Attimo fuggente 1
L’attimo fuggente, una fanfiction di Twilight di Laura Radiconcini
Capitolo 1 - Prologo
Silenzio. Angoscioso silenzio.
Sott’acqua il tempo non passa, non c’è né prima né dopo. Non c’è nulla, tranne
i miei pensieri.
Perché, perché non posso affogare? E’ troppo, è troppo, ne ho
abbastanza! Voglio morire … voglio morire ... voglio morire … voglio …
Dannata
memoria, la perfetta memoria dei vampiri, Non avrò mai pace, mai.
I bambini, sempre loro. Bellissimi e abominevoli. Era
necessario distruggerli, certo. Ma prima occorreva scovarli ed io, Antonio Volturi, il prezioso telepata
della congrega.
avevo l’incarico di farlo. Nel raggio di qualche miglio non c’era pensiero che
mi sfuggisse, se prestavo attenzione, e questo mi rendeva facile trovare quel
che stavamo cercando. Per uccidere, i Volturi avevano boia migliori di me,
quindi distruggere i bambini immortali non era il mio compito. Dovevo
assistere, però, ed entrare in gioco se incontravamo resistenza e c’era da
combattere. La disperazione che leggevo nelle menti dei colpevoli era
terribile, devastante. Le ‘madri’ addirittura cessavano di ribellarsi, una
volta che il loro piccolo era stato dato alle fiamme. Sì, le creatrici dei
piccoli vampiri erano sempre femmine, che non accettavano di essere sterili per
l’eternità, che volevano, in qualche modo, essere madri.
Dopo, tornato a Volterra, cercavo
di annegare l’orrore nel sesso. Le occasioni non mi mancavano, ma dimenticare
davvero era impossibile e quegli accoppiamenti puramente fisici mi lasciavano
sempre insoddisfatto. Ormai avevo lasciato perdere quasi del tutto.
Col tempo, la scoperta di bambini
immortali divenne sempre più rara, ma questo non servì ad alleviare la mia
infame esistenza. Ora venivo utilizzato per interrogare vampiri che avevano
commesso qualche grave infrazione. Mentirmi era impossibile e, una volta
disvelato il crimine, la punizione comportava quasi sempre l’esecuzione del
colpevole. A meno che costui, o costei, non avesse qualche talento speciale. In
tal caso il vampiro poteva essere perdonato, purché si mettesse al servizio dei
Volturi. Ormai mi appariva sempre più evidente che l’obiettivo delle spedizioni
punitive non era affatto la giustizia, ma l’acquisizione di immortali di
talento per la Guardia.
E io ne avevo abbastanza. La
missione in America, nello Stato di Washington, era stata la goccia che aveva
fatto traboccare il vaso, perché la congrega che eravamo venuti a distruggere
non se lo meritava. Il ricordo dei loro occhi dorati mi perseguitava ancora.
Almeno, potevo rallegrarmi di non aver tradito il segreto scovato nei recessi
della mente di una vampira piccola e graziosa. Lei aveva cercato disperatamente
di schermarsi, ma non c’era riuscita. Pochi istanti dopo – quando tutti i membri
della sua congrega tranne lei erano caduti – ero scappato, veloce come non mai.
Punire non era il mio compito e nessuno mi stava facendo attenzione; così ero
potuto sfuggire ai miei compagni mentre anche lei fuggiva. Ora, nel profondo di
un laghetto canadese senza nome, dovevo pensare a come raggiungere il mio
obiettivo.
I Volturi non mi avrebbero mai eliminato,
purtroppo. Se le mie azioni li avessero fatti infuriare sarei stato punito,
magari mi avrebbero staccato gambe e braccia ma, impotente, mi avrebbero tenuto
in vita. Gli ero troppo utile! C’era un modo per incenerirmi da solo? Se avessi
preparato un falò e poi mi fossi ferito con le unghie, sì da far scorrere il
veleno, e mi fossi gettato nel fuoco? Certo, poteva funzionare, ma avrei
davvero avuto il coraggio di farlo? La nostra specie gode di un fortissimo
istinto di conservazione[ii],
per cui forse sarebbe stato il mio stesso corpo a ribellarsi, malgrado
desiderassi ardentemente il silenzio della mente e l’oblio.
All’improvviso mi raggiunse un
pensiero, forte, chiaro e vicino.
“No, non funzionerà, non è questa la fine che ti aspetta.”
C’era qualcuno nell’acqua. Mi voltai e vidi un uomo - o
almeno qualcosa che aveva forma umana – sospeso davanti a me. Scuri veli
fluttuanti gli coprivano il volto, ma per il resto era immobile.
Avrei voluto chiedergli chi fosse,
ma non potevo parlare sott’acqua. Tuttavia, il visitatore mi rispose
ugualmente, perché mi bastò pensare “Ma
allora, come farò a morire?” per sentire la sua voce mentale.
“Se provi a fare quello che hai stupidamente pensato di fare fallirai –
anche se ne avessi il coraggio, cosa di cui dubito. Demetri ti sta cercando ed
è molto vicino. L’acqua ti protegge dal suo dono,
ma una volta riemerso ti troverà, e non sarà solo. Verrai catturato.”
