Amore e Psiche 4
Capitolo
4 - Roma 1686/ Roma 201…
Roma 1686,
conclusione
Carlisle
Il nostro viaggio verso nord fu rapido e
senza avventure. Arrivato a Bologna, mi separai da Righetto e Nina, indicando
loro come raggiungere Venezia, evitando confini sorvegliati. Non ho più avuto
loro notizie e posso solo sperare che siano arrivati felicemente a
destinazione.
A Bologna trovai finalmente il Dottor
Malpighi ed ebbi con lui numerose e interessanti conversazioni. Il mio
soggiorno in una città soprannominata la
dotta fu molto utile alle mie ricerche, ed anche rilassante, perché potevo
arrivare rapidamente alle falde degli Appennini, dove la fauna selvatica era
abbondante e la presenza umana scarsa.
Bologna, città dello Stato Pontificio, era
facilmente raggiunta dai pettegolezzi della capitale. Venni così a conoscenza
della caduta del Cardinale Salvi Donati. Misteriosamente reso invalido, fu
mandato a recuperare la salute in un monastero abruzzese e non gli fu più consentito
di tornare a Roma. Restai in corrispondenza con Malpighi per un certo tempo
dopo la mia partenza dall’Italia, e venni poi a sapere che Sua Eminenza era
morto in esilio, senza neanche partecipare al Conclave che, dopo la scomparsa
di Innocenzo XI, elesse col nome di Innocenzo XII il Cardinale Pignatelli,
ovvero il protettore di Malpighi, che lo seguì a Roma.
All’inizio del XX secolo lasciai l’Europa
per il Nord America, continuando a studiare e a seguire i progressi della
medicina. Mi specializzai in chirurgia, un professione un tempo disprezzata,
che non faceva parte della scienza medica e non si insegnava nelle università.
Ma tutto stava cambiando e anche la mia esistenza stava cambiando,
completamente. Non ero più solo, anzi, nel primo ‘900 comincia a crearmi una
congrega, che però preferivo definire famiglia. Ne vennero a far parte la mia
adorata moglie Esme e cinque “figli”. Tutti, tranne due, erano stati cambiati
da me perché erano in punto di morte, mentre gli altri si erano uniti a noi per
libera decisione. La mia famiglia si asteneva dal sangue umano, e ciò ci
permetteva di interagire positivamente con gli esseri viventi. Inoltre, i
legami di affetto che ci univano erano praticamente unici nel mondo dei
vampiri.
Nei primi anni del nuovo millennio mio
figlio Edward si innamorò di Bella, una meravigliosa ragazza umana che lo ha
ricambiato ed è stata la sua salvezza. Prima, per decenni, lui era stato
tragicamente solo, detestando se stesso e la propria natura. Non fu facile:
dovettero superare molti ostacoli e molti pericoli per poter stare insieme per
sempre. Finalmente Bella, prima di unirsi ad Edward nell’immortalità, riuscì,
con grande rischio a dargli una figlia, una bella bambina ibrida. Una cosa,
questa, che non immaginavo potesse mai avvenire.
Contemplando la mia famiglia, felice ed
equilibrata malgrado i terribili istinti della nostra specie, mi sentivo
davvero benedetto. Avevo scommesso che il vampirismo non dovesse
necessariamente essere sinonimo di dannazione, e avevo vinto.
Ritornai su quanto
era successo a Roma solo una volta, quando raccontai la storia alla mia
famiglia, nelle settimane precedenti il matrimonio di Bella ed Edward. Allora
vivevamo a Forks, nello Stato di Washington. Pioveva a dirotto quella sera,
malgrado fosse già estate, e stavamo discutendo accademicamente sui miti e su
come noi stessi fossimo creature mitiche e tuttavia completamente reali. In
questo contesto, mi sentii spinto a rivelare di aver avuto un incontro con un
altro mondo mitico, uno con cui speravo di non aver a che fare mai più.
Roma anno 200...
On. Valerio Donati[1]
Figlio di puttana, figlio di puttana,
figlio di puttana … sono sempre più
ubriaco dell’ottima grappa che mi ha regalato quello strano tizio di Volterra.
Ho fatto la cazzata del secolo e ora Mario
Baroni, il grande leader del mio partito, ha deciso di fottermi, che Dio lo
fulmini. Volevo essere eletto Segretario Generale al suo posto, ma mi sono
mosso prematuramente, cosi ho perso lo scontro in Assemblea, subito prima delle
elezioni. Certo, sono stato eletto alla Camera, era troppo tardi per cambiare
la lista dei candidati, ma la notizia di oggi è che non avrò un Ministero, non
avrò una carica nel partito e quasi certamente non sarò ricandidato. Oggi la
Direzione ha sanzionato il mio stato di paria. Sono finito. E coi creditori
alla porta, a causa delle spese per la campagna elettorale.
Beh, non c’e’ niente da fare, dovrò trovare
i soldi. Di sicuro la mia caduta in disgrazia non renderà le banche più
pazienti. Il Palazzo Salvi Donati, che la mia famiglia possiede da oltre 400
anni, dovrà essere venduto. Da me, l’ultimo erede della casata. Comunque, è
diventato troppo costoso da mantenere, anche se vari piani sono da tempo
affittati come uffici. Però il piano nobile, quello dove risiedeva il mio più
famoso antenato, è la mia dimora e ci abito, mentre quell’avida puttana da cui
sto per divorziare vive nella nostra villa sull’Appia antica. Qui è molto più
comodo per me, posso andare a piedi a Montecitorio.
