Amore e Psichec 12
Capitolo 12 –
L’ordine ristabilito
Roma, Piazza
Vittorio Emanuele
Rinvenni e mi trovai a guardare la brutta
faccia di un ubriacone, che puzzava terribilmente, di alcol e altro ancora. Era
chino su di me e mi aveva messo una mano sulla spalla, non so con quali
intenzioni. Non avevo tempo da perdere. Era mattina e il cielo era ancora
coperto, per fortuna. Come mi avevano avvertito, il giardino si stava per
ripopolare di personaggi poco gradevoli. Per levarmelo di torno decisi di
mostrargli per un attimo la mia vera natura: lo respinsi e mi alzai in piedi
scoprendo i denti con un ringhio. L’effetto era garantito e lui scappò via con
la coda tra le gambe. Io mi diressi alla cancellata e la scavalcai d’un balzo.
Non ero affatto preoccupata di aver messo a rischio il segreto: L’uomo era
ubriaco, e poi non credo che sarebbe andato a denunciare quello che aveva
visto.
Era mattina e il cielo era ancora coperto,
per fortuna. Mi domandai quanto tempo avevo trascorso nel mondo degli dei e se
per caso, come per Rip van Vinkle, un secolo fosse passato senza che me ne
accorgessi. Un pensiero morboso, che si dissolse presto: i giornali di
un’edicola che aveva appena aperto mi dissero che era soltanto il giorno dopo.
Raggiunsi il mio albergo, feci velocemente i bagagli e pagai il conto. Non mi
permettevo di dubitare. La porta doveva
essersi chiusa, richiamando Ecate al suo interno e il suo potere quaggiù doveva essere cessato. Se non era così,
che altro fare? Ma no, ora certamente si stavano svegliando, Edward si stava
svegliando e tutti insieme erano in grado di uscire dal sepolcro. Il mio
compito era di andar loro incontro,
trovarli, o farmi trovare.
Sapevo che erano da qualche parte in
Toscana e che, in antico, i principali insediamenti etruschi erano lungo la
costa, se non proprio sul mare. Avrei cominciato da lì. Raggiunsi un
autonoleggio nei pressi della stazione e affittai un pulmino a otto posti.
Dopo aver studiato la carta mi diressi
verso l’autostrada di Civitavecchia, per poi prendere la Via Aurelia. Mentre
guidavo, mi resi conto che la gola mi bruciava. Non avevo avvertito la sete nel
mondo degli dei, ma ora la smania mi aveva ripreso, più forte che mai. Dovevo
cacciare, ma non sapevo bene dove andare, in questo paese sovrappopolato.
Ricorrere a qualche animale domestico non mi attraeva, ed era anche una scelta
poco sicura. Un’indicazione al termine dell’autostrada indicava i monti della
Tolfa e mi diressi da quella parte. Mentre salivo notai una stradina sterrata e
la imboccai. Quando mi trovai vicino ai boschi lasciai l’auto e corsi sotto gli
alberi. Dopo circa un’ora ero di ritorno, soddisfatta di me. Avevo trovato dei cinghiali,
un preda nuova, e molto gustosa, essendo animali onnivori e non erbivori.
Mi squillò il cellulare, mostrando un
numero italiano sconosciuto.
Non era Edward, ma, almeno, era Carlisle.
“Bella, dove sei?”
“Sono vicino a Civitavecchia e alla Via Aurelia,”
riposi. “ State bene, siete liberi? Ho chiuso la Porta. Dove siete, dov’è
Edward?”
“E’ con noi, va tutto bene, non
preoccuparti. Ma sto usando un telefono pubblico e devo fare in fretta. Stiamo
offrendo ai clienti di un bar l’intrattenimento di questa settimana: quando
siamo tutti insieme siamo un po’… particolari. E meno male che piove! Dovremmo
andarcene in fretta, siamo da qualche parte vicino a Sovana. Ma il pulmino che
avevamo affittato è rimasto a Volterra. Non abbiamo altro che i nostri portafogli,
i passaporti e i cellulari scarichi.”
