umano. Ne sono stata subito certa quando ha interrotto il rito che mi stava chiamando.” Sorride, le tre bocche sorridono, al ricordo. “I fedeli prostrati mi chiedevano una cosa che mi era molto gradita. Dovevo spedire nell’Ade il primo servo di quel dio sciocco e imbelle che ci ha spodestato ..la sola idea mi riempiva di gioia.” I tre sorrisi svaniscono. “E poi il non-morto è arrivato e io non ero più lì.”

Nella mia mente vedo una scena svolgersi, una visione certamente inviata dalla creatura infernale che si è impossessata di me. Sono in un tempio sotterraneo, illuminato da torce tremolanti. C’è gente prostrata di fronte al simulacro della stessa dea che mi ha invaso. Un gran sacerdote, o qualcosa di simile, ha alzato un pugnale e si prepara a colpire una donna nuda, che giace su una lastra di marmo ai piedi della statua. All’improvviso, velocissimo, un uomo irrompe nel tempio, spinge con violenza il celebrante contro il muro e prende la donna tra le braccia. Non posso vederlo in viso, indossa una maschera, vedo solo il suo torace muscoloso, bianco nella penombra. Per un attimo si ferma e la statua gli parla, poi vola letteralmente su per una scala e sparisce. 

“Voglio quell’uomo, che non era morto ma neppure vivo” grida Ecate, “va, trovalo per me e ti darò ciò che mi hai chiesto!” Sento una lama di dolore che mi si pianta nel cervello. Il mostro a tre teste non è più visibile. Cado nell’oscurità.

Mi sveglio di nuovo. Ho sognato e mi ricordo il sogno perfettamente. Ma è mattina e il sole splende. Che cazzo mi è successo stanotte? Beh, niente che non si possa curare con un caffè doppio. Mi squilla il cellulare. E’ Parini, il mio assistente, con una notizia incredibile. Stanotte Mario Baroni ha avuto un colpo e ora è in ospedale, tra la vita e la morte. Parini vorrebbe andare avanti a discorrere, interrogandosi su cosa succederà ora, ma io taglio corto. Vado in cucina a farmi il caffè e ho un turbine in testa. Può essere che …? Ma no, non è possibile, e tuttavia … E, comunque, Baroni non è mica morto. Magari si riprende, se non faccio quello che … no, è ridicolo, via. Devo reagire. Decido di andare alla Camera, faccio una doccia e mi vesto in fretta. 
Come lascio il palazzo e mi incammino verso Montecitorio, mi sembra di venire impalato. Ricordo il dolore provato nel sogno. Ritorno sui miei passi, e tutto passa. Cerco di nuovo di andare verso il Parlamento e il dolore riprende, insopportabile.

Torno a casa. Il mio laptop è ancora acceso. Provo a spegnerlo e di nuovo mi piego in due per le fitte. Cosa vuole da me la creatura infernale? Ah, lo so, vuole che trovi qualcuno ‘non morto’. Che significa? Poi mi torna in mente un ricordo lontano, un libro letto tanti anni fa. Dracula. L’autore definiva i vampiri ‘non morti’. Sul serio devo trovare un vampiro? Fantastico, e dove vado a cercarlo? A Hollywood? 

No, un momento. Volterra. Lì tengono una festa in onore del santo che ha cacciato i vampiri dalla città, mi par bene. Si, ora mi ricordo la conversazione oziosa che ho avuto con Aro Volturi, prima di parlare della questione che gli interessava. Secondo Aro, la festa era qualcosa di unico in Italia e per questo lui aveva studiato a fondo l’argomento. Chissà, magari ha qualche suggerimento da darmi. Va bene, andrò a trovarlo. Per non farmi prendere per pazzo, devo avere una scusa, magari gli oggetti d’arte che voglio vendere. Torno al computer e stavolta posso chiuderlo senza problemi. Lo porterò con me. Mi preparo una 24 ore e scendo nel cortile del palazzo a prendere l’auto. Nessun dolore. Evidentemente Volterra è dove devo andare.


Di nuovo negli USA, stesso periodo.
Carlisle
Alice è venuta a trovarmi in ospedale, spiegando che non voleva preoccupare Esme. Ma era lei a sembrare preoccupata. Non l’avevo vista così tesa da quando aveva predetto la spedizione punitiva che i Volturi preparavano contro di noi, tre mesi dopo la nascita di Renesmee. “C’e qualcuno, o qualcosa che ti cerca, ma non riesco a capire cosa,” mi ha detto. 

“Di nuovo i Volturi?” ho domandato, cominciando a preoccuparmi a mia volta. “Si, li ho visti, ma non solo loro. Carlisle, è ridicolo, ma ho visto … una statua. Guarda, te la disegno.” Prese una matita dalla scrivania e la sua mano volò sulla carta. Riconobbi il disegno immediatamente e smisi di respirare per un attimo. “Alice, questa è una statua di Ecate. Ti ricordi quando vi ho raccontato quello che mi è successo a Roma nel XVII secolo? Lei assentì. “Allora Ecate giurò che mi avrebbe ritrovato,” dissi quasi a me stesso, “ma chi può averla risvegliata nel nostro tempo? E’ incredibile. Cosa altro hai visto?” Alice tacque per un po’, e poi parlò con filo di voce. “E poco chiaro e cambia di continuo. Ma ho visto i Volturi che ci facevano a pezzi e ci davano alle fiamme. In altre visioni invece eravamo stesi, addormentati o morti, in un sepolcro sotterraneo.

“Tutti?” Chiesi, sempre più spaventato. “Si, talora. Altre volte Bella non c’è, e neanche Renesmee.” Fece un altro disegno e riconobbi senza ombra di dubbio di cosa si trattava.
“Alice, ho visto altri sepolcri come questo, quando ero in Toscana e vivevo coi Volturi. E’ una tomba etrusca. Lo stesso Aro è etrusco, come sai.”

“Che facciamo, Carlisle, cosa diciamo agli altri? Per ora lo sapete solo tu e, naturalmente, Jasper.“
“Niente per ora, aspettiamo. Dobbiamo saperne di più. Ma tu cerca di monitorare I Volturi, perché il collegamento con una tomba etrusca non può essere casuale. Facciamo passare qualche giorno. Magari vedrai le cose con maggiore chiarezza e potremo decidere meglio il da farsi.”



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