Amore e Psiche 13


Capitolo 13 – La cascata

Bella
Dopo esserci registrati in albergo andammo tutti nella stanza di Esme e Carlisle per condividere le nostre avventure. Mi furono raccontati ulteriori dettagli su quello che era accaduto e sul misterioso umano che compariva nelle visioni di Alice. Della terribile offerta di Edward ad Aro già sapevo, e il solo ripensarci mi riempiva di orrore. “Ma, prima che ci consegnassimo ai Volturi, io ti avevo visto di fronte alla Porta, per cui non avevamo perso tutte le speranze” disse Alice, che aveva colto la mia espressione. Io spiegai come avevo lavorato sulle iscrizioni per sviluppare la sequenza poi recitata nel giardino di Piazza Vittorio. Il mio ragionamento fu molto lodato, al punto di mettermi in grande imbarazzo. Sarei arrossita, se mi fosse ancora stato possibile.

“Sorellina, come hai fatto ad andare nell’Ade?” chiese Emmett. “Ha deciso che doveva uccidersi” disse Edward seccamente, prima che mi venisse in mente una risposta con meno pathos. “Sì, e tu sei venuto con me” ribattei, ma lui non aggiunse altro. Percepivo la sua rabbia, diretta a se stesso e non a me. Era in piedi dietro la mia sedia, una mano lievemente appoggiata sulla mia spalla, ma mi sembrava che la sua posizione fosse solo a beneficio degli altri, per darsi una parvenza di normalità. Lo sentivo teso come una molla, e il suo disagio era evidente non solo a me, ma sicuramente anche a Jasper, e agli altri, probabilmente.
“Bella,” disse Carlisle, in modo quasi formale “non c’è dubbio che tu ci abbia salvato tutti. Ancora una volta benedico il giorno in cui hai scelto di far parte della nostra famiglia.”
La riunione improvvisata si sciolse di lì a poco. Tutte le coppie volevano passare un po’ di tempo in privato e, prevedendolo, avevo prenotate camere su diversi piani e distanti l’una dall’altra[1]. Anche io avevo sognato il momento in cui sarei stata sola con Edward, ma ora, invece, lo temevo. Promisi a tutti che avrei mostrato loro un ottimo luogo di caccia sulla via del ritorno, e ci ritirammo.

Quando arrivammo in camera nostra i miei timori si dimostrarono fondati. Edward trovò sulla radio una stazione che trasmetteva musica classica e si stese sul letto ad occhi chiusi. Odiavo vederlo così rabbioso e disperato, non lo potevo accettare, dovevamo parlarci.
“Edward, dissi  “mi sento soffocare. Voglio tornare alla cascata, l’ho vista appena. Ti prego, vieni con me.” Si alzò senza parlare e mi seguì fuori dalla camera e dall’albergo. Era quasi mezzanotte e non c’era nessuno in giro. “Facciamo una corsa, proposi, non credo ci vedranno.” Ci mettemmo un paio di minuti. Il ristorante aveva chiuso e la cascata era deserta. E,comunque, un cartello proibiva di fare i bagni di notte.
Aveva piovuto fino a poco tempo prima, ora però le nuvole si erano aperte e la luna illuminava tutto con il suo morbido chiarore. Spirali di vapore si levavano dall’acqua calda e salivano in alto, prima di svanire. Dalle rovine di un antico mulino posto alla sommità l’acqua faceva un salto e poi si frammentava in numerose cascatelle, che riempivano bacini naturali piccoli e grandi, per riversarsi in un minuscolo laghetto e infine scorrere nuovamente verso il basso. Era molto bello. Presi la mano di Edward, ma era come priva di nervi, abbandonata e questo mi faceva sentire terribilmente sola.

Cercando di reagire, proposi: “facciamo il bagno.” Il forte odore di zolfo avvertito al nostro arrivo era quasi svanito, o mi ero abituata a sentirlo. Mi tolsi jeans, camicia e giacca e li posai su una roccia e, con solo la biancheria addosso, balzai in alto, sotto la cascata superiore.  Per un attimo dimenticai tutto, godendomi l’acqua calda che scorreva sul mio corpo. Cercai Edward, ma non era con me e non si vedeva più. Tuttavia, i suoi vestiti erano piegati ordinatamente accanto ai miei. Osservai la distesa di vasche di pietra, alcune basse, altre più profonde. Cominciai a scendere, guardandomi intorno finché non lo vidi. Era steso sott’acqua in una delle vasche, gli occhi chiusi, immobile: una statua sommersa.
Il mio amore, il mio compagno, il mio stupido vampiro schiacciato dai sensi di colpa. E dire che io stavo così bene e avremmo potuto essere così felici …
No, basta, non lo avrei permesso. Come era possibile che non capisse che io avevo compreso e accettato? Le decisioni che aveva preso erano state prese per difendere me, e la nostra famiglia. Ci eravamo trovati in un territorio sconosciuto, dovendo contrastare il potere di una divinità così malvagia che solo accettando l’aiuto, e gli ordini, di un’altra potente divinità avevamo potuto salvarci. 