Io guardavo freneticamente la carta
stradale, domandandomi perché non era stato Edward a chiamarmi e cercando di
ignorare l’angoscia che questo mi provocava.
“Senti Bella,” continuò Carlisle, “Alice ha
previsto il nostro luogo d’incontro: si chiama Saturnia. Ci sono delle terme e
ci sarà sicuramente un albergo. Vai e prenota, mentre noi arriviamo.”
“Sovana e Saturnia non sono distanti,”
osservai guardando la carta, “ma nessuna strada le unisce direttamente. Se
traversate il monte che sta nel mezzo, potrete correre e non dovreste essere
notati.”
“Alice ci ha visto tutti insieme vicino ad
una cascata. Troviamoci là” concluse
Carlisle.
Guidai più in fretta che potevo senza
tirarmi dietro la polizia stradale. Dopo Montalto presi una strada secondaria e
finalmente arrivai a Saturnia. Trovai l’Hotel delle Terme e prenotai quattro
stanze, poi andai a cercare la cascata.
Erano già arrivati. Rivedere Edward mi
diede un colpo nel petto, quasi il mio cuore volesse mettersi a battere di
nuovo. Parcheggiai nello spiazzo di fronte a un ristorante, che era l’unico
edificio, e corsi verso di loro.
“Bella, ci sei riuscita, ce l’hai fatta!”
gridò Alice venendomi incontro. Ci abbracciammo a turno, parlando tutti
insieme. Ma lui non parlava, e non mi abbracciava. Lo feci io e lo sentii
tremare. Mi strinse leggermente tra le braccia, senza dir nulla. C’era un
problema serio, evidentemente, e mi accorsi che anche Carlisle lo aveva notato.
Ci chiese però di stare zitti e si fece prestare il mio cellulare. Doveva
telefonare a Volterra.
“Aro, sono Carlisle,” disse con gelida
cortesia non appena lo ebbe in linea, “dato che ti sto chiamando, avrai
certamente compreso che sono libero, insieme alla mia famiglia. Sarai contento
di sapere che Ecate è tornata nel suo universo e che la Porta è stata chiusa.
Non per merito tuo, però. E’ stata mia figlia Bella a farlo. Ora, vorrei che tu
ricordassi esattamente la parole di Edward. Lui ti ha promesso che, se tu fossi
riuscito a chiudere l’ingresso tra i due mondi, rimandare indietro Ecate e
liberarci, sarebbe entrato a far parte della tua congrega insieme ad Alice. Ma
questo non è quel che è successo, vorrai ben riconoscere. Al contrario, tu ci
hai consegnato alla dea oscura, condannandoci per l’eternità ad un sonno simile
alla morte. Quindi, i miei figli non ti devono nulla …. Sì, d’accordo, possiamo
considerare la questione chiusa. Si, torneremo subito negli Stati Uniti. Va
bene, allora, addio fino al giorno in cui ci rivedremo.”
Chiuse la chiamata e mi restituì il
cellulare. “Speriamo mai più, ma non ci scommetterei. Tuttavia penso che siamo
al sicuro, per il momento. Aro mi è sembrato contento e frustrato allo stesso
tempo, ma il sollievo era l’emozione più percepibile. E poi lui sa bene che lo
scudo[1]
di Bella è in grado di proteggerci tutti, ora che non c‘è più Ecate a colpirci
col suo potere invincibile.”
Non mi ero neanche voltata ad ammirare la
cascata dietro di noi. Guardavo Edward, che però sfuggiva al mio sguardo. Per
di più, stavamo attirando l’attenzione. Alcune persone erano uscite dal
ristorante e ci osservavano con curiosità. Tutti insieme eravamo davvero
differenti. Troppo pallidi, troppo belli, troppo alti per l’Italia, eccezion
fatta per me ed Alice, e chiaramente stranieri.