“Non è quel che ti ho chiesto,” pensai irosamente, “voglio sapere chi sei e come mi sarà
possibile morire.”
“Sei immortale e quindi non puoi morire. Non facilmente, almeno.” C’era
un velo di ironia nella voce incorporea che mi infestava il cervello. “Casomai, devi convincere qualcuno a
distruggerti. Il suicidio non è cosa naturale per un vampiro.”
“Troverò il modo,” insistetti testardamente. “Un modo ci deve essere.”
“Per morire dovresti prima riconnetterti con la tua mortalità. Ovvero,
recuperare almeno in parte i sentimenti umani che hai perduto. Quando lo avrai
fatto, chiamami.”
“E allora ti prenderai la mia anima?” Anche io potevo prenderlo in
giro.
“Oh, eccellente! Allora sei convinto di avere un’anima.” L’ironia
era inequivocabile. Ovviamente sapeva che non credevo di avere più l’anima, se
mai ne avevo avuta una.
Prima che potessi ribattergli, la
voce aggiunse: “No, grazie, non sono Mefistofele! Ottimo riferimento
letterario, però. No, io sono colui che ogni essere umano dovrà incontrare,
prima o poi.
“La Morte.”
Sembrava un
sogno, ma i vampiri non dormono e non sognano, per cui doveva essere vero,
anche se incredibile. E poi, non l’avevo forse invocata, pochi istanti prima?
“Esatto, per questo sono venuta. Piacere di conoscerti, Edward Antony
Mason.”
Sentire un nome a cui non avevo
pensato per almeno due secoli , il nome di un giovane scozzese, presunta
vittima degli sgomberi forzati[v],
eliminò ogni mio dubbio residuo.
“Ma ora non posso morire, vero? Ti prego, dimmi che dovrei fare.”
“Devi scoprirlo da solo. Mah, vediamo … Sì, il Faust è una bella fonte
di ispirazione. Dunque, essere umano significa celebrare la vita, riconoscerne
la perfetta imperfezione, capire che il tempo concesso ai mortali fugge veloce
e tuttavia offre attimi preziosi … Eccoti la mia sfida, vampiro: quando
riconoscerai la perfezione umana di quell’istante, quando sarai capace di dire all’attimo fuggente: “fermati, sei bello”,
allora sarai pronto e ci incontreremo di nuovo.”
Era mai possibile che la Morte
delirasse? Quello che mi stava dicendo non aveva senso. Ciò che sapevo degli umani
non era molto, ma avevo sempre giudicato la loro natura brutta, imperfetta ed
avida. Dopotutto, i vampiri erano esseri umani potenziati, e in loro non c’era
niente di bello.
Malgrado la mia incredulità, la
Morte aveva ancora qualcosa da aggiungere.
“Per compiere l’impresa devi essere libero, però. Libero dai Volturi,
prima di tutto. Sì, ti farò questo …”
Sentii una violenta fitta al
capo, sorprendente per me, disabituato al dolore fisico da tanto tempo.
”Ecco qui, la tua mappa cerebrale è cambiata. Poco, ma quanto basta a
far sì che Demetri non ti possa più rintracciare. Per quanto riguarda Chelsea,
la sua presa su di te era comunque debolissima, altrimenti non saresti qui. I
tuoi compagni si domanderanno dove tu sia finito, visto che sarai sparito dal
radar di Demetri. Rimarrà un mistero e - non trovando altra spiegazione -
probabilmente penseranno che tu sia morto. Ora aspetta un giorno prima di
uscire dal lago e poi va.
Addio per ora, fino a quando non ci incontreremo di nuovo.”
E fui di nuovo solo nell'acqua.
NOTE
[i]
Secondo la mitologia di Twilight non c’è peggior crimine che la creazione di un
fanciullo immortale. Poiché non possono crescere, queste creature non sono in
grado di imparare le regole di segretezza che governano la vita dei vampiri.
[ii] In effetti sarebbe tecnicamente
possibile per un vampiro suicidarsi nel modo descritto. Ma è difficile che
avvenga. L’istinto di conservazione dei vampiri è fortissimo, come osservato da
Edward. Questo argomento verrà ripreso nel corso della storia.
[iii]
Nel 19° secolo, l’economia
della Scozia mosse passi decisivi verso la prima Rivoluzione Industriale.
Mentre i commercianti e le manifatture si arricchivano con il tabacco,
l’industria tessile e gli scambi con l’America, il mondo contadino viveva uno
dei periodi più oscuri della sua storia: le Clearances (ovvero: “gli
“sgomberi”). Soffocata la rivolta Giacobita, le terre dei capi clan ribelli
erano state cedute dalla corona inglese a nuovi proprietari. Preoccupati di
farle rendere, questi ultimi avevano aumentato indiscriminatamente i canoni di
affitto, e avviato su larga scala l’allevamento di greggi per la produzione di
lana. Il tutto aveva determinato la fine della vita contadina tradizionale.
Fino al 1860, le terre degli Highlander vennero espropriate, le case bruciate e
il bestiame ucciso. Ogni tentativo di ribellione venne violentemente represso e
migliaia di abitanti, per non morire di fame, dovettero emigrare in America o
in Australia. La stessa Chiesa scozzese si divise, con una parte del clero che
sosteneva le ragioni dei proprietari terrieri.

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