La vasca era grande abbastanza anche per me, così entrai dentro e mi misi in ginocchio, con le sue gambe tra le mie. Poi lo presi per le ascelle e lo sollevai fino a metterlo seduto. Non fece alcuna resistenza, completamente passivo, ma, per lo meno, ricominciò a respirare. “Edward, guardami” comandai. I suoi occhi si aprirono, profondi e scuri. Aveva bisogno di cacciare, evidentemente. Va bene, domani. Presi il suo viso tra le mani “Tesoro, per favore, parlami, non posso più sopportare il tuo silenzio” gli dissi.

Aprì la bocca, inghiottendo. “Ti ho lasciato,” mormorò poi.

“No, non l’hai fatto” esclamai. “Tu hai detto che non mi stavi lasciando, ma dovevi andartene. E io ti ho creduto. Così mi sono limitata a pensare che doveva esser successo qualcosa di terribile, costringendoti ad andare via contro la tua volontà. Poi ho scoperto che anche il resto della famiglia era scomparso. E’ stato spaventoso, ma non ho mai dubitato del tuo amore. Se pensi che abbia rivissuto l’esperienza fatta dopo il mio diciottesimo compleanno, quando davvero mi hai lasciata, ti sbagli di grosso. Stavolta era un mistero, e mi sono concentrata su come risolverlo. E poi tu sei venuto a guidarmi,” sorrisi, ripensando a Cogward, “e alla fine ti sei gettato tra le fiamme con me.”

Lui tacque per un po’, poi disse: “Ma prima ti ho mentito …”
“Si, è così” convenni, “e tu sei un bravo bugiardo, non è vero? Per fortuna. Se non mi avessi mentito io sarei venuta con te, e adesso staremmo ancora tutti in quella tomba. Hai fatto la cosa giusta, Edward, riconoscilo.”
Dato che non mi rispondeva, il corpo rigido, le mani strette a pugno, mi infuriai: “Guarda, ho abbassato lo scudo. Adesso leggimi la mente e poi dimmi se vedi qualcosa di diverso da quello che ti sto dicendo.” Riandai con la memoria alle prime ore dopo la sua partenza, al mio non-sogno, alla confusione che avevo provato, fino alla sua visita come messaggero di Venere e poi al mio viaggio in Italia, decisa a fare quello che mi era stato chiesto. Ciò che era successo nel mondo degli dei lo sapeva anche lui, perché era stato con me nella sua forma felina. In nessun momento mi ero sentita tradita, in nessun momento avevo dubitato del suo amore. Certo ero angosciata, ma per lui, non a causa sua. Speravo solo di salvarlo e di averlo di nuovo con me. A un certo punto avevo rinunciato a quest’ultima speranza, ma lui non mi aveva lasciata sola con la mia scelta.

Lentamente allentò i pugni, mentre il suo corpo si rilassava. Aprì la bocca per parlare, ma io lo prevenni: “Edward, se provi a dire ‘mi dispiace’ ti mordo. Baciami, invece.”
E lui lo fece, stringendomi al petto. Mi sentivo a casa. “Temevo di averti perso per sempre, temevo di non rivederti più …” sussurrò dopo un poco. Oh mio povero amore, aveva dovuto accettare di farsi chiudere come morto in una tomba, con la prospettiva, se si fosse risvegliato, di diventare uno strumento dei Volturi. Anche lo baciai, sugli occhi, sulle guance, la gola, le spalle … mi sentivo leggera finalmente, e giocosa. “Quando eri un leone di montagna eri così felice” gli dissi, “facevi le fusa, mi davi la zampa di velluto, e volevi che ti grattassi la pancia. Mi piacevi molto. E non avevo sete, dall’altra parte della Porta!”
Lui fece una risatina: “Ti piacciono un po’ troppo gli animali, tesoro mio.” “Forse Cogward era così felice,” riflettei ad alta voce, “perché non si era portato tutti i pensieri e le angosce in quella forma, ma solo l’amore. 