Sarebbe meglio però che, prima di metterlo
in vendita, ricavassi un profitto dalle molte opere d’arte che contiene. Per
cui sono qua, sempre più sbronzo, a fare l’inventario.
Quale sarà il modo più conveniente di
venderle? Un’asta di Christie? oppure in pezzi singoli, tramite gli antiquari
di Via del Babuino? O una vendita privata? Mentre mando giù altra grappa, penso
a chi me l’ha regalata e a come l’ho conosciuto. Tra l’altro, potrebbe essere
interessato a comprare.
Quando sono stato eletto cinque anni fa,
ero candidato in Sicilia e così ho dovuto cercare un compromesso. Amici di
amici hanno organizzato un incontro riservato tra me e Salvatore Lo Cascio, una
persona che in altre circostanze avrei preferito non conoscere. Raggiungemmo un
accordo. Non mi è stato chiesto nulla di specifico, ma era evidente che avrei
dovuto mostrare la mia gratitudine in modo concreto, prima o poi. Sono stato
eletto con ampia maggioranza e ho anche guadagnato un’importante carica nel
partito. Dopo un paio d’anni mi è stato chiesto un favore, e di sicuro non
sarebbe stata l’ultima volta.
Un altro amico di Lo Cascio aveva a sua
volta bisogno di un favore, e cioè che il sindaco di Volterra fosse
ricandidato, invece di essere sostituito da un promettente giovane che il mio
partito favoriva e che sarebbe stato certamente eletto, visto che nella zona i
sondaggi ci davano vincenti.
Così andai ad incontrare questo Aro
Volturi. Evidentemente aveva in tasca il vecchio sindaco, come gli altri suoi
predecessori, e non voleva nessun nuovo arrivato a guastargli la festa. Dato
che l’idealismo non ha radici profonde nel mio partito, e io avevo all’epoca un
discreto potere, fui in grado di aggiustare le cose secondo i suoi desideri. Il
vecchio sindaco fu candidato di nuovo e fu eletto per altri cinque anni senza
problemi. Aro Volturi mi scrisse a mano una cortese lettera di ringraziamento,
che non diceva nulla, accompagnandola con una bella cassa di grappa pregiata.
Un gesto generoso, e non necessario, visto che stavo ripagando il mio debito
con Lo Cascio.
Il Volturi doveva esser stato bello da
giovane, ma non avrei saputo dargli un’età. Era molto strano, con una pelle
pallida, come farinosa ed occhi velati. Vestiva in modo antiquato e era
costantemente affiancato da due persone, un uomo e una donna, che lo accompagnavano passo passo. Anche loro
erano pallidi, forse perché non uscivano mai da quella specie di
palazzo-fortezza in cui vivevano. In ogni modo, le stanze che ho potuto vedere
erano piene di oggetti d’antiquariato.
Continuo a fare l’inventario, fotografando
ogni pezzo, poi trasferisco la foto sul computer e aggiungo una breve
descrizione. Sono però così ubriaco, a questo punto, che comincio a fare
sbagli. Più bevo e più mi incazzo con quello stronzo di Baroni. Ecco, se
crepasse, e Dio sa che è vecchio abbastanza, la situazione cambierebbe
totalmente. Non molti sarebbero più adatti di me a diventare leader ….
Mi accorgo che sto fissando da un bel po’
una copia della Pietà di Michelangelo in un angolo buio. Non è una buona copia
ed è stucco, non marmo. Merda, la bottiglia è quasi vuota. Ingollo l’ultima
sorsata e poi la tiro sulla brutta Pietà, E vetro pesante e lo stucco
s’incrina. Che coglione, la potevo vendere comunque, era antica. Mi avvicino
traballando per constatare i danni e, attraverso la fessura che si è creata,
vedo che c’è qualcosa all’interno. Allargo il buco e trovo un idolo di marmo,
con un libretto coperto di pelle nera ai suoi piedi. Oh bene, che scoperta! Di
sicuro questa statua vale molto di più.
Il libretto è scritto in latino. Ora, tra
me e il latino c’è sempre stato qualcosa di speciale. Mi veniva facile. Potevo
tradurre qualsiasi cosa e persino parlarlo, se volevo. Al liceo mi divertivo a
sorprendere i miei compagni con le frasi più oscene di Ovidio e di Marziale,
quelle che non erano nei libri di testo, ma che ero andato a comprarmi per
divertimento. La sorpresa della scoperta mi schiarisce un po’ le idee. La
statua sembra molto antica, forse il libretto ha delle informazioni su di lei.
Mi accomodo sul divano e comincio a
leggere. Nessuna informazione antiquaria, però. E’ una preghiera, una preghiera
blasfema da recitare in onore della dea Ecate, l’oscura, per evocarla e
chiederle favori.
Mi viene da ridere.
E’ tutto così assurdo che sento il bisogno di bere ancora, e così stappo
l’ultima bottiglia di grappa. Ma pensa, se fosse vero potrei chiedere la
dipartita di Baroni, e ottenerla. E non sarei più nella merda.. Sono di nuovo
molto ubriaco, risa e lacrime si mischiamo mentre vado di fronte alla statua e
comincio a leggere le parole del libretto ...
[1] Il parlamentare
italiano e le circostanze politiche in cui si trova non hanno nulla a che
vedere con la realtà. La politica italiana può anche essere peggio di così, ma
quanto ho scritto è solo frutto della mia immaginazione.

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