“Andiamo in albergo, dobbiamo prenotare il
viaggio di ritorno.” Proposi, notando in quel momento che avevano alcune borse
con loro. Incredibile Alice, aveva trovato modo di far compere. Lei si accorse
che la guardavo stupefatta e disse “Beh, la tomba dei parenti di Aro non aveva
un buon odore e non potevamo mica andare in un albergo a quattro stelle senza
bagaglio e con gli abiti che puzzano di muffa. E certamente non vogliamo esser
presi per vagabondi! C’era un outlet vicino a Sovana e ho comprato quel che ho
trovato. Roba di cattiva qualità, comunque; appena torniamo buttiamo via
tutto.”
Salimmo sul pulmino e guidai fino
all’albergo.
Roma, il Palazzo Salvi Donati
On. Valerio Donati
Mi sono svegliato molto tardi questa
mattina, sentendomi incredibilmente leggero. Se ne era andata, la creatura
infernale che si era impadronita di me non c’era più! Ho trascorso gli ultimi
giorni nel terrore, perché, malgrado avessi fatto ciò che mi aveva ordinato,
era ancora nella mia testa, a rimuginare. La mia richiesta, però, era stata
soddisfatta e Mario Baroni era crepato, finalmente. Commemorazione solenne al
Senato, file di persone intorno al feretro, funerali di stato, tutto il circo
mediatico che ci si poteva aspettare. Lei mi aveva concesso di partecipare alle
esequie, ma niente altro. Evidentemente stava decidendo cosa altro fare e come
usarmi ancora.
Ma ora basta. La maledetta puttana è andata
via e posso finalmente pensare al mio futuro. Un futuro molto più roseo di
quando … quando? Beh, mica tanti giorni fa, anche se sembra passato un secolo
dalla notte in cui ero in questa stanza, ubriaco fradicio, cercando di fare un
inventario. La statua di merda è ancora qui, ma quella non la vendo. La farò a
pezzi e la butterò nel Tevere. Chissà quanti orrendi segreti nasconde il suo
letto fangoso. E poi, probabilmente non dovrò vendere nulla; ora che ho di
nuovo delle prospettive politiche magari le banche saranno comprensive …
Penso distrattamente ai bei mostri che ho
aiutato a seppellire in una tomba etrusca. Ricordo il potere che fluiva dal mio
braccio mentre li stordivo. Si saranno risvegliati, ora che Ecate non c’è più?
Con la loro forza disumana saranno stati in grado di spostare la pietra e
scappare? Saranno ancora in Italia o se ne saranno tornati al paese loro? In
fondo me lo auguro, ma non è che me ne freghi molto.
Passano varie ore mentre me ne sto seduto a
ricordare. Bah, avrò pure diritto a una specie di convalescenza, no? Va bene,
ormai è sera e non posso far niente, ma domani … Chiamo il mio assistente e gli
do un appuntamento alla Camera sul presto. Ho del lavoro per lui, mi deve
organizzare qualche intervista. Al funerale di Baroni mi aveva chiesto che
programmi avevo, ma non ero stato in grado di rispondergli.
Cazzo, ho una fame da lupo e nel
frigorifero non c’è niente. Non mi va di uscire, magari ordino qualcosa per
telefono, avevo un volantino da qualche parte … eccolo: Cinese, perché no?
Suonano alla porta. Bene, rapidissimi. Apro
e le gambe mi si fanno molli. Ci sono due vampiri sulla soglia. Fiammetta e
quello grosso, Felix.
Le parla con la sua voce musicale:“Aro ti
manda i suoi saluti e le sue scuse. Vedi, abbiamo una regola. Nessun essere
umano può sapere che esistiamo e continuare a vivere. Gli dispiace molto, ma
non sono ammesse eccezioni. Così, ti ha regalato a me.”
Cerco di richiudere, ma lei mi afferra
senza difficoltà e ora mi sta portando in camera mia. “Non preoccuparti,”
sussurra, baciandomi il collo, “cercherò di rendertelo il più piacevole
possibile …”
[1] Diventando immortale Bella ha sviluppato un talento
latente. E’ in grado di innalzare uno scudo protettivo, che annulla i poteri
mentali di altri vampiri. Può utilizzare lo scudo anche per difendere chi è
vicino a lei.

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