“Ho sentito bene, hai detto Cogward?” Stavolta Edward rise a piena gola. Era qui, era con me, e pensieri e angoscia potevano essere lasciati indietro. Sentivo che stava meglio, molto meglio. Mi baciò ancora, mentre io giocavo con i suoi capelli bagnati. Gli appoggiai il viso sul petto: “ti amo tanto” mormorai sulla sua pelle. “Sono completamente tuo,” mi rispose. “Lo so, non ne ho mai dubitato,” conclusi io.
Sciolsi le mani dai suoi capelli e cominciai a adorarlo, almeno le parti di lui che potevo raggiungere, carezzandogli la schiena e il petto, soffermandomi sui duri capezzoli. Li pizzicai lievemente e si indurirono di più, li leccai e lo sentii gemere. Sott’acqua, qualcos’altro si era indurito e il desiderio mi travolse, irresistibile. Immersi le mani nell’acqua e trovai l’elastico dei suoi short. “ Sei decisamente troppo vestito, amore,” dissi, “posso …?”
“Solo se io posso fare lo stesso,” mi disse, mentre un brivido lo scuoteva. Era il mio Eros, non più di marmo, la sua carne calda contro la mia. 

Ci strappammo di dosso la biancheria, pronti a divorarci. Non avevamo tempo per nulla che non fosse essenziale. Mi sollevò, prendendomi per i fianchi con le sue mani forti e poi mi riabbassò su di sé. Finalmente, finalmente era lì dove doveva essere. Prese il suo piacere con forza e abbastanza in fretta, ma non mi importava, se era questo quello di cui aveva bisogno, per liberarsi del senso di colpa che lo aveva paralizzato. Dopo un po’, mi sorrise: “Mi dispiace, sono stato un po’ egoista. Ve bene, diciamo che questa era la vasca rapida, ora dobbiamo trovare quella lenta.” Scivolò di schiena nel bacino sottostante, portandomi con se e schizzando acqua dappertutto. Effettivamente questa si dimostrò degna di essere chiamata vasca lenta. Poi provammo molte altre vasche, battezzandole con nomi sempre più maliziosi e ben meritati, mentre la notte trascorreva.
Ora fluttuavamo nella parte bassa della cascata, pigramente allacciati, godendoci il calore dell’acqua. “Bella,” disse, “quando mi hai fatto tacere, prima, non stavo per dire ‘mi dispiace’.”
“No?” chiesi io, scettica.
“No,” rispose, mettendomi in piedi, con l’acqua che mi arrivava alle spalle, che cinse con le sue braccia. “Stavo per dire che mi ispiri quasi timore” 

“Ma dai, cosa dici?” Cercai di zittirlo.
“No, lasciami parlare,” insistette, “sei brillante, piena di risorse e non hai paura di nulla. Ci hai salvati tutti, e non è stata la prima volta. E cosa ho visto nella tua mente? Solo la tua preoccupazione per me. E’ vero, mi sono crogiolato nei sensi di colpa, e non avrei potuto fare nulla di più stupido. Era un altro modo di darmi importanza, di mettermi al primo posto. Io già sapevo quanto sei forte e come sai amare e avrei dovuto essere abbastanza umile da riconoscerlo ed accettarlo. E d’ora innanzi sarà così. Posso solo ripeterti, ma questo lo sai, che sono completamente tuo, per sempre.”
“Per sempre”, ripetei sorridendo, mentre lui mi baciava ancora.

Il cielo schiariva, la luna era andata via. Dalla strada principale venne il rumore di un’auto che passava. Era ora di lasciare questo luogo incantevole, che ora avevamo fatto nostro. Le acque termali erano risanatrici, si diceva, ed era stato così, anche se non avevano agito sui nostri corpi immortali, ma sul nostro spirito.
Ci rivestimmo, facendo a meno della biancheria distrutta e ci incamminammo verso l’albergo, la nostra famiglia e il nostro futuro.
Edward si mise a ridere:”sai una cosa, amore? Dobbiamo fare una doccia e cambiarci. Meno male che Alice ha comprato dei vestiti, perché davvero puzziamo di zolfo. Se no, gli altri penseranno che abbiamo passato la notte all’inferno.
“In paradiso, piuttosto,” lo contraddissi